Amori sbagliati

Ci sono quei giocatori che ti fanno innamorare, da un singolo movimento che hanno fatto, da una piccola parte del loro talento svelato al mondo, da un episodio, o anche solo a pelle.

Poi si rivelano essere amori sbagliati, ovvero giocatori che per te avranno sempre un posto speciale, ma che in realtà hanno deluso o non sono stati in grado di far provare le solite emozione che hai provato tu, ad altri.

Questi sono i miei:

Jamaal Tinsley

E’ newyorchese, è un playmaker, è figlio e leggenda dei playground. Automaticamente questo retaggio lo porta ad essere in NBA un giocatore inallenabile.

Da tutti, meno che da Isiaiah Thomas, che lo volle fortemente ad Indiana dove arrivò la notte del draft via trade. Da ultima ruota del carro è play titolare in una squadra che purtroppo ha sempre disatteso le aspettative. E la colpa era anche di Mel Mel The Abuser, oltre che di uno spogliatoio atomico, visto la presenza, tra gli altri, di Ron Artest, Stephen Jackson, Reggie Miller, Al Harrington dentro alle stesse 4 mura.

Poi diventò un peso, poi subì l’onta della D-League prima di ritrovare il paradiso con gli Utah Jazz, dove tra tanta panchina e poca genialità, ogni tanto piazza la sua zampata.

Ma Tinsley rimane per sempre, per me, un giocatore dagli istinti cestistici straordinari, dalla visione di gioco sublime, dalla follia, quella sana follia che ogni volta lo porta alla giocata spettacolare o e alla figura di merda colossale.

Jamal Crawford

Gianmarco Pozzecco, che disputò un estate la summer league NBA, disse che non aveva incontrato nessun giocatore tanto forte quanto JC, che al tempo era un rookie ai Bulls.

Poz ci aveva visto giusto, perchè Crawford è davvero un talento impressionante, e nei giorni belli, un giocatore di quelli che fa fatica a non venerare.

Il suo crossover è il più fulminante, ed esteticamente bello da vedere, dell’intera lega. Forse di sempre. Ha quella sinuosità di movimento che ti fa andare in brodo di giuggiole.

Ai Bulls è durato poco, perchè troppo indisciplinato tatticamente da farlo giocare play, e poco difensivo e esplosivo da farlo giocare da guardia. Pure a NY si è riproposto il dilemma, ma in quei Knicks, JC era il minore dei mali.

Poi ha trovato la sua dimensione ottimale, da sesto uomo, che esce dalla panca per creare danni o per farne, ed al caso, rimetterlo a sedere.

Sa tanto di talento sprecato, perchè uno con quel ballhandling e quella capacità di segnare in tanti modi, potevi sfruttarlo meglio.

Rimane però un giocatore di culto, in grado di segnare con 4 squadre differenti, almeno 50 punti in una partita, perchè lui, nelle giornate belle, non ha limiti.

Dorrell Wright


Il mio più cocente abbaglio. Ha 26 anni e sembra un veterano da tanto è in NBA. Vi arrivò in piena ricostruzione Heat, dalla High school, scelto da Pat Riley, uno da sempre non propenso a prendere rookie troppo acerbi. Ma vide giusto, al momento, perchè nella prima partita di summer league, piazzò 30 punti, dominando tutto e chiunque in quella gara.

All’epoca era un giocatore esplosivo, talentuoso in dosi eccessive, capace di fare tutto su un campo da basket, dal segnare, al fare il playmaker aggiunto a difendere. Una sorta di Scottie Pippen Californiano.

Ma amore fu così mal ricambiato. Nei suoi primi 5 anni NBA giocò solamento 139 partite, a causa di continui infortuni, un etica lavorativa prossima allo zero, una certa mal disposizione mentale al duro regime di allenamento proposto da Pat Riley prima e Spoesltra poi.

Ha avuto la sua occasione al 6° anno in maglia Heat, dove in pratica mi era parso rigenerato, rinvigorito, capace di quello detto qualche riga sopra, ma a un livello decisamente più basso, ma accettabile.

Poi Miami gli ha dato il benservito per prendere LeBron, a ragione, e Dorello ha ripiegato a San Francisco dove ha tirato fuori 2 stagioni dignitose, ma in calando, riciclandosi in un tiratore, solamente un tiratore.

Ora a Phila va a fare numero, va a dare un apporto dal pino, nei due ruoli di ala, un po di tiro. Ma fino a 3 anni fa era un jolly che giocava 4 ruoli, difensiva su 4 ruoli, portava palla o andava dentro di atletismo.

Terrence Williams


Come Wright, per capacità di rovinare le mie coronarie, con tanto talento sprecato, ma lì tutto da vedere.

Gary Payton lo prese sotto la sua ala protettiva quandò si affacciò al mondo NBA, e questo può in parte spiegare il lento declino di questo giocatore che ha il basket nel sangue, ma la merda nel cervello.

A New Jersey persero la speranza dopo solo un anno e mezzo, fatto di dissidi in spogliatoio, compiti disattesi in campo, anarchia di gioco ecc, a Houston a dirla tutta nemmeno ci hanno provato, sotto Adelman, che è bravo quanto ti pare, ma con la gente adatta, e Williams non lo era per niente. Lo hanno raccattato dal marciapiede i Kings, ma i Kings hanno già i loro problemi, per cui l’ultima chances gliel’hanno data i Pistons.

Io dubito che sappia sfruttarla, perchè la testa è sempre quella che è, ed è un peccato, perchè vederlo giocare, nel pieno delle proprie facoltà e concentrato (forse 30 minuti totali in carriera), ricorda vagamente una via di mezzo tra D-Wade e LBJ per capacità tecniche e fisiche.

Michael Beasley – ala piccola/forte


Il problema per B-Easy, oltre al fumo, è che è arrivato in NBA agli Heat, da incomodo, e scelta inevitabile, alla seconda assoluta, in una squadra che non lo voleva e ha fatto di tutto per cederlo da subito.

Io sono dell’idea che come talento puro e grezzo sia uno dei primi 5 giocatori NBA attuali. Ha una semplicità di basket impressionante, un talento vero e incolto che finora ha espresso solo una minima parte del suo potenziale.

Per lui è indifferente essere trattato da ala piccola o da ala forte o stella o da panchinaro, lui quello che gli gira per la testa lo esprime in un campo da basket.

Che poi sia un bene o un male lo dimostrano i risultati che ha ottenuto, e il fatto che in 4 anni di NBA sia ancora lì a cercare il suo spazio ideale.

A Miami non lo era, a Minnesota nemmeno, ora a Phoenix può esserlo. Alla fine non è nemmeno un piantagrane, però semplicemente a livello cestistico è autistico, vede e si esprime a modo suo.

Se volete fare una squadra senza attese di ogni sorta, ma in grado di farvi divertire, o arrabbiare, scegliete a caso uno di questi 5 e non sarete delusi del risultato!!!

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