Lo fanno tutti e lo faccio anche io.

NBA Ranking 2012/2013. Va di moda e lo faccio pure io.

Note: ho diviso le squadra in 4 settori. Accanto al loro nome ho messo il ranking generale e quello della propria conference.

La mappa del basket USA

Squadre da Lottery

Charlotte Bobcats (30) (15)

La squadra più sganasciata della lega. Tanti giovani, ma poco talento, ma soprattutto poche idee. Attesi Walker e Byombo, mentre Kidd-Gilchrist ha già l’onore e onere di essere il leader dichiarato. Gordon, Thomas e Haywood sono i veterani che non vorresti mai in una squadra da sgrezzare. Mi intriga Gerald Henderson.

Houston Rockets (29) (15)

Fregati da Howard, poi da Bynum e alla fin fine anche da Gasol. Il piano “D” ha previsto una squadra piena zeppa di giovani (leggi asset) per puntare il prossimo anno a Free Agent di lusso, sfruttando l’enorme spazio salariale che si sono creati. Per popolare un po l’arena Lin dovrebbe essere una garanzia. Con tutte quelli ali però rischiano di spiccare il volo…

Orlando Magic (28) (14)

Non sono nemmeno malaccio, ma ripartono da capo, con i veterani senza stimoli (Nelson), bolsi (il Turko) o semplicemente egocentrici (Harrington), tanti giovincelli da lanciare, alcuni anche dal potenziale intrigante come Harkett e un coach nuovo, scuola Spurs, da rodare. Non giocheranno alla meno, ma di sicuro non giocheranno per vincere.

Atlanta Hawks (27) (13)

Danny Ferry nel giro di mezz’ora ha fatto piazza pulita di tutta la zavorra contrattuale (e tecnica?), accumulata negli anni che precludeva ad Atlanta di fare il passo in avanti, presumendo ci fosse stata mai l’intenzione di farlo. Josh Smith e Horford sono due ottime gregari, ma non due giocatori su cui io costruirei la squadra, Lou Williams e Teague sono un backcourt esplosivo davanti quanto irritante dietro, la panca è pienza zeppa degli scarti degli ex New Jersey Nets. Forse risalgono qualche posizione, perchè a differenza di altre squadre hanno voglia di mettersi in mostra.

Portland Trail Blazers (26) (14)

Via tutte le mele marce, ma i soli Batum e Aldridge non bastano di certo a renderli da corsa. Tutto sommato non sono neanche disprezzabili, mancano di 1 o 2 giocatori di un certo livello in grado di farli svoltare e tornare in zone più alte, perchè sono strutturati con criterio. Aldridge è un bello senz’anima, Batum sarebbe un collante presiozo in metà NBA, Lillard non può essere da subito pronto a prendere le redini del tutto in mano, poi sono tutti bene o male dei gregari, anche di lusso.

Sacramento Kings (25) (13)

Nella partita secca possono essere, la squadra più forte o irritante della lega. Cousins ne è l’emblema. Ma nel lungo periodo rimangono sempre troppo deboli o inesperti o lunatici per fare il salto di qualità. Poveracci, non giocano a perdere per fare tanking, ma non possono sperare nemmeno di accarezzare il sogno playoff con tutte quelle incompiute a roster. Sono dotati di potenziale e talento, ma in modo inversamente proporzionale al cervello e QI cestistico.

New Orleans Hornets (24) (12)

Per quanto Davis sia forte e futuribile, per quanto coach Williams sia notevole, per quanto le mosse di mercato siano state fatto con logica, rimangono ancora una squadra di 3° fascia. Ma hanno potenziale, e se continuano a crescere, possono bruciare qualche tappa nel giro di un paio di anni, specie se Gordon rimane sano per almeno 60 partite all’anno e Rivers non solo dimostra di essere da NBA, ma stupisce in un ruolo non suo al momento.

Detroit Pistons (23) (12)

Il parco giocatori è buono. I talenti in via di definizione sono tanti e tutti buoni per il ruolo che andranno a ricoprire: Knight e Monroe come punte, Stuckey come scorer, Jerebko, Singler, Daye come comprimari, Drummond come ciliegina sulla torta. Devono pagare le tasse Maggette e Villanueva, ma è uno dei contesti emergenti della lega, per il futuro.

Cleveland Cavaliers (22) (11)

Irving dopo l’ottima stagione passata rischia di consacrarsi da subito come uno dei primi 5 playmaker della lega. Ha le chiavi della squadra in mano, e proverà subito a lanciarla a paletta per vedere come rispondono gli altri. Ecco, gli altri sono grossi punti interrogativi. Perchè Irving a parte non si capisce chi possa affiancarlo con un ruolo di primo piano. Ma sono nel terzo anno del dopo LeBron per cui le aspettative sono ancora piuttosto basse, ovvero il contesto ideale per crescere indisturbati e fare i ritocchi necessari nel tempo.

Squadre Borderline

Washington Wizards (21) (10)

Non è uno scherzo. Nell’ultimo anno hanno fatto piazza pulita, decidendo, forse anche sommariamente su chi puntare: Wall, Crawford, Booker, Vesely. Via tutte le distrazioni come Blacthe, McGee e Lewis, dentro tanti veterani come Ariza e Nene. Beal è il pupillo di quasi tutti, che può sfruttare le scorribande di Wall che lo scorso anno era in versione “bromurata”, per colpa sua ma anche degli eventi. Ora è il suo anno, quello che lo lancia dell’elite del ruolo o nel novero delle delusioni più cocenti degli ultimi anni. Possono insidiare l’ottavo seed ad est se chi li precede commette passi falsi.

Phoenix Suns (20) (11)

A dirla tutta a me intrigano. Micheal Beasley è oggetto di scherno e frivolezza, ma è un giocatore che per talento, rimane uno dei top players al mondo. Si avete letto bene, al mondo. Via i vecchi, che cercano fortune altrove, Phoenix è in ricostruzione da almeno 2/3 anni. Ora con Dragic, Beasley, Gortrat, Morris, Marshall, Johnson hanno il nucleo base sul quale ripartire. All’occorrenza hanno tanti asset da spedire in giro per la lega, magari sognando Harden o un giocatore su cui incentrare il futuro. Gli acquisti di Scola e O’Neal dicono anche che cambieranno modo di giocare nel dopo Nash.

Toronto Raptors (19) (9)

Il clima è più disteso ce in passato. Ormai hanno capito tutti che Bargnani non è il giocatore su cui fondare, ma un valido elemento che può puntare (forse) a giocare l’All Star Game. Lowry è stato preso per farne il leader emotivo e tecnico della squadra. Offensivamente hanno i mezzi per puntare ai playoff. Difensivamente rimangono poca cosa, anche a fronte dei miglioramenti ottenuto sotto la gestione Casey, anche con l’aggiunta di Fields. Valanciunas mi divide. Da una parte mi accorgo di tutto il suo potenziale ma una parte di me invece lo considera un bust.

Golden State Warriors (18) (10)

Mi stimolano molto, perchè in teoria hanno tanto potenziale, tanto talento, e una squadra lunga. La loro asse play-centro è la più injury prone del pianeta, ma potenzialmente anche una delle più efficaci e mortifere, visto che Bogut fa blocchi granitici e Curry se riceve un bel blocco ha range di tiro e qualità tali da ottimizzare la massa dell’Australiano. Barnes ha un ruolo di 3° incomodo, importante ma senza troppe aspettative, almeno da subito. Nell’evenienza di infortuni alle loro stelle sono stati presi Jack e Landry, due polizze assicurative di lusso per il ruolo che rivestiranno. Difensivamente sono forse il peggior assemblemanto di giocatori della lega. Lo stesso Bogut stoppa a prende rimbalzi, ma è forse uno dei centri più in ritardo nelle chiusure della lega. E Mark Jackson dopo l’esordio deve dimostrare ancora di capirci qualcosa.

Utah Jazz  (17) (9)

Utah è la classica squadra “media” composta da giocatori di medio talento, esperienza, efficacia ecc… E’ lungotta come rotazioni, è profonda sotto canestro dove è pure futuribile, manca di cervello o continuità in play, ma se gioca in modo compassato, dove l’eredità di Sloan è evidente, benchè ora sia a spasso, può comunque restare in quel limbo che è il margine della lottery e un posto ai playoff. Nell’attesa di vedere come si muoveranno sul mercato e l’indirizzo che prenderanno in ottica futura con Kanter, Favors, Burks e Hayward in rampa di lancio.

Squadre da Playoff

Milwaukee Bucks (16) (8)

E’ la squadra di Skiles per eccelleza, ovvero con esterni frombolieri e lunghi di sistema. Secondo me hanno le carte in regole per diventare la mina vagante ad est. Ma anche per implodere, perchè Skiles alla lunga tende a fare piazza bruciata. Nessuna squadra ha la loro imprevedibilità nel backcourt. Il resto sono tanti piccoli soldatini senza infamia e senza lode. Ma se sono ricettivi possono dare fastidio.

Minnesota Timberwolves (15) (8)

Anche ribattezzati il Klux Klux Clan Team. Un quintetto di soli bianchi è difficile trovarlo anche negli anni 50. Scherzi a parte, Minnesota è una delle squadra più in crescita e “simpatia” della lega. Potevano anche essere qualcosa di più se il ginocchio di Rubio non avesse fatto crack, trascinati dallo spagnolo e Kevin Love a un livello di credibilità accettabili, dopo anni di disastri. La mano di Adelman è ben visibile, e Khan lo sta assecondando in tutto e per tutto. Il risultato sarà un gioco coinvolgente, un attacco bilanciato e di gran fattura, e limiti difensivi che con così tante mozzarelle sono preventivabili. Ma il loro motto è divertire, con un occhio rivolto ai playoff, obbiettivo che non appare più un miraggio.

Memphis Grizzlies (14) (7)

Sono una squadra da playoff, di peso, arcigna, e poco adatta alla regular season, dove le accortezze e le piccole cose si notano meno. Ma lo scorso anno hanno pagato a caro prezzo la chimica di squadra stravolta dalla cessione di Battier e Young, il ritorno di Gay, l’infortunio di Randolph e i passi indietro di Mayo e Conley. Ho come l’impressione che non miglioreranno, e sono nella delicata situazione del dover prendere una decisione: smantellare o continuare su livelli medi senza pretese, seguendo le orme degli Hawks dell’ultimo lustro. Secondo me calano, e rischiano di diventare la delusione della stagione.

Philadelphia Sixers (13) (7)

Lo scorso anno non avevano uno staccio di lungo presentabile, e avevano pochi centimetri sotto. Oggi hanno una combo Hawes-Bynum che francamente ad est rischia di essere più un peso che altro, difensivamente in primis, dove 1 dei 2, nei momenti finali delle partite sarà spesso sacrificato. La perdita di Igoudala è dai più ritenuta una mossa positiva. Per me è il contrario, benchè il reparto esterni sia ancora più lungo e assortito dello scorso anno. E pure la perdita di Williams peserà in una squadra che ora si aspetta molto da Turner, che però non ha il killer istinct del fromboliere accasatosi a Atlanta. Io li reputo indecifrabili e con tanti punti interrogativi che se evolvono in bene possono diventare dei punti di forza.

Dallas Mavericks (12) (6)

Non riconosco più Cuban, che continua a essere il solito vulcanico personaggio, ma che ha iniziato a diventare assennato. Prima spendeva e spandeva, voleva tutti!!! Ora ha in pratica innescato il processo di rifondazione lasciando partire negli ultimi due anni i prezzi pregiati dei Mavs campioni NBA 2011, ma portandosi a casa gente giovane, smaliziata e desiderosa di emergere come Mayo e Collison. Sono ancora un incompiuta, Dirk ha un anno in più, quindi teoricamente meno da spendere, e il reparto lunghi non è all’altezza di chissà quali aspettative, ma restano pur sempre una squadra di un certo lignaggio, che può sopravvivere anche nel competitivo ovest. Tanto a fare le forzine con Lakers, Spurs e Thunder ci rimetterebbero, quindi tanto vale aspettare un paio di stagioni senza però deludere i fans.

Denver Nuggets (11) (5)

L’acquisto di Igoudala (arrivato per Afflalo e Harrington, quindi già di per questo un affare) si incastra magnificamente nel tessuto tattico delle pepite che non avevano bisogno di un accentratore o uno scorer puro, perchè mettere punti a referto sarà compito di Lawson, Gallinare e Chandler, ma avevano bisogno di un leader, che possa prendersi meriti e demeriti di vittorie e sconfitte, e l’ex Sixers ha le spalle ampie per fare ciò, benchè in molti storgano il naso del suo essere leader. In più c’è la variabile impazzita McGee che lontano dalla capitale sembra un altro, scomodando persino un “tale” in Nigeria che lo ne ha profetizzato l’esplosione. Poi c’è il Gallo, che se resta sano, e mostra il suo reale potenziale, che in nazionale ha sciorinato a un livello del 30-40%, li rende la mina vagante ad ovest.

Indiana Pacers (10) (6)

Io non li vedo bene. Hanno mantenuto la solita struttura della scorsa stagione, senza mettere pezze nei ruoli scoperti di guardia e centro di riserva con quella qualità necessaria a fare il salto di qualità. Purtroppo rimangono i dubbi della scorsa stagione, tipo l’impatto di Granger ad alto livello. E se vogliono puntare al livello dei Celtics o degli Heat, un anno di esperienza in più, in questo caso, non fa la differenza. C’è George in rampa di lancio, ma non mi sembra il tipo che esplodendo ti cambia la squadra, piuttosto come un giocatore di contorno extra lusso, che però poi va impostato definitivamente in un ruolo, che a mio avviso è in ala piccola, non in guardia. Vogel è bravo, ma rischia di essere un po troppo monotono, e negli scorsi playoff si è visto.

Brooklyn Nets (9) (5)

E’ la squadra più attesa assieme ai Lakers, per quanto ha cambiato in estate e per il trasferimento che i tifosi sperano essere un nuovo inizio, lontano dalle maledizioni del passato. Trombati da Howard, il piano “B” è stato strutturare il backcourt con due stelle, affidarsi a un collante in un ruolo strategico e conservare la frontline dello scorso anno, che bene o male completa i limiti l’uno dell’altro. La panca è un incognita. Solo con il quintetto (sano) però possono andare in carrozza ai playoff, poi però lì rischiano di fare poca strada. A me piacciono, ma hanno bisogno di trovare in fretta la chimica per funzionare, e Johnson non mi sembra il coach in grado di crearla.

Contender

Los Angeles Clippers (8)

Lo scorso anno avrebbero dovuto ottenere di più. Paul doveva essere la scintilla per far esplodere definitivamente Griffin, che però ha in parte deluso le attese. Hanno aggiunto imprevedibilità in Crawford, esperienza in Hill e muscoli in Turiaf. Ma non mi sembra abbiano ancora le carte a posto per svoltare. Chris Paul però ha il potere di cambiare tutto con la sola imposizione delle mani. Ma è in scadenza e prima di andare a impelagarsi con i cugini poveri dei Lakers richiederà delle certezze.

Chicago Bulls (7) (4)

Saranno senza Rose per almeno 50 partite, e a seconda di come si evolve al situazione non lo rischieranno senza motivo. Però per come sono allenati, per lo spirito di squadra e per l’identità che si sono costruiti non penso sprofonderanno. Rispetto ai Nets hanno le gerarchie definite e rispetto ai Pacers hanno molta più malizia e esperienza. Boozer è l’uomo chiave. Le premesse in questo senso non sono buone, ma è questo il momento di dare un senso al suo contratto o bruciarsi definitivamente.

New York Knicks (6) (3)

Per me saranno la rivelazione della stagione, la nuova potenza che andrà insidiare Heat e Celtics ad est, complici i problemi dei Bulls. Su Anthony ho già detto la mia. Sulla convivenza Melo-Stat pure. Ma restano comunque sulla carta una squadra di alto livello, almeno ad est, e imprevedibile per la quantità di talento a roster, e per il grado di maturazione raggiunto dalla cacciata di D’Antoni. Merito di Woodson, che però ora non può più giocare di sorpresa, e deve costruire un sistema affidabile attorno a troppi giocatori non contestualizzabili che dovrà gestire.

San Antonio Spurs (5) (3)

Da due lustri sono lì, sempre in vetta. Li considerano vecchi, li considerano non motivati, ma sono sempre nelle zone alte. La sensazione è che ormai siano diventati una squadra da regular season, e che nei playoff, alla resa dei conti, abbiamo sempre qualche deficienza. Buford nel corso degli anni cerca sempre di ringiovanire il “core” portante, ma per un motivo o per un altro manca sempre qualcosa che li renda nuovamente in grado di puntare al titolo. il mio pensiero è che i tempi belli sono andati. In regular season, come al solito, andranno in overdrive.

Boston Celtics (4) (2)

Meno di 6 mesi fa erano sul punto di smantellare, oggi sono ancora nelle prime posizione dei ranking, sempre da contender. Benchè Garnett e Pierce abbiano un anno in più, rimangono sempre tra i top player della lega, e nelle loro particolarità unici. Per non farli spompare Ainge ha rimpolpato il roster di giocatori di livello, di talento, di esperienza, di freschezza atletica e acume tattico. Le motivazioni non gli sono mai mancate, Ray Allen gliene ha date alcune in più.

Oklahoma City Thunder (3) (2)

Sono un passo dietro ai Lakers perchè sulla carta ma solo sulla carta perchè il loro spirito non può essersi placato dopo una finale NBA persa, ma raggiunta di prepotenza. La sensazione è che per loro non è un punto di arrivo, come possano essere state le sporadiche escalation di Dallas e Orlando recentemente. Un anno di esperienza in più a tutto il gruppo non può che fare bene, e contrastare sulla bilancia dei valori, il potenziale dei Lakers. Sarà una lotta suicida per la finale NBA. Maynor è un arma in più da non sottovalutare, perchè da stabilità e ragionamento senza e con Westbrook. Harden può essere ancora una volta l’uomo della svolta, in positivo, giocando da Harden o in negativo, facendo le bizze per il rinnovo. A me comunque non mi riesce far passare per “magata” il rinnovo di Ibaka.

Los Angeles Lakers (2) (1)

Con tutte quelle stelle c’è l’imbarazzo della scelta. Che può essere il vantaggio o il motivo principale delle loro fortune. Kobe ha tutti i difetti del mondo, ma è intelligente, e sa che solo dividendo il pallone con Nash, Howard e Gasol può tornare in finale NBA. Chi sarà rivitalizzato dalle aggiunte di Nash e Howard paradossalmente sarà Gasol, senza pressioni, senza l’ingrombo di Bynum nelle solite mattonelle. Nash ha 39 anni, ma la freschezza atletica di un ragazzo, e la sua presenza e il suo estro saranno la scintilla per aumentare anche l’apporto dei panchinari. A me non sembrano avere limiti, se non di ego.

Miami Heat (1) (1)

Per la prima volta dall’avventura dei Big Three, partono come i favoriti reali, non semplicemente come la squadra più attesa e chiacchierata. Il nuovo Lebron è semplicemente dominante, e la cosa che spaventa, è che è all’inizio del suo prime. Wade e Bosh hanno abbracciato il loro ruolo con efficacia, la truppa di gregari è funzionale e funzionante, rimpolpata dall’acquisto di qualità Ray Allen. Miami è l’unica squadra al mondo che può permettersi in pianta stabile e senza controindicazioni un quintetto con un solo lungo, e pure atipico, per un infinita varietà di soluzioni tattiche.  Per questo parte avanti a tutti. Ma ripetersi non è mai semplice.

Sono curioso di rileggere questo ranking tra 4 mesi e a luglio prossimo. Sai che risate!!!

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