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Amarcord

Superbasket N°5 Anno XXXIII 2/8 febbraio 2010

La cover della rivista è per Andrea Bargnani e lo strillo recita “E’ ARRIVATO IL MAGO. Arrivato alla quarta stagione NBA, Andrea Bargnani vale 17 punti di media.”

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L’editoriale del direttore Claudio Limardi parla delle guerre politiche in seno alla FIP che hanno portato al golpe in federazione scatenato dal mancato rinnovo contrattuale di Recalcati a CT della Nazionale passata in mano a Simone Pianigiani che è diventato il centro del motore del rilancio azzurro. Da lì la nomina a Dalmonte e Capobianco come vice, Sacripanti alla guida della Nazionale Under 20, Caja allenatore della nazionale Under 18 e consigliere personale di Pianigiani, Cuzzolin preparatore atletico. Nella seconda parte dell’articolo le difficoltà di dialogo con Jerry Colangelo per avere i due “NBAers”, Bargnani e Belinelli in forza ai Raptors, alle qualificazioni europee e la decisione della lega di affidare l’organizzazione delle Final Eight di Coppa Italia a Avellino con la collaborazione di Claudio Sabatini nell’ultimo anno in cui sarebbe stata affidata a un club.

CAMPIONATO

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Milano vince il derby con Varese grazie alla coppia Becirovic/Mordente con l’aiuto di Acker e Petravicius. Per Milano solo due giocatori in doppia cifra e un attacco bilanciato, per Varese 21 di Morandais e 15 di Tusek. Werther Pedrazzi nel suo angolo ricorda la rivalità tra le due squadre fin dalla preistoria del nostro basket, parlando della Simmental di Masini e della Varese di Morse. Roma vince a Cremona salvata da Luca Vitali (oggi giocatore di punta della Vanoli), autore del canestro decisivo. Per Cremona 25 di Rowland, per Roma 17 a testa per Winston e Jaaber.Davor Kus segna 34 punti con 47 di valutazione permettendo alla Benetton Treviso di Repesa di vincere contro la NGC Cantù di Jerry Green e Markoishvili, mentre Robert Hite, appena tagliato da Montegranaro, segna 15 punti pesantissimi che portano Caserta al successo contro Biella. Una schiacciata di Bobby Jones fa vincere Teramo (Amoroso 20 punti) contro Ferrara (Grundy 32 punti, Ford 14), le bombe di Flamini fanno volare Pesaro (Hicks 23) sopra Avellino (Akyol 15), Brunner e Maestranzi regalano la vittoria a Montegranaro contro la Canadian Solar Bologna di Maggioli e Vuckevic e Siena vince per 143 a 49 contro la squadra Under 19 di Napoli, mandando in campo 7 under con un D’Ercole da 18 punti in 22 minuti.

Claudio Limardi firma il ranking di metà stagione facendo il punto, squadra per squadra, sul campionato giunto al giro di boa.

Stefano Valenti è invece la penna che tratta il tema caldo della settimana, il dossier sul mercato: la crisi economica sta dando del filo da torcere alle nostre squadre che anzichè spendere e spandere sul mercato per cambiare giocatori, cercano di fare di necessità virtù. Il problema è che gli sponsor pagano in ritardo e gli stipendi dei giocatori slittano di 1-2 mesi. Fisiologico e attuale anche oggi. E’ il periodo dell’anno in cui storicamente si iniziava a fare il mercato per la stagione successivo, un lusso che al momento solo Siena può permettersi.

A margine le ultime manovre: Robert Hite da Montegranaro a Caserta, Guillermo Diaz da Caserta a Biella, Tadja Dragicevic a Roma, Alvin Young e Tyrone Grant a Venezia, DelaFuente e Minard vicini alla rescissione con Roma per accasarsi a Cremona, a cui avevano offerto anche Matt Walsh e Von Wafer, Damon Jones (appena liberato da Napoli in fallimento) e Rashad McCants.

Ancora Valenti sulla sua rubrica “Mytube” in cui parla di dati auditel e illustra il programma del basket in TV, e parla dell’autogol della Lega per la gestione delle FInal Eight di Coppa Italia date in concessione a Avellino ad un mese dall’evento. I sorteggi renderanno l’impianto stracolmo il giovedi (derby campano Avellino-Caserta) e deserto il venerdì ad esempio. E propone una riflessione/provocazione “cosa che il basket per la TV, invece di parlare di cosa fa la TV per il basket?”

Uno dei profili della della settimana ritrae Jeff Viggiano, ala di Milano e viene raccontato il suo passato a UMass in NCAA, passando per la sua esperienza in Svezia e Ungheria prima di approdare in Italia e prendere il nostro passaporto. L’altra story è sul ferrarese Sherrod Ford alla sua terza esperienza italiana dopo la brutta parentesi a San Pietroburgo.

Pietro Guerrini parla di come Torino sta gettando le basi per la rinascita che di lì qualche anno, dalla Serie B1 l’avrebbe portata in Lega Gold e infine a ottenere per la promozione in Serie A lo scorso mercoledì, fondendosi con la Pallacanestro Moncalieri San Mauro.

Lo Speciale di Super Basket è dedicato ai Forever Boys, i tifosi della Virtus Bologna che compiono 30 anni, ricordando i successi, i luoghi e le trasferte impossibili che hanno compiuto per vedere giocare la squadra.

NBA

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Lunga intervista a Bargnani da parte di Stefano Benzoni: il Mago confessa di non sentirsi l’uomo franchigia ai Raptors (che è Bosh) ma vuole l’All Star Game e spera di finire la sua carriera da giocatore a Roma. Sta disputando la sua miglior stagione in carriera, ha appena firmato un contratto da 50 milioni in 5 anni e dopo 3 anni nella lega non si sente più il “tifoso” che andava chiedere l’autografo a Vince Carter, ma un giocatore NBA rispettato.

Nello spazio dedicato alla news dalla NBA: Arenas e Crittenton squalificati fino al termine della stagione per il diverbio avuto in aereo sfoderando le pistole, Il Gallo all’All Star Game dei Rookie di Dallas e nominato tra i 12 scapoli d’oro della Grande Mela dal New York Post, Steve Nash sfonda il muro degli 8.000 assist in carriera e Tim Duncan quello dei 20.000 punti. All’All Star Game di Dallas ben 6 debuttanti: Rondo, Rose, Gerald Wallace, Horford, Durant e Randolph.

Quindi trafiletto dedicato a Kobe Bryant che sta giocando con l’indice della mano con cui tira fratturato in due punti ma non ne vuole sapere di saltare nessuna partita. Andrea Beltrama, nel suo spazio dedicato al college basket, parla della favola di South Carolina trascinata da Devan Downey che sculaccia la Kentucky di John Wall, del buon momento di forma di Michigan State e di una prestazione da 46 punti di Dominic Jones.

EUROLEGA

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Per la prima volta nella propria storia Siena riesce a sconfiggere il Maccabi Tel Aviv nella prima giornata di Top 16, chiudendo una striscia nera di 9 sconfitte con una grande prestazione di Domencart e Hawkins che a fine partite è completamente cotto. Il Barca con 17 di Navarro passeggia sul Maroussi, il Partizan di Vujosevic sbanca Atene sponda Pana con Vesely e McCalebb sugli scudi, il Prokom distrugge lo Zalgiris con 20 punti di Logan e i 23 punti di Siskaukas permettono al CSKA di tenere a bada Malaga. Nel girone di Siena il Real di Messina vince contro l’Efes di Ataman con 5 uomini in doppia cifra. Khimki e Olympiakos vincono rispettivamente contro il Cibona ed a Vitoria. Per il Khimki ci sono 4 punti in 12 minuti per Mozgov, per il Cibona 12 in 30 minuti di Bogdanovic mentre i 23 di Huertas non bastano al Caja Laboral contro i 18 di Kleiza e Boroussis.

ALTRE COPPE EUROPEE

In Eurocup Treviso perde a Bilbao sotto i colpi di Janis Blum, ed a nulla bastano i 18 di Neal e i 17 di Motejunas per la squadra di Repesa che nel turno successivo giocherà una partita delicata a Bamberg.

Pesaro è l’unica italiana rimasta in gioco in Eurochallange e a Nicosia porta a casa una vittoria fondamentale grazie alla solidità difensiva e un attacco equilibrato che manda 5 uomini in doppia cifra un Marques Green da 11 punti, 7 assist e 5 recuperi. Negli altri gironi corsare Anversa e Zagabria, trascinata dai 27 punti di Mulaomerovic. Importante vittoria anche dell’AEL Limassol che aveva appena ingaggiato Vasco Evtimov e l’ex Treviso Brad Traina.

NEWS DAL MONDO

Stephon Marbury è pronto al suo esordio in Cina, Curtis Borchardt saluta il Limoges a causa di un infortunio, Ansu Sesay trova un contratto in Francia al LeHavre, Taquan Dean passa da Malaga a Vitoria, Marcus Goree accetta la proposta del Braunschweig e Pepe Sanchez, appena silurato dal Real, torna in patria, in Argentina, per prendere il posto di Labaque, ex Rieti. Box dedicato a Christian Drejer, la talentuosa ala danese ex Virtus Bologna e Roma che dopo aver annunciato il ritiro a 27 anni per problemi fisici, dopo 6 operazioni alla caviglia e 18 mesi di inattività torna in campo con Copenhagen, la squadra con cui aveva esordito da professionista a suon di 30elli appena 20enne prima di passare ai Florida Gators (compagno di squadra di David Lee, Matt Bonner e Matt Walsh) e poi al Barca.

LEGADUE

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Jesi stoppa Sassari con 33 punti di Thomas Adams che vince il duello diretto con Marcelus Kemp, fermato a 31 punti. Casalpusterlengo sbanca Brindisi con 26 punti di Troy Ostler e 17 di Marcus Hatten contro i 22 di Omar Thomas. Reggio Emilia di un giovane Melli, vince a Latina trascinata dai 18 di Fultz, Pavia strapazza Casale Monferrato a cui i 13 di Jarrius Jackson non bastano e Vigevano vince contro la Veroli di Trinchieri che non riesce a sfruttare i 22 con 14 rimbalzi di Kyle Hines. Imola con 27 di Whiting e 12 di Ezugwu vince contro Pistoia, Scafati distrugge la Rimini di Carlton Myers e Udine vince contro Venezia grazie ai 17 punti di David Brkic. Per i friulani anche un minuto in campo di un giovanissimo Dada Pascolo.

Focus su Jermaine Boyette, il fromboliere di Indianapolis che fa sognare Vigevano e su Marcelus Kemp, l’esterno più forte del campionato che a colpi di canestri sta facendo grande Sassari.

SERIE B

Nel girone A la Tezenis Verona vince contro la Centrale del Latte Brescia di Bernardo Musso, Castelletto Ticino stravince contro Osimo in cui gioca 10 minuti con 2 punti Ricky Fois, oggi assistente allenatore a Gonzaga, l’Ozzano di Alex Ranuzzi strapazza Omegna, Trento (in cui giocano Nicola Natali e un giovanissimo Stefano Gentile) vince contro Jesolo San Donà, Trieste piega la Montecatini di Davide Parente, Manuel Carrizo e Nicola Mei, la Fortitudo Bologna di Gigena, Cittadini, Lamma e Malaventura sbanca Fidenza, Forlì con 25 di Poletti fa il blizt esterno a Treviglio. Nel girone B la Ferentino di Circosta stravince contro la Moncada Agrigento, Ruvo di Puglia abbatte la Virtus Siena di Cuccarolo e Portannese, Trapani vince contro Perugia, Mike Gizzi trascina Sant’Antimo contro la Ostuni di Mimmo Morena, San Severo passa a Molfetta, la Matera di Davide Bonora e Cecco Longobardi vince contro Palestrina e Barcellona Pozzo di Gotto fa polpette della Potenza di Nando Labella.

FEMMINILE

Laura Harper di Venezia è l’MVP di giornata con il campionato che si ferma per la Coppa Italia con Venezia favorita che sul mercato sta cercando un playmaker di spessore per dare assalto all’Eurolega, mentre Zimerle si libera da Taranto per entrare nel mercato delle Free Agent.

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NEW YORK - 1998:  Paul Pierce poses for a photo after being selected by the Boston Celtics at the 1998 NBA Draft in New York, New York. NOTE TO USER: User expressly acknowledges that, by downloading and or using this photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 1998 NBAE (Photo by NBA Photos/NBAE via Getty Images)
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Le migliori scelte di sempre all’#NBADraft

Lo scorso anno, poco prima del Draft, presi in esame le peggiori scelte di sempre all’NBA Draft, pick per pick nel corso degli anni.

Ora è giunto il tempo di andare a vedere quali sono state invece le migliori scelte di sempre, riscoprendo idoli di gioventù, personaggi mitologi con il pensiero rivolto a quelle dozzine di GM ancora oggi sono lì a mangiarsi le mani per non aver avuto quel pizzico di lungimiranza o fortuna in più che avrebbe cambiato il destino delle proprie franchigie.

P.S.: ho preso in considerazione solo i primi 30 pick, con un disclaimer: è dal 2003 che le squadre sono 30, a metà anni 80 erano 24 per cui può non sorprendetevi se qualche giocatore scelto oltre la 24 possa essere scivolato al 2° giro. Per gli “Steal of the Draft” magari un giorno scriverò qualcosa.

Let’s begin!!!

1. LeBron James, Tim Duncan, Kareem Abdul-Jabbar, Magic Johnson. Non voglio prendermi questa responsabilità importante, e nemmeno voi volete. Quindi per il bene del gioco non fatelo e se lo fate, lasciare decidere al fato lanciando i dadi.

2. Con il pick numero 2 sono state scelte leggende di questa lega come Russell, West, Pettit e in tempi più recenti Kidd, Payton e Durant. Per quello che ha vinto (tutto), per come l’ha vinto (dominando ma senza mai offuscare i compagni), per le barriere che ha abbattuto e per quell’aurea mistica che ha attorniato i Celtics per un decennio abbondante mi sento di dire che Bill Russell  scelto nel 1956 dai St. Louis Hawks e subito ceduto ai Celtics – è stata la seconda scelta migliore di sempre. D’altronde è stato 5 volte MVP della lega, e sarebbe stato DPOY ogni santo anno se non fosse che ai suoi tempi quel premio non esisteva.

3. Facciamo così, dire Micheal Jordan è scontato, banale e inevitabile, quindi propongo la mia “seconda terza scelta” migliore di sempre: Dominique Wilkins, scelto nel 1982 dagli Atlanta Hawks. E’ stato un bel dilemma preferire l’ex leggenda degli Hawks a gente come Kevin McHale, Melo, Bob Cousy, Pistol Pete Maravich, ma di fronte alle 1074 partite giocate, i 26668 punti segnati in carriera ed i 9 All Star Game c’è solo da togliersi il cappello. Nel 1985 vinse la classifica marcatori, l’unico assieme a Bernard King riuscirci nell’era Jordan (anche perchè MJ quell’anno si infortunò e gioco solo 16 partite mentre l’anno prima era rookie).

4. C’è molta competizione per il pick numero 4. Tra i vari Paul, Sheed Wallace, Glen Rice, Mutombo, Bosh e Dolph Schayes del caso vado su Russell Westbrook, non fosse altro per le attese e le incognite che si portava appresso appena uscito da UCLA. Scelto nel draft del 2008, nessuna 4° scelta assoluta ha la media punti in carriera più alta della sua e solo in due hanno la media assist più alta. La cosa che fa paura è a 27 anni ha già infranto una miriade di record e le pagine più belle della sua carriera sono ancora da scrivere.

5. Guardando chi ha vinto di più dovrei dire Pippen, guardando chi mi ha fatto innamorare di questo gioco dovrei dire Barkley, oppure cadrei lo stesso in piedi scegliendo Garnett o Ray Allen. Però vado con il cuore in mano e scelgo Dwyane Wade, draftato nel 2003 dopo James e Bosh con cui 8 anni dopo andrà a formare i “Los Amigos” a South Beach. Quando uscì dal college, dopo un gran torneo NCAA con Marquette, non si capiva bene qualche fosse il suo ruolo e il suo potenziale. Poi ha vinto un titolo NBA quasi da solo, mi ha folgorato con il suo gioco ed è stata una delle prime 3 guardie della sua generazione, a tratti anche la prima.

6. Non si inizia neppure a discutere. Larry Bird con il secondo (Adrian Dantley), che arriva 10°. Curiosità: venne scelto nel 1978 ma restò al college debuttando nella NBA la stagione 1979/1980.

7. Ci sarebbe un John Havlicek lì tutto da vedere, un Bernard King d’annata o il buon vecchio caro Chris Mullin, ma considerando che nessuno di loro ha mai vinto l’MVP e nessuno di loro ha abbattuto record su record come Steph Curry preferisco il figlio di mamma Sonya, la cui carriera non è ancora all’apice. P.S.: prima di lui, nel draft del 2009, sono stati scelti 2 giocatori che non giocano più nella NBA da diverso tempo, Thabeet e Flynn.

8. Facile, la miglior scelta con il pick numero 8 è stata Willis Reed, il centro che giocando su una gamba sola Gara 7 delle finali NBA del 1970 entrò nella leggenda. Per lui 10 stagioni nella lega griffando gli unici due titoli dei Knicks a medie di quasi 19 punti e quasi 13 rimbalzi in 653 gare giocate sempre e solo a New York. Fu scelto… al secondo giro (le squadre erano 9, gli Hawks giocavano ad ovest!), nel draft del 1964.

9. Alla nona posizione sono stati scelti fior di giocatori importanti come McGrady, Stoudemire, Dale Ellis o Charles Oakley, ma nessuno ha avuto l’impatto che ha avuto Dirk Nowitzki, diventato, nella stagione appena conclusa, il miglior realizzatore NBA non americano di tutti i tempi, 9° in assoluto. Se Petrovic, Divac e Kukoc aprirono i cancelli della NBA “bene” al basket europeo lui li ha spalancati, rivoluzionando il modo di concepire il draft, ampliando gli orizzonti degli scout che per un decennio almeno hanno provato a scovare in Europa il nuovo Dirk. E pensare che venne scelto dai Bucks nel draft del 1998, scambiato subito ai Mavericks per il compianto Robert “Tractor” Traylor.

10. Appena una posizione dopo Dirk Nowtizki venne scelto Paul Pierce. In quel draft la prima scelta assoluta fu Olowokandi e prima della verità vennero scelti Raef LaFrentz, Robert Traylor e un bimbo di 19 anni scoperto in A2 tedesca. Pierce non la prese affatto bene, ed ha giocato ognuna delle sue 1250 gare in carriera con la voglia di dimostare al mondo intero il torto che gli avevano fatto.

11. Kiki Vandeweghe, Derek Harper, Kevin Willis, Robert Horry, Allan Houston sono candidati credibili, nessuno è però del livello di Reggie Miller che fino all’avvento di Steph Curry era la definizione fatta giocatore del tiratore. Draftato nel 1987, in 17 anni di carriera è stato dopo Jordan e Drexler la miglior guardia degli anni 90 ed uno dei giocatori più competitivi e vincenti di sempre, nonostante non abbia mai vinto un titolo.

12. Ci pensate che nel 1972 i Milwaukee Bucks, 2 anni prima vincitori del titolo NBA, potevano avere a roster Oscar Robertson, Lew Alcindor e… Julius Erving? Si perchè Doctor J venne scelto quell’anno alla numero 12 assoluta ma venne messo sotto contratto dagli Atlanta Hawks (al tempo la squadra che sceglieva aveva solo un diritto di prelazione sul giocatore non l’esclusiva, poi doveva negoziare il contratto). In NBA però ci arrivò 5 anni dopo, perchè mandò in bianco pure gli Hawks per firmare nella ABA con i Virginia Squires. P.S.: in quel draft vennero scelti anche John Gianelli, Bob Morse e Chuck Jura, gente che ha fatto la storia del nostro basket.

13. Ex Equo. Perchè mi resta difficile decidere chi è stata la miglior 13° scelta di sempre tra Karl Malone e Kobe Bryant. Secondo Basketball-Reference Malone ha avuto una Win Shares più alta e avuto una media punti in carriera migliore di Kobe giocando quasi 200 gara in più, ma i titoli da protagonista vinti da Kobe e alcune sue imprese leggendarie pareggiano i conti. Fa impressione come il 2° e 3° marcatore di sempre nella storia della lega, siano stati scelti dopo 12 persone nei rispettivi draft: nel 1985 prima di Malone vennero selezionati Jon “Contract” Koncak, Joe Kleine, Keith Lee (chi?) e Kenny Green (chi??), mentre prima di Kobe, nel ’96, furono scelti il compianto Lorenzen Wright, Samaki Walker, Todd Fuller e Vitaly Potapenko.

14. Se chiedete a ogni appassionato di NBA chi fu la 2° miglior guardia tiratrice degli anni 90 (perchè la prima era Jordan all’unanimità), vi risponderà senza esitare Clyde Drexler. Ci fu addirittura un momento in cui Drexler era considerato al pari di MJ, poi durante le finali del 1992 le gerarchie vennero ristabilite. Della classe del 1983, Drexler è stato il miglior realizzatore e assistman ma prima di lui vennero scelte autentiche meteore NBA come Steve Stipanovich (alla 2) e Russell Cross (1 sola stagione in NBA, scelto alla 6) oltre che alcuni solidi giocatori con esperienza pluridecennale nella lega come Derek Harper, Thurl Bailey, Antoine Carr e Dale Ellis.

15. A differenza di quanto dice un famoso giornalista della Gazzetta, Santa Clara ha sfornato solo due giocatori di un certo livello nella NBA: Kurt Rambis e Steve Nash. Nash venne scelto al draft del 1996 due pick dopo Kobe Bryant in uno dei draft più talentuosi di sempre – Iverson, Marbury, Ray Allen, Kobe, ecc… – La cosa ganza è che nei primi due anni in NBA Nash era il terzo playmaker nella rotazione dei Phoenix Suns dietro a Jason Kidd e Kevin Johnson.

16. Quello del 1984 è stato il draft delle eccellenze: Olajuwon, Jordan, Barkley. Sempre in quel draft venne selezionato quello che è universalmente definito come il miglior playmaker classico di tutti i tempi, John Stockton. Utah lo scelse quasi a fine primo giro (allora le squadre erano 24) e nei suoi primi 2 anni da professionista fece il cambio di tal Rickey Green, prima di scrivere il libro dei record come miglior assistman ogni epoca della NBA.

17. Qui sono in difficoltà. Tra quelli scelti alla 17, in carriera, nessuno ha tenuto una media punti maggiore di Danny Granger (?) e nessuno ha giocato le partite di Don Nelson, ma nessuno ha avuto l’impatto di Shawn Kemp, scelto dai Sonics nel 1989, prima che l’alcool e le droghe facessero naufragare la carriera di uno dei giocatori più elettrizzanti degli anni 90. Condusse insieme a Payton i suoi Sonics a una finale NBA persa contro MJ e i Bulls, per 3 volte è stata la 2° miglior power forward della lega nei quintetti stagionali e ha partecipato a 6 All Star Game.

18. Se chiedete a Micheal Jordan quale sia stato il miglior difensore che lo abbia marcato vi risponderebbe Joe Dumars da McNeese State, scelto nel 1985 dai Pistons con cui ha giocato tutte le sue 1018 gare in carriera. Dumars è stato uno dei migliori difensori sulla palla della storia della lega, non rubava palloni, non prendeva rimbalzi, non stoppava, ma non c’era assolutamente verso di batterlo dal palleggio. Se Isaiah Thomas, Bill Laimbeer, Rick Mahorn e Dennis Rodman erano i volti delle “Jordan Rules”, Dumars era il grande orchestratore, colui che indirizzava Jordan nella trappola.

19. Nel 1970 i Cincinnati Royals scelsero un prodotto del Bronx ed una delle leggende dei campetti della Grande Mela dal carattere alquanto problematico, Tiny Archibald, passato alla storia del gioco come l’unico giocatore di sempre a vincere la classifica marcatori e quella degli assist nella solita stagione con 34 punti di media e oltre 11 assist smazzati a gara. Ah… venne scelto al secondo giro…

20. Nel 1981 i Phoenix Suns scelsero da Clemson tal Larry Nance, saltatore incredibile e vincitore della prima gara delle schiacciate NBA nel 1984, battendo in finale nientepopodimeno che Doctor J. Nel corso della sua ultradecennale carriera NBA è stato uno dei giocatori più spettacolari della lega, partecipado da giocatore a 3 All Star Game, venendo inserito per 2 volte nel secondo miglior quintetto stagionale e 1 volta nel miglior quintetto difensivo, diventando uno dei giocatori più amati dei Cleveland Cavaliers.

21. Non me ne vorranno i tifosi di Rajon Rondo, ma al momento il miglior pick numero 21 della storia è stato Michael Finley, l’esplosiva guardia uscita da Wisconsin nel 1995 che in oltre 1100 gare nella lega ha tenuto medie di 15 punti con il 38% da tre in carriera con la miglior Win Shares tra i giocatori scelti con quel seed nella storia della NBA. Nel draft del ’95 prima di lui vennero scelti Garnett, Stackhouse, Sheed Wallace e fin qui ci siamo, ma anche Cherokee Parks, Gary Trent, Shawn Respert, Jason Caffey, Alan Henderson e il mitologico Bob Sura. Nel corso della sua carriera è riuscito a trasformarsi da saltatore a eccellente tiratori sugli scarichi.

22. Se il cuore non lo avesse tradito quel tragico 27 luglio del 1993, quando si stava allenando in una palestra vicino a Boston, probabilmente avremmo parlato di Reggie Lewis come di uno dei più forti giocatori degli anni 90. Lewis venne scelto da Boston nel 1988 e nei piani dei Red Auerbach sarebbe dovuto essere il primo tassello della rinascita dei Celtics in fase calante dopo i fasti di inizio anni 80. Dopo un primo anno di apprendistato esplose nel suo anno da sophomore, complice anche l’infortunio che tenne Bird lontano dal parquet per 76 partite e divenne il giocatore di riferimento dei Celtics del dopo Bird, prima della prematura morte a causa di un cuore difettoso.

23. Nel 1976 i Milwaukee Bucks allo sbando per la cessione di Kareem Abdul Jabbar scelsero una guardia magrolina da South Carolina che per due anni fecero giocare saltuariamente. Dopo aver fatto la gavetta e essersi messo in mostra agli Indiana Pacers venne ceduto ai Denver Nuggets, che videro in lui un potenziale offensivo immenso. Sto parlando di Alex English, uno dei più grandi scorer NBA di metà anni 80, vincitore della classifica marcatori nel 1983, miglior scorer di sempre dei Nuggets, 8 volte All Star, 3 volte nel secondo miglior quintetto della lega, Hall of Famer che dopo 25613 punti nella lega venne a chiudere la carriera a Napoli nel 1992.

24. Se solo Arvydas Sabonis fosse arrivato nella NBA nei migliori anni della sua carriera e non a 30 anni con delle ginocchia e caviglie di cristallo avrei detto lui. Invece il miglior pick alla 24° della storia fu Latrell Sprewell che nel draft del 1992, quello di Shaq, Zo e Laettner, venne snobbato da 23 squadre che gli preferirono Todd Day, Adam Keefe, Harold Miner (cuoricino), Bryanth Stith e Anthony Peeler. Disclaimer: nel mio quintetto dei sogni ci sarà sempre un posto per Latrell.

25. Il secondo miglior tiratore di liberi per percentuale della storia della lega (battuto per 0,03 punti percentuali da Steve Nash…) fu scelto dai Mavericks al secondo giro nel draft 1986 e scambiato la notte stessa del draft ai Cleveland Cavaliers. Sto parlando di Mark Price, la cosa più vicina a un giocatore franchigia che hanno avuto in Ohio prima dell’arrivo di Lebron James. Per lui in carriera 4 convocazioni all’All Star Game e nel 1993 l’inserimento nel primo quintetto della lega al termine di una stagione da 18+8 con il 94% ai liberi (16 errori su 305 tiri…).

26. Sul finire degli anni 80 essere uno dei migliori giocatori del vecchio continente ed uno dei più forti centri al mondo significava essere scelto al secondo giro nel draft NBA. Il “rischio” di prendere Vlade Divac lo corsero i Lakers che avevano bisogno di pensare al dopo-Kareem Abdul Jabbar. Divac è stato il primo europeo ad avere impatto nella lega prima ancora di Petrovic ed è uno dei soli 7 giocatori nella storia ad aver chiuso la carriera con oltre 13.000 punti, 9.000 rimbalzi, 3.000 assist e 1.500 stoppate.

27. Nel 1986 essere scelto alla numero 27 significava andare al secondo giro e fu lì che i Detroit Pistons presero Dennis Rodman da Southern Oklahoma State, due scelte dopo Mark Price. La gente è stata sempre attratta dalla sua personalità fuori dal campo ma è bene non dimenticare che il “verme” è stato uno dei migliori difensori e più illustri scienziati del gioco nonostante sia andato in doppia cifra nei punti segnati solo 277 volte in 911 gara in carriera: per lui 2 titoli di DPOY a Detroit, 7 volte nel miglior quintetto difensivo, 5 anelli di campione NBA, 7 volte consecutive miglior rimbalzista NBA, ultimo giocatore nella storia a scollinare oltre i 16 rimbalzi di media in una singola stagione. Basta?

28. Da quando Tim Duncan è nella NBA i San Antonio Spurs non hanno mai scelto sotto la 20 e uno dei successi della “scuola Spurs” è stato quello di scegliere a fine primo giro, a volte anche secondo giro, giocatori che nessuno voleva o prendeva in considerazione e che sono diventati dei fenomeni. L’esempio lampante di questa filosofia è stato Tony Parker, che nel 2001 fu l’ultima scelta del primo giro e che con Duncan e Ginobili forma il trio più vincente della storia della lega, titolare di 4 titoli NBA e un MVP delle finali. Curiosità: nel corso degli anni gli Spurs, oltre a Parker, hanno scelto alla 28 Splitter, Barbosa, Udrih, Mahinmi e Jean-Charles.

29. Les Jepsen ha giocato nella NBA 52 gare segnando 52 punti scelto dai Warriors nel 1990 come prima scelta al secondo giro. Perchè parlo di lui? Perchè con il pick successivo i Chicago Bulls selezionarono Toni Kukoc, che sbarcò oltre oceano solo 4 anni più tardi, dopo il primo addio al basket di MJ. Al tempo Kukoc era uno dei più forti giocatori d’Europa, ma in NBA non lo conosceva nessuno eccetto Jerry Krause, che credeva talmente tanto in quel talento croato da scatenare l’invidia di Scottie Pippen. Aveva ragione Krause, perchè Kukoc è stato uno dei migliori sesti uomini della storia NBA e il giocatore tatticamente più importante nei Bulls del secondo threepeat.

30. Meglio Spencer Haywood, 19 punti a gara in 760 partite NBA, 4 volte All Star, 2 volte miglior quintetto NBA, due volte secondo miglior quintetto NBA, Rookie dell’anno, MVP stagionale, miglior marcatore e miglior rimbalzista ABA da matricola o Gilbert Arenas, 2o punti di media in 555 partite NBA, 3 volte All Star, MIP nel 2003, 1 volta nel miglior secondo e 2 volte nel terzo miglior quintetto della Lega, il giocatore che segna da tre il titolo della vittoria e si volta alzando le mani al cielo prima che la palla si insacchi, che nessuno voleva e che ha scelto di vestire la maglia numero “0” come monito a chi gli diceva che aveva zero chance di giocare nella NBA? Io dico Arenas, un giocatore talmente forte e complesso che fin dove non lo hanno rovinato gli infortuni, si è rovinato con le sue mani.

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Analisi

Final Four 2015 Preview – No Cinderella Allowed

Ciombe:

Le Final Four NCAA spiegate bene…

Originally posted on Quel che passa il convento...:

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John Calipari, Kentucky. Bo Ryan, Wisconsin. Tom Izzo, Michigan State. Mike Krzyzewski, Duke.

Quattro allenatori e quattro atenei che hanno fatto la storia del college basket. Quattro delle squadre più forti e continue dell’ultimo decennio. Sono loro che il prossimo 4 e 6 aprile si sfideranno per il National Championship al Lucas Oil Stadium – casa dei Colts della NFL – di Indianapolis, Indiana.

Molto spesso le previsioni, di esperti e non, del torneo NCAA vengono rivoltate come un calzino dalle cosiddette cinderella, quelle squadre cioè che esplodono come fiori a primavera e con un upset dopo l’altro si presentano al gran finale delle Final Four contro i pronostici di tutti, appunto. Ma diciamoci la verità, una cosa è divertirsi ad imprecare e strappare il proprio bracket durante i primi due giorni del torneo, dove regna sovrana l’anarchia di sedici partite condensate in poche ore. Un’altra è ritrovarsi all’appuntamento…

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Analisi, IMHO, X & O

La Triple Post Offense nel basket di oggi è obsoleta?

Phil Jackson è considerato il più grande allenatore della storia del gioco e dal 1990 al 2010 le sue squadre hanno vinto 11 dei 20 campionati che si sono stati disputati. Nella sua carriera da capo allenatore NBA ha usato esclusivamente i precetti della Triple Post Offense per dare un’identità alle proprie squadre, valorizzare il talento superlativo delle sue stelle e quello dei gregari.

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Amarcord

Superbasket N°40 Anno XXII – 5/11 ottobre 1999

Il titolo della rivista in copertina recita “Gli Eroi dei 2 Mondi” parlando di Esposito e Rusconi a 4 anni di distanza dalla loro avventura NBA. Sempre nella cover il titoletto “Colpo di scena nella NBA: Pippen a Portland” e un immagine di Paolo Moretti, campione ritrovato.

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Amarcord, Do You Remember?

Johnny Edward Branch

In un’ipotetica classifica che tiene conto dell’affetto che nutro verso i giocatori transitati a Montecatini, che ho visto dal vivo, e che mi hanno appassionato, Johnny Branch è uno che entra senza mezze misure nella top ten, appena dietro Mario Boni, Andrea Niccolai, Michael Williams, German Scarone, Aaron Swinson, Ken Barlow e Manuel Vanuzzo.

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