Superbasket N°9 Anno XVIII 28/02-06/03 1995

E’ un numero dedicato alle preview delle finali di Coppa Italia che verranno assegnate a Bologna. In cover c’è l’immagine del trofeo e le foto dei protagonisti più attesi (Dean Garrett, Petar Naumoski, Dejan Bodiroga e Steve Burtt).

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Non tutti sanno che… Episodio 5

  • Sapete chi detiene il record per la striscia più lunga di partite giocate senza aver segnato nemmeno un punto? Il detentore di questo record è Charles Jones, ala-centro, che vestendo la maglia degli Houston Rockets nella stagione 95-96, dal 30 novembre all’1 febbraio produsse 17 partite consecutive senza segnare un singolo punto. All’epoca aveva 38 anni ed era nella lega da quasi 15 anni. In quella stagione chiuse con 0,3 punti di media in 46 partite giocate. Chiuse la carriera due anni più tardi, a 2,5 punti di media in quasi 20 minuti a gara nelle 726 partite disputate da professionista in NBA. Jason Collins (stagione 09/10 in maglia Hawks) e Tony Snell (stagione 14/15 in maglia Bulls), rispettivamente a 15 e 14 partite consecutive senza segnare un punto, lo seguono in classifica.
  • Il record All-Time di partite disputate senza segnare un singolo punto appartiene allo stesso Charles Jones e a DeSagana Diop con 259. Mentre Jones è riuscito a collezionare 259 “uova” in 726 partite nella NBA, Diop ha fatto pure “meglio” senza andare a referto per 259 volte nelle sue 601 partite disputate in 12 stagioni tra Cavs, Mavericks, Nets e Bobcats. Al terzo posto un altro ex-equo per Jud Buechler e Greg Kite, fermi a 256.
  • Sono 4 i giocatori nella storia ad aver chiuso una partita con almeno 50 punti e almeno 10 assist nella solita prestazione. Michael Jordan fu il primo a farlo, il 23 dicembre del 1992 a Chicago contro i Bullets segnando 57 punti, frutto di un 22/37 dal campo e distribuendo 10 assist nella vittoria 107 a 98 dei Bulls. Il 13 febbraio del 2001 ci è riuscito Stephon Marbury, con 50 punti e 12 assist, nella sconfitta 113-110 dei suoi Nets contro i Lakers, giocando 51 dei 53 minuti disponibili. Con 55 punti e 10 assist fu la volta di Tony Parker il 5 novembre del 2008 nella vittoria degli Spurs a casa dei TWolves per 129-125, dopo 53 minuti di gioco. Il giocatore più recente a raggiungere 50 punti e 10 assist in una partita è stato LeBron James il 5 marzo del 2008 al Madison Square Garden in cui portò i suoi Cavs al successo 119-105 contro i Knicks. James è anche il più giovane giocatore della storia ad aver raggiunto tale traguardo, a 23 anni.
  • Lo sapete che ben 11 squadre tra le 30 attuali non hanno mai vinto un titolo NBA, 9 non hanno mai vinto la propria Conference e solamente 2 squadre non hanno mai vinto la propria Division? Gli Charlotte Hornets e i Memphis Grizzlies, giunti rispettivamente al loro 26° e 21° hanno nella lega non mai appeso il banner celebrativo del titolo divisionale nella propria storia.
  • Lo sapete che il record di falli in una gara NBA lo fece Cal Bowdler (visto anche in Italia a Siena e Varese) che il 13 novembre 1999, in una partita persa 131 a 95 dei suoi Hawks contro i Blazers commise… 7 falli? In quella partita giocò 15 minuti, realizzò 2 punti e prese 2 rimbalzi. Restò in campo perchè l’addetto al tavolo della partita non notò il raggiunto limite di falli che venne rilevato solo a partita finita, leggendo il boxscore. Altri due giocatori nella storia della lega hanno giocato una partita oltre il raggiunto limite di falli. Sono stati Devean George nel 2010 con la maglia dei Mavericks e Robert Sacre nel 2014 con i Lakers. Per una regola sconosciuta ai più un giocatore che ha raggiunto il limite dei 6 falli può continuare a giocare se la squadra non ha altri sostituti da mettere in campo, venendo punita con un fallo tecnico. Ma sia Sacre che George non riuscirono a entrare nel libro dei record come Bowdler.
  • Nella storia della NBA per solo 7 volte un premio stagionale è stato diviso tra 2 giocatori in ex-equo. Per 4 volte è successo con il premio di MVP dell’All Star Game (Pettit e Baylor nel 1959, Malone e Stockton nel 1993, O’Neal e Duncan nel 2000, O’Neal e Bryant nel 2009) e per 3 volte per il premio di Rookie Of The Year (Petrie e Cowens nel 1971, Kidd e Hill nel 1995, Brand e Francis nel 2000). Ci sarebbe anche il premio di Rookie Of The Year ex-equo tra Scott e Issel nel 1971, e il premio di MVP stagionale diviso da Doctor J e McGinnis nel 1975, ma si trattava della ABA.
  • Il Sixth Man Of The Year con la media punti più alta in una singola stagione è stato Ricky Pierce, che nella stagione 89-90 tenne 23 punti di media in 29 minuti di utilizzo a serata con la maglia Bucks, uscendo dal pino per tutte e 59 le partite giocate. Pierce che qualche anno prima, nella stagione 86-87, quando vinse il suo primo premio di sesto uomo dell’anno, sfiorò nuovamente il muro dei 20 punti a partita uscendo dalla panchina, con 31 partenze in quintetto su 79 partite giocate. Solo un altro giocatore è riuscito a sconfinare il muro dei 20 punti a partita da sesto uomo e fu Eddie Johnson che nella stagione 88-89 segnò 21,5 punti a partita in 70 partite (7 da starter).
  • Viceversa, sono stati solamente 3 i giocatori che nella storia hanno vinto il premo di sesto uomo dell’anno senza andare in doppia cifra: Bill Walton è il recordman con 7.6 punti di media in 19.6 (unico ad aver vinto il premio giocando meno di 20 minuti) in 80 partite (suo personale high in carriera, non aveva mai giocato più di 67 partite in una singola stagione prima di allora) nella stagione 85-86. Gli altri due sono stati Bobby Jones dei Seattle Sonics nella stagione 82-83, che chiuse a 9 di media in 23,6 minuti e il compianto Anthony Mason che nella stagione 94-95, chiuse a 9.9 di media in quasi 33 minuti di gioco.
  • Sono 4 i giocatori che hanno vinto 2 volte il premio di sesto uomo dell’anno nel corso della loro carriera e sono Jamal Crawford, Kevin McHale, Ricky Pierce e Detlef Schrempf. Gli unici ad averlo vinto per 2 anni consecutivi sono stati McHale (83-84 e 84-85) e Schrempf (90-91 e 91-92).

Non tutti sanno che…

Agosto è l’unico mese l’anno in cui si può azzardare a dire che la NBA sia in vacanza. Passato il draft, siglati i colpi di mercato e passate le varie summer league non c’è nulla di cui parlare, se non “frivolezze”.

“Non tutti sanno che…” è questo. Una frivolezza. Una raccolta di curiosità sulla NBA. Qui trovate i primi quattro episodi di questa rubrica.

  • Nella storia delle NBA, da quando vengono ufficialmente conteggiati (1985), in 23 occasioni un giocatore ha tirato almeno 40 volte in una singola partita. Kobe Bryant detiene il record di prestazioni oltre i 40 tiri dal campo, seguito da Jordan con 4, Iverson con 3 e altri 7 giocatori che hanno sconfinato il muro dei 40 tiri una sola volta in carriera.
  • La peggior percentuale dal campo tra i 10 giocatori che hanno superato il muro dei 40 tiri in una singola gara è di Kobe Bryant, che nel novembre del 2002 fece 17/47 dal campo per un 36% al tiro. Kobe che vanta anche il record di punti segnati tirando almeno 40 volte in una gara, con la famosa partita degli 81 punti rifilati ai Raptors.
  • Per ben 13 volte su 23, la squadra del giocatore che ha scavalcato i 40 tiri in una singola partita, ha perso la gara.
  • Michael Jordan detiene il record di tiri complessivi in una singola partita, 49, tirati con il 55% dal campo contro gli Orlando Magic il 16 gennaio 1993, realizzando 64 punti in una sconfitta dei Bulls. Tuttavia nella partita dei 100 punti che Chamberlain segnò ai Knicks portando al successo i suoi Sixers nel lontano 1962, il box score della partita riportò per il futuro Hall of Famers, 36 canestri dal campo con 63 tiri effettuati, che di fatto però non risultano ufficialmente nei registri della lega.
  • Il record per tiri liberi tentati in una singola partita lo ha stabilito Dwight Howard… per due volte. Ne tirò 39 contro i Warriors nel gennaio 2012 vestendo la maglia dei Magic, e la stagione successiva, in maglia Lakers… contro i Magic.
  • Considerando incompleti i registri ufficiali, per 7 volte nella storia un giocatore ha tirato 30 o più tiri liberi in una singola partita e solo cinque giocatori ci sono riusciti. Dwight Howard e Wilt Chamberlain sono gli unici ad esserci riusciti per due volte (anche se non risultano nel conteggio i 35 liberi tirati nella partita dei 100 punti, quindi sono dati da prendere con le molle) e lo stesso Chamberlain detiene in record per la peggior percentuale con un clamoroso 8/30 nel gennaio del 1962 contro i Sonics.
  • Ad eccezione di quella prestazione, tutti coloro che hanno tirato almeno 30 liberi in una singola partita hanno sempre chiuso la gara con almeno il 50% di realizzazione, con il top dell’87% (27/31) di Adrian Dantley in maglia Jazz contro i Nuggets nel novembre del 1983.
  • In 6 occasioni su 7 la squadra del giocatore che ha tirato 30 o più liberi in una singola partita ha vinto l’incontro.
  • Sono 8 le franchigie NBA che hanno completato almeno una trade con ogni altra squadra della lega nel corso della loro storia e sono Dallas, Houston, Milwaukee, New Jersey/Brooklyn, New York, Oklahoma City/Seattle, Philadelphia e Sacramento.
  • Viceversa, sono i New Orleans Pelicans/Charlotte Hornets la franchigia che ha scambiato con meno squadre. Non hanno mai fatto effettuato scambi con Atlanta, Denver, Detroit, San Antonio e… Los Angeles Lakers, che nel 2010 avevano già in mano Chris Paul in cambio di Gasol e Odom ma la trade venne respinta dalla NBA.
  • Il numero più ritirato della storia della lega è il 32, ritirato 9 volte (Kevin McHale, Magic Johnson, Brian Winters, Doctor J, Billy Cunningham, Bill Walton, Sean Elliot, Karl Malone e Fred Brown) seguito dal 33 fermo a quota 8 (Alvin Adams, Ewing, Abul-Jabbar 2 volte, Mouring, David Thompson, Pippen, Bird).
  • Wilt Chamberlain è l’unico giocatore della storia il cui numero di maglia pende da 3 soffitti diversi. La sua maglia numero 13 è stata infatti ritirata dai Sixers (che all’epoca si chiamavano Warriors), dai Warriors (che vennero trasferiti da Phila a San Francisco) e dai Lakers.
  • Sono 7 i giocatori che hanno il proprio numero ritirato da 2 squadre diverse e sono Charles Barkley (Sixers e Suns), Kareem Abdul-Jabbar (Bucks e Lakers), Clyde Drexler (Rockets e Trail Blazers), Earl Monroe (Wizards e Knicks), Julius Erving (Sixers e Nets), Pete Maravich (Pelicans e Jazz) e Michael Jordan (Bulls e… Heat).
  • I casi più particolari sono quelli di Maravich e Jordan. La maglia di “Pistol Pete” penzola dal soffitto dei Jazz con i quali ha giocato però solo 17 partite a Salt Lake City, l’anno in cui vennero rilocati in Utah da New Orleans, in cui invece ha giocato per 5 stagioni. Gli Heat invece ritirarono la maglia di MJ come omaggio al più forte giocatore di ogni tempo nel 2003. Gli unici giocatori ad avere la maglia ritirata in squadre diverse con numeri diversi sono Doctor J, che ai Nets vestiva il 32 mentre ai Sixers il 6, e Earl “The Pearl” Monroe che ai Baltimora Wizards giocava con il 10 e a New York vestiva il 15.
  • Alcune squadre NBA hanno ritirato ufficialmente numeri “non convenzionali”: i Magic e i Kings hanno ritirato la maglietta numero 6 in onore del pubblico, come sesto uomo. I Suns hanno ritirato il numero 832 in onore delle vittorie in carriera di Cotton Fitzsimmons sulla panchina dei soli. Idem i Knicks con la maglia numero 632 in onore di coach Red Holtzman, Denver con il 432 per Doug Moe e Indiana con il numero 529, ovvero le vittorie alla guida dei Pacers di Bobby Leonard. A Jack Ramsey (77), Chuck Daily (2) e Frank Layden (1) è stato ritirato il numero, rispettivamente da Blazers, Pistons e Jazz per il loro contributo da coach con riferimento all’anno di vittoria del titolo NBA per Ramsey, dei titoli vinti a Detroit per Daily e come numero simbolico per Layden, il quale servì i Jazz per oltre 20 anni in molteplici vesti.
  • Due franchigie NBA anzichè ritirare un numero di maglia hanno ritirato il microfono dei propri conduttori radiofonici storici: i Lakers lo hanno fatto per Chick Hearn e i Sixers per David Zinkoff.
  • I Boston Celtics hanno un banner con la scritta “LOSCY” in onore di Jim Loscutoff, perchè il giocatore si rifiutò di farsi ritirare la canotta numero 18 (che qualche decennio dopo venne ritirata in onore di Dave Cowens) per permettere ad altri di vestirla.
  • I Celtics sono anche la squadra con più numeri di maglia ritirati, ben 21 (considerando anche quello di Loscutoff) mentre Raptors, Grizzlies e Clippers sono le uniche squadre senza maglie ritirate.

#WeAreFamily e #SiamoQuesti. Riflessioni sull’Italbasket a un mese da Euro2015

Lo ammetto candidamente e senza vergogna: ho grandi aspettative per questa Nazionale che si prepara per EuroBasket 2015 con il sogno di strappare il pass per i giochi di Rio 2016, a 12 anni di distanza dalla nostra ultima partecipazione (medagliata) alle Olimpiadi.

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Superbasket N°5 Anno XXXIII 2/8 febbraio 2010

La cover della rivista è per Andrea Bargnani e lo strillo recita “E’ ARRIVATO IL MAGO. Arrivato alla quarta stagione NBA, Andrea Bargnani vale 17 punti di media.”

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Le migliori scelte di sempre all’#NBADraft

Lo scorso anno, poco prima del Draft, presi in esame le peggiori scelte di sempre all’NBA Draft, pick per pick nel corso degli anni.

Ora è giunto il tempo di andare a vedere quali sono state invece le migliori scelte di sempre, riscoprendo idoli di gioventù, personaggi mitologi con il pensiero rivolto a quelle dozzine di GM ancora oggi sono lì a mangiarsi le mani per non aver avuto quel pizzico di lungimiranza o fortuna in più che avrebbe cambiato il destino delle proprie franchigie.

P.S.: ho preso in considerazione solo i primi 30 pick, con un disclaimer: è dal 2003 che le squadre sono 30, a metà anni 80 erano 24 per cui può non sorprendetevi se qualche giocatore scelto oltre la 24 possa essere scivolato al 2° giro. Per gli “Steal of the Draft” magari un giorno scriverò qualcosa.

Let’s begin!!!

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Final Four 2015 Preview – No Cinderella Allowed

Ciombe:

Le Final Four NCAA spiegate bene…

Originally posted on Quel che passa il convento...:

header march madness 2015

John Calipari, Kentucky. Bo Ryan, Wisconsin. Tom Izzo, Michigan State. Mike Krzyzewski, Duke.

Quattro allenatori e quattro atenei che hanno fatto la storia del college basket. Quattro delle squadre più forti e continue dell’ultimo decennio. Sono loro che il prossimo 4 e 6 aprile si sfideranno per il National Championship al Lucas Oil Stadium – casa dei Colts della NFL – di Indianapolis, Indiana.

Molto spesso le previsioni, di esperti e non, del torneo NCAA vengono rivoltate come un calzino dalle cosiddette cinderella, quelle squadre cioè che esplodono come fiori a primavera e con un upset dopo l’altro si presentano al gran finale delle Final Four contro i pronostici di tutti, appunto. Ma diciamoci la verità, una cosa è divertirsi ad imprecare e strappare il proprio bracket durante i primi due giorni del torneo, dove regna sovrana l’anarchia di sedici partite condensate in poche ore. Un’altra è ritrovarsi all’appuntamento…

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La Triple Post Offense nel basket di oggi è obsoleta?

Phil Jackson è considerato il più grande allenatore della storia del gioco e dal 1990 al 2010 le sue squadre hanno vinto 11 dei 20 campionati che si sono stati disputati. Nella sua carriera da capo allenatore NBA ha usato esclusivamente i precetti della Triple Post Offense per dare un’identità alle proprie squadre, valorizzare il talento superlativo delle sue stelle e quello dei gregari.

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Superbasket N°40 Anno XXII – 5/11 ottobre 1999

Il titolo della rivista in copertina recita “Gli Eroi dei 2 Mondi” parlando di Esposito e Rusconi a 4 anni di distanza dalla loro avventura NBA. Sempre nella cover il titoletto “Colpo di scena nella NBA: Pippen a Portland” e un immagine di Paolo Moretti, campione ritrovato.

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