L’Affaire Harden

Clamoroso, James Harden, il Barba, porta i suoi talenti e i suoi peli ispidi in Texas.

Clamoroso non nella motivazioni, ma per il fatto che la trade è avvenuta in sordina, senza rumors o avvisaglie di ogni sorta.

Che tra i Thunder e l’agente di Harden ci fosse qualcosa che non filava liscio lo si era inteso dalla continue proposte rigettate dalla guardia in quanto non considerate idonee a un giocatore del suo genere.

Il problema è a monte, e sta nel fatto che Presti ha ceduto Harden non oggi, a due giorni dall’inizio della regular season, ma in estate, quando ha trattenuto Serge Ibaka a 12 milioni l’anno per 4 anni.

Era implicito che anche Harden, volesse il solito trattamento, forse anche qualcosa di più, forse anche un posto in quintetto ritenendosi il segreto di pulcinella dei Thunder.

Quando costruisci una squadra dal draft e questa è la squadra più in ascesa della lega, e per giunta in un mercato econimico minuscolo, alla fine i nodi vengono al pettine, sotto forma di rinnovi multimilionari.

E’ successo con Durant, è successo con Westbrook ed è successo con Ibaka. Con Harden non poteva succedere per tutta quella serie di norme, clausole e limitazioni imposte dal salary cap. Harden in sintesi avrebbe potuto strappare tanti soldi ai Thunder, ma questi poi sarebbero stati bloccati a livello di cap per i prossimi 5 anni.

Già due anni fa la dirigenza dovette fare una scelta che decretò la cessione di Jeff Green in odore di rinnovo ai Celtics per Perkins. Scelta che si rivelò azzeccata su più fronti, visto che Presti ebbe flessibilità salariale per rinnovare Durant e Westbrook nel giro di poco, e la partenza di Green ebbe il duplice vantaggio di fare esplodere sia Harden che Ibaka.

Sam Presti è considerato uno dei migliori GM della lega, ed ha ragione, perchè effettivamente negli ultimi anni ha architettato mosse, trade e situazioni tali da far nascere e crescere la favola dei Thunder fino a un LeBron James dal titolo NBA in 4 anni.

Ogni sua mossa è incensata come geniale, cosi come lo è ogni parola che il duo, Tranquillo-Buffa, si scambia in telecronaca, ma a mio avviso in questo caso la genialità non sta nella trade, quanto nel tempismo di estirpare un possibile motivo di distrazione dallo spogliatoio a ridosso della stagione che sta per cominciare.

Io avrei agito diversamente, avrei offerto il contratto di Ibaka ad Harden e viceversa, con un ulteriore ribasso per il congolese, che in un mondo perfetto sarebbe giocatore da 8 milioni l’anno, forse.

In questo caso Presti ha calcolato male i modi e le priorità. Ok, Harden ha giocato una finale NBA orrida, non al livello di quel giocatore che uscendo dalla panchina giocava 3 ruoli in attacco e difesa, dava punti, leadership, intangibles, coraggio e stabilità alla squadra. Però nemmeno Ibaka aveva impressionato a fine giugno.

Sono stati due fattori entrambi per la sconfitta dei Thunder.

Harden ha fallito senza mezze misure, ma doveva vedersela con un certo Wade e un certo James, non Battier o Haslem o Joel Anthony, e comunque, aveva trascinato di forza Oklahoma City in finale in più di una situazione.

Ibaka si è dimostrato totalmente inutile in campo durante le finals. Non è stato in grado di spostare in difesa perchè ha dovuto fare cose estranee al suo bagaglio tecnico, ovvero uscire dall’area per inseguire Battier, non a caso un arma tattica devastante nella corsa al titolo degli Heat, oppure marcare LeBron con scarsissimi risultati. Non ha spostato di una virgola nemmeno quando messo sulle tracce di Bosh o in aiuto, visto gli sconsiderati falli fischiati per essere saltato alle finte o il fatto che in attacco non ha mai inciso con il suo tiretto e la sua capacità di essere all’estremo di un alleyhoop o finalizzatore di una bella azione corale.

Però c’è quella parola a cui ogni GM, anche Presti non sa resistere, ovvero il “potenziale” e quello di Ibaka è tutt’ora inesplorato e pieno di sorprese, mentre quello di Harden ha ancora poco da offrire in termini materiali.

Poi c’è da dire che comunque la tegola Harden sarebbe esplosa se non prossimamente, nel medio lungo periodo, quando il ruolo di sesto uomo avrebbe cominciato a stargli troppo stretto per continuare a sopportarlo.

Lui voleva un posto in quintetto e le luci della ribalta senza mezzi termini. Alla fine ha rifiutato 56 milioni in 5 anni per una differenza di soli 4 milioni. Spiccioli per un giocatore NBA che usato il suo rinnovo come leva per ottenere qualcosa di più.

Ora a Houston avrà soldi, spazio, cifre da All Star Game, ma temo rimpiangerà la possibilità concreta di vincere un anello e restare quindi immortale nella storia di questo gioco, perchè i Thunder, anche senza di lui sono destinati a grandi cose.

Analizzando in modo prettamente tecnico la trade invece reputo ideale la mossa per Houston che alla fine persevera nella pazienza dimostrata nel voler portarsi a casa un top player nonostante Howard e altri abbiano preferito accasarsi altrove.

Anche sacrificando diverse scelte future visto che dopo l’incetta di giocatori a questo draft i Rockets avevano gettato le basi e la strutturazione per il loro futuro con potenziale, talento e salary cap basso che non preclude un altro top Free Agent.

Anche i Thunder sono riusciti a ottenere tanto, in termini di quantità e qualità (bravo Presti anche qui).

Due prime scelte interessanti e due seconde scelte che comunque possono fruttare un role player decente, un contratto in scadenza di un giocatore che può tornare utile ora in campo e a febbraio… altrove e un giovane dal talento cristallino che risulta essere un scommessa che nel peggiore dei casi allunga la rotazione portando un minimo dell’impatto che aveva Harden dal pino e nel best case scenario allunga la vita “tecnica” dei Thunder di qualche anno. Ed hanno sbolognato due giocatori perfettamente inutili come Aldrich, Cook e Hayward nel mentre.

E poi mi ronza in testa un idea provocatoria e audace: i Thunder hanno preferito smantellare, ora, una parte comclamata del loro sistema perchè non si ritenevano in grado di sconfiggere i Lakers in questa stagione. Quindi tanto vale buttare un occhio al futuro, restare da corsa ma con meno aspettative nel presente.

Aspettative che ora avrà però Ibaka, che dopo il rinnovo e la rinuncia di Harden sarà uno degli oggetti più osservati della lega.

Harden? Una vita da Joe Johnson lo attende. Ricco, coccolato, diluendo la sua efficacia in più minuti, con più responsabilità, più statistiche, più soldi in termini di marketing ma meno impatto. Non avrà più Durant e Westbrook aprirgli gli spazi e a dargli quella fiducia di spezza-difese che va fino in fondo. Giocherà con Lin e Asik, sarà lui il sorvegliato speciale e le cose potrebbero anche complicarsi.

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