5 spunti di interesse

Siamo nel pieno della preseason NBA, le squadre lentamente stanno trovando la forma, e gli allenatori lavorano alacramente per instillare schemi, idee, nozioni nella testa dei propri giocatori, cercando nel frattempo di trovare gli equilibri, le rotazioni, ottimali.

E’ un momento di grande fermento, in cui i nuovi acquisti delle varie squadre scendono in campo per la prima volta, in cui il tifoso non guarda al gioco, ma cerca di capire come si incastrerà il nuovo con il vecchio.

A margine ci sono poi i carneadi che cercano di strappare un biglietto per il paradiso mettendosi in mostra, alzando il livello degli allenamenti per esempio.

La preseason NBA da una parte è l’estensione delle summer league con la differenza principale che questa volta sono i migliori (in rodaggio) a scendere in campo, e non i rookie o i giramondo.

Ma dall’altra è un buon viatico per creare spunti di interesse.

Io ne ho raccolti 5, i miei focus per la stagione che sta per iniziare.

1. Occhio ai New York Knicks

Metto le mani avanti da subito e dico che a me i Knicks “arrapano”. Sarà il fascino delle mature (essendo i Knicks la squadra più vecchia della storia della lega, verrebbe da dire granny), ma non vedo l’ora di vederli all’opera in regular season.

Al netto di tutti i difetti che possono avere, delle incongruenze a roster, dell’atavico problema Melo-Amar’e di cui ho anche parlato, sono una squadra che punta in alto ed ha le carte in regola per farlo.

Mi piace come si sono mossi per allungare il roster, per accrescerne il talento, stavolta non fine a se stesso, ma mirato a riempire i vuoti creatisi con la gestione D’Antoni e le ultime 2 stagioni travagliate, tecnicamente e emotivamente.

Sono una squadra con un potenziale offensivo stratosferico, difensivamente da svezzare, ma con enormi possibilità di crescita.

Mi piace persino il lavoro di Mike Woodson, vedendo qualche reportage qua e là, in cui il “barba” ha un duplice attegiamento, da sergente di ferro o da player coach che dosa con molta intelligenza.

Sta cercando di oliare i vari meccanismi che poi durante la regular season e i playoff ci diranno chi sono ed a cosa puntano i Knicks.

2. I Minnesota T’Wolves, la squadra più bella da vedere

C’è Adelman in panca e in questo è già di per se una garanzia. Lo ha dimostrato lo scorso anno, in cui doveva sottostare anche a certe teste come Beasley, Webster, Johnson e compagnia bella.

Khan in questa off season ha seguito i suoi input, ed anzichè aggiungere muscoli o potenziale fisico, ha donato al suo coach materiale cestistico di primo livello.

Ci sono almeno 3/4 scenziati del gioco, a modo loro, nel roster dei Wolves, e tra i primi 8/9 giocatori della rotazione, il QI cestistico è altissimo.

Rubio, Roy, Kirilenko, Love, Pekovic, probabili quintettisti, sono dei califfi, anche in NBA, anche in una lega iperfisica e atletica, perchè sanno giocare a basket e lo parlano come lingua madre. Shved, Ridnour, Budinger, Barea hanno un loro perchè, sono armi tattiche importanti. Ma non manca pure il potenziale, in Williams e una sana dose di manovalanza tra Amundson, Cunningham e Stiemsma.

Alla lunga soffriranno fisicamente, ma l’esecuzione, le letture, l’estro, l’essenza del basket è radicata in loro.

3. Kobe, Nash, Howard, Gasol

I Lakers sono la squadra sotto il riflettore e già ora si pensa a come possono incastrarsi questi 4 big tra loro.

Per me il problema non è come giocheranno insieme nell’arco della partita ma come lo faranno negli ultimi 6 minuti di partite tirate.

E’ ovvio che partiranno tutti in quintetto. E’ altrettanto ovvio che tenderanno, problemi di falli o altro a parte, a chiudere le partite.

Nel mezzo non ci saranno problemi, anche perchè le possibili combinazioni tattiche che può disporre lo staff tecnico dei Lakers sono illimitate e percorribili anche nell’ottica di non spremere troppo Nash o Kobe e cercare di fare rendere Gasol e Howard in simbiosi ma anche uno alternativa dell’altro.

Poi ogni partita ha storia a se, e ci dirà, chi tra tutti dovrà essere più cavalcato o servito o innescato o ergersi a trascinatore dei suoi.

Nei primi 2 quarti si faranno i pompini a vicenda. Nella ripresa inizieranno già a stabilirsi le prime gerarchie, da metà di ultimo quarto in poi ci saranno i responsi.

Posto che sarà Kobe a prendersi gli ultimi tiri, finchè calcherà un campo da basket NBA, che li metta o no, le domande per i finali di partita sono:

La tenuta difensiva dei Lakers. Negli ultimi 3 anni se volevi mettere in difficoltà i Lakers, ti bastava un pick & roll, indifferentemente se a giocarlo fosse l’ala forte o il centro. Quando c’era l’Odom sano di testa e di stimoli, non era un problema, nell”interregno Gasol-Bynum è stata la croce dei Lakers. Nash non è mai stato un difensore affidabile. Dovranno trovare delle risposte in questo senso. Howard copre in parte il problema, perchè sia in aiuto, che sui pick & roll sposta parecchio, a patto però che non venga lasciato in balia di un fallo da spendere 1 azione su 2.

La qualità delle soluzioni offensive. Sono convinto che con l’adottamento della Princeton offense, per 3 quarti buoni vedremo anche del buon basket, perchè Kobe, Nash, Gasol sono dei grandi passatori, e giocatori estremamente intelligenti, e il contorno, tra i vari Meeks e Jamison, hanno peculiarietà che li rendono utili come terminali sul perimetro. Ma negli ultimi minuti il gioco diventa rarefatto e l’esecuzione lascia spazio all’improvvisazione. Ci saranno isolamenti, ci saranno poche situazioni che andranno sfruttate fino in fondo. E’ qui che i vari Nash e Howard dovranno abituarsi a un ruolo di gregariato ma di qualità. E’ impensabile che Howard giochi i possessi chiave dal post basso, come voleva fare a Orlando. E’ inpensabile che Nash possa sfruttare 6 volte a file il solito pick & roll. E’ anche impensabile che Kobe si isoli al gomito e tiri in fadeway per 8 azioni a fila. E’ qui che si costruiranno i Lakers del titolo o del tonfo.

La disponibilità al sacrificio. Tutti, nessuno escluso, dovrà fare un passo nella giusta direzione. Howard deve capire che, se vuole vincere, non sarà mai il centro dell’attacco, ma una componente importante. Nash deve capire che, se vuole vincere, dovrà essere più efficace in difesa, e monopolizzare meno il pallone in attacco. Gasol deve capire che, se vuole vincere, deve essere intenso molto più spesso, essere passatore ma anche realizzatore, e fare il play aggiunto a questa squadra. Kobe deve capire che, se vuole vincere, deve smettere di prendersi 35 tiri, di cui 15/20 forzati in ogni contesto/situazione/partitasì e partitano. E’ sempre lui il centro dell’attacco e il fulcro dei Lakers, ma un Kobe superoe da 30 punti di media serve solo a farsi del male.

4. Il destino dei Brooklyn Nets

A mio avviso i Nets sono una squadra che farà bene o che farà male. Per bene intendo arrivare tra le prime 4 ad est e passare 1 turno almeno dei playoff, per male intendo i playoff raggiunti a fatica. Francamente fuori dai playoff, ad est, è impossibile vederli.

E’ una squadra con potenziale, esperienza, 2 all star, 2/3 giocatori giusti di contorno, ma anche 2/3 variabili impazzite.

Hanno un telaio strutturato in un certo modo, ma gente come Brooks, Watson, Teletovic, Blacthe, nel bene o nel male può scombinargli le carte.

Il coach poi, Avery Johnson, è un sergente di ferro che non tollera insubordinazioni. La mia impressione è che sarà uno dei primi coach a saltare.

Avrei piacere di vedere come giocano, sfruttando quali tipi di situazioni o sposando quali filosofie.

Hanno gente in grado di muoversi senza palla come Williams, Wallace, ma pochi passatori. Hanno gente in grado di isolarsi, come iso-Joe, ma gente che se la tieni ferma sul lato debole diventa inutile, come Lopez o Williams. Gente che ha la testa per eseguire, ma giocatori dotati di QI cestistico basso per farlo, come Humpries o Brooks.

Devono fondere al più presto le varie anime della squadra. Anche perchè tutta la visibilità che hanno ottenuto con il trasferimento rischiano di vederla tramutata in pressione se non raccolgono subito i primi consensi.

5. Rookies

E’ scontato, ma come ogni anno, almeno per i primi mesi, sono loro a catalizzare le attenzioni.

In un draft profondo, come ce lo hanno dipinto gli intenditori, sono molti i rookie da seguire con attenzione.

A me personalmente piacciono molti oltre i soliti noti, Anthony Davis, Michael Kidd-Gilchrist e Thomas Robinson, sorvegliati speciali, anche Harrison Barnes, Andre Drummonds, Terrence Jones, Austin Rivers e Terrence Ross.

Francamente trovo Barnes, già da subito un titolare solido, offensivamente parlando, per la lega. Dopo 2/3 partite ha già scavalcato tutte le gerarchie in ala piccola dei suoi Warriors, ed è già pronto per 15/18 punti sicuri a sera, mentre Robinson, dicono, abbia un atteggiamento da veterano al training camp dei Kings, e già questo lo mette molto al di sopra, nelle gerarchie, di alcuni talenti già più navigati. Su loro due punterei i miei 10 euro, per una stagione di alto profilo.

Drummonds, i due Terrence e Rivers mi intrigano per il loro potenziale, notevole. Ma penso possano già da subito dare una forta mano ai primi team, e mettere già in mostra la merce a loro disposizione.

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