Il dilemma del melodramma

Prendendo spunto dalla discussione appena abbozzata degli amici di Ball Don’t Lie nella puntata 67 del loro podcast, colgo la palla al balzo per dire la mia sulla questione Carmelo Anthony ai Knicks e per inaugurare così il mio nuovo blog.

cosa aspettarsi da Carmelo Anthony?

Che giocatore è Carmelo Anthony?

Che sia un giocatore condizionante, nel bene e nel male, è sotto gli occhi di tutti.

Come accennavano Davide Rosa e Fabrizio Gilardi, è un mismacht vivente offensivamente parlando e un mismacht a perdere nell’altra metà campo.

Sacrosanta verità aggiungo io.

In attacco francamente non c’è un singolo giocatore, che lo possa fermare. Lo puoi limitare, come sono riusciti a fare gli Heat con la staffetta James-Battier, e stiamo parlando dell’elite, nel ruolo, nell’attuale lega.

Ma per limitarlo, oltre a contrastarlo in single coverage, lo devi intrappolare con una rotazione ottimale degli uomini, sfruttando anche le carenze del gioco offensivo dei Knicks, che nella versione D’Antoni rattoppata da Woodson, mostrava evidenti limiti di circolazione di palla e movimenti per le spaziature corrette.

Difensivamente parlando, è palese che da quando sia entrato nella lega, e ancora prima nell’unico anno di college che abbia disputato con gli Orangeman di Syracuse (che difendono a zona, e lui nemmeno lì timbrava il cartellino), hanno sempre cercato di esporlo troppo a marcature difficoltose.

E’ forse uno dei peggiori difensori della lega, sicuramente un worst player nel ruolo di ala piccola. In America tuttavia considerano come indicatore di difesa i rimbalzi difensivi, per cui non ci vanno troppo sul pesante su di lui.

Queste due facce della solita medaglia servivano da premessa.

Quale impatto può avere Melo nei Knicks 2012/2013?

I Knicks hanno un problema di fondo, che si portano dietro da quando Melo ha raggiunto la Grande Mela.

Querelle con D’Antoni a parte (con il Baffo che gode di troppi alibi con Flavio Tranquillo che cerca ogni volta che può di spezzare una lancia a suo favore per indirizzare il giudizio generale su di lui…), a mio avviso il motivo delle difficoltà dei Knicks stanno in un altro punto cruciale: la convivenza tra Anthony e Stoudemire, che sono due giocatori per certi versi simili e condizionanti e che non potranno mai trovare un amalgama ideale se lo status quo in seno ai Knicks persiste.

Ti puoi permettere Carmelo Anthony in una squadra, anche in una contender (da dimostrare, ma non per questo impossibile come cosa), se attorno a lui costruisci un ecosistema in grado di proteggerlo difensivamente e risaltare le sue caratteristiche offensive.

Ed i Knicks non sono affatto così.

Gli devi mettere a disposizione un play, che sappia gestirlo vocalmente o riceva il suo rispetto, che lo releghi al ruolo di sponda nei pick & roll con ordine di colpire ogni eventuale spazio e con l’input di puntare il canestro ogni volta che riceve palla senza preoccuparsi di costruire gioco.

Carmelo Anthony da point forward è uno degli abbagli più allucinanti mai presi su un campo da basket.

Lo scorso anno sia D’Antoni che Woodson sono ricorsi a questo espediente a causa di infortuni e poca qualità in regia, ma resta comunque una mossa sconsiderata e dannosa e secondo me non percorribile se non in casi estremi o mossi da disperazione.

Quello è il punto di partenza, e data la natura del suo gioco, che nel basket moderno è inquadrabile nel classico ruolo del tweener, ovvero un ala piccola che copre gli spazi in di un ala forte, è necessario accostargli come compagno di reparto, un ala moderna, di quelle che aprono il campo e che allontanino raddoppi indesiderati.

Infatti i Knicks durante il rush finale della scorsa regular season avevano trovato una sorta di quadratura del cerchio utilizzando Melo da 3/4 e Steve Novak da 4/3 come sopra indicato.

Ma Novak non è che uno specialista, su cui non puoi contare se non con un ruolo da specialista da 15 minuti al massimo, perchè difensivamente rende impresentabile una frontline che eccezion fatta per Chandler dietro tendi a pagare.

E pure Novak quando Melo faceva la point forward ha avuto problemi a ingranare, perchè è un giocatore che ha bisogno di essere servito, sul lato debole, su scarico, dopo aver messo la difesa, cosa che con Jeremy Lin sano e in piena Linsanity succedeva più frequentemente.

Anzi, per me Novak e Melo insieme in campo non devono nemmeno presenziarci, Novak deve essere il cambio di Melo, ed entrare in campo quando la circolazione di palla è a mille e non viceversa.

Amar’e Stoudemire, per contratto, ego, caratteristiche tecniche, è un giocatore che punta ad avere il solito peso offensivo di Melo e a sfruttarne i soliti spazi o posizioni del campo.

Se lo limiti a fare il rollante nei pick & roll statici non lo sfrutti al 100% del suo potenziale, perchè sa mettere la palla a terra a seguito di azioni dinamiche, che però considerando la presenza in campo di Anthony si preferisce non cavalcare troppo.

L’ex Suns è anche abile a piazzarsi dai 5 metri e segnare quasi con automazione dalla media, ma senza avere un giocatore che tendenzialmente ami circolare nel solito range per dare sfogo al suo talento.

E nonostante le mosse positive del mercato estivo i Knicks non hanno trovato giocatori che possano variare un attacco che potrebbe risultare ancora statico nonostante siano arrivati di Jason Kidd o Ciccio Felton, perchè mancano di un giocatore che possa tagliare le difese in penetrazione e aprire gli spazi convenzionati per Stoudemire e far diventare efficace Melo come scorer.

Shumpert è un palliativo, nel senso che è selvaggio e ama buttarsi dentro, ma non ha la giusta maturità o il giusto grado di letture per fare contenti due compagni di squadra che devono essere serviti in modi differenti per funzionare lontani dalla palla. E tornerà a Gennaio da un grave infortunio.

Jr Smith è una delle possibili chiavi, ma non è mai stato continuo, e da qualche anno non punta più nemmeno il ferro per accontentarsi del tiro da fuori di cui abusa troppo e spesso (io la chiamo la “Sindrome di Vince Carter”).

Poi c’è tutta la questione difensiva.

Se in attacco si pestano i piedi e hanno divergenze tattiche difficili da appianere, in difesa è pure peggio.

Hanno oggettive difficoltà a reggere l’uomo, sono difficilmente inseribili in contesti difensivi importanti perchè dovrebbero (teoricamerne) recitare ruoli da protagonisti nella propria metà campo in due ruoli particolari nella NBA di oggi, ricchi di talento, estremamente tattici ma soprattutto con tanta varietà come sono le posizioni di 3 e di 4.

Un ipotesi plausibile è quella di spostare Melo in ala forte, ruolo che difensivamente potrebbe preservarlo un po meglio per la fase offensiva, ma Amare da 5 è un dilemma, perchè non ha la fisicità che nel tempo ha dimostrato un giocatore simile a lui come Bosh per dirne uno, che avendo lui stesso diverse lacune, si è comunque messo a disposizione di un sistema difensivo in cui ognuno recita la sua parte.

Considerando che Chandler, con tutte le pecche che può avere in attacco tradotte in range di tiro prossimo allo zero e poche capacità di crearsi un tiro, è fondamentale in difesa, per l’intimidazione, per la leadership difensiva, perchè è un guerriero e aiuta e sacrifica anche falli per proteggere il ferro o i compagni, risulta chiaro come i Knicks, per funzionare difensivamente devono fare a meno di uno tra Melo e Amare, e in ottica playoff è un vicolo cieco.

Woodson ha una bella gatta da pelare, perchè New York si aspetta tanto da Melo e la dirigenza si aspetta tanto da Stoudemire, che andrà a intascarsi i suoi 20 milioncini nel prossimo anno.

Deve trovare un punto di convergenza tra pregi e difetti abbinati dei due, e cercare di costruire, utilizzando i vari Kidd, Felton, Camby, Brewer, tutti arrivati in estate, un equilibrio di squadra che diventa precario anche solo a parlarne.

Coach George Karl ai tempi di Melo ai Nuggets era riuscito a trovare una sorta di compromesso, aiutato anche da una conformazione della squadra differente e meno aspettative generali, come differente è anche l’approccio che c’è ad ovest per il gioco, più ad alti ritmi e meno difensivo, storicamente.

Melo era attorniato da gente in grado di difendere, come Martin, Billups, Afflalo, Miller, Andersen e Karl dosava bene gli equilibri offensivi inserendo spesso tiratori come Kleiza o Smith, oppure giocando con quintetti grossi ma di gente che poteva correre bene il campo anche a costo di tenere fuori dalle palle nascosto su di un lato Kenyon Martin che in attacco incideva solo su scarico o rimbalzo di attacco.

In tutto questo Anthony era l’unica stella designata, che doveva preoccuparsi esclusivamente di fare canestro e cercare di portare in alto una squadra che però non aveva la maturità o le forze o la tradizione necessaria per scalare le vette dell’ovest.

New York è una piazza diversa, che aspettava da anni uno come Anthony, ma che non gli rende affatto facile il compito, anche a fronte di quello che hanno speso i Knicks per averlo, gettando al vento flessibilità salariale (ma non è un problema questo per i Knicks e Dolan) ma sopratutto un progetto tecnico avviato che necessitava si di cambiamenti, ma non nel ruolo critico di ala piccola che aveva in rampa di lancio due giocatori come Chandler e Gallinari.

Melo ai Knicks non è il problema. Melo a questi Knicks può esserlo. Se non cambia approccio verso il gioco.

5 pensieri su “Il dilemma del melodramma

  1. Interessante pezzo, complimenti.

    Secondo me l’errore più comune è considerare Carmelo una point forward più spesso del necessario. Nonostante sia molto bravo a mettere palla a terra e segnare dal palleggio non gli si può lasciare il pallino del gioco a lungo. Prima di tutto perché pressato a tutto campo fa una fatica tremenda ad arrivare velocemente in posizione, inoltre ha ancora grosse difficoltà come letture per gestire armonicamente i tiri suoi e dei compagni.
    Uno scorer puro come lui resta tuttavia merce rara.

  2. Bel pezzo!! Melo è un fenomeno ma a mio modo di vedere incompiuto, sembra quasi non voler sfruttare tutto il potenziale che ha a disposizione. Con i mezzi fisici e la visione di gioco che ha potrebbe essere più determinante per la squadra, invece tende a rallentare l’azione e a volte insiste eccessivamente sugli isolamenti, non solo rallentando il gioco ma facendo pure incazzare i compagni. Melo & Amare non hanno senso insieme è palese, ma si è voluto l’ex Denver a tutti i costi ed ora lo devi gestire.

    Verissimo che la patata ce l’ha Woody, lo scorso anno ha fatto pochino pochino, limitandosi a dare le chiavi a Melo, nel bene e nel male.

    Chiudo dicendo che a me Melo sta sui c..i perchè ha un dono immenso e non lo sfrutta appieno!! se cresce da questo punto di vista veramente diventa inarrestabile.

    1. Che Melo abbia visione di gioco, non sono sicuro. Che Melo possa fare molto di più, oltre che il semplice scorer alla Glenn Robinson concordo.

      Ha il talento per fare le onde, non solo a suon di 3oelli, e ora anche la maturità per farlo, dopo 9 in NBA dovrebbe esserci.

      Se restava a Denver probabilmente non avrebbe mai dovuto fare i conti con questa pressione, ma ora, dopo 1 anno e mezzo a NY pensa sia il momento cruciale della sua carriera.

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