PILLOLE DI SERIE A – 6° GIORNATA

  • Si parlava la scorsa settimana della superprova di Ricky Minard da 10/12 al tiro da tre e oltre 30 punti. Beh contro Caserta ha dimostrato quanto detto, ovvero di essere il re della discontinuità: 3 punti e 1/12 al tiro.
  • Pino Sacripanti è un coach che da sempre ama fare le nozze con i fichi secchi piuttosto che allenare il talento. Plasma la squadra sulle necessità, già dai tempi di Cantu del primo Botsie Thornton a livello italiano. Non dategli in mano una fuoriserie, che probabilmente non la metterà in condizione di rendere, ma con una squadra di medio livello, da mina vagante, lavora bene.
  • Milano riesce a perdere anche contro Venezia, nella sfida tra squadre fatiscenti: il fatto che Venezia ha un anima più marcata dell’Olimpia rende l’idea di come siano messi mesi a Milano. Cook è francamente il fantasma di se stesso. Ai tempi di Malaga era un play che innescava i compagni, a Milano è un palleggiatore che non innesca nulla, ma anzi, affidargli palla è deleterio. Non credo sia solo colpa sua, ma anche la natura dei compagni che ha a fianco, che non gli rendono agevole il compito, e che senza palla non si muovono bene.
  • Ora per Sassari si apre la fase due: il doppi impegno di coppa dovrà cambiare l’atteggiamento degli isolani che non possono durare tutto il campionato ruotando 8 uomini. Prima o poi pagheranno in termini di fiato.
  • Bobby Brown è l’anima di Siena, Hackett ne è il barometro. Brown alterna momenti in cui è il miglior play del campionato ad altri in cui è la miglior guardia del campionato. Banchi sta un po trovando il bandolo della matassa, lentamente, lasciandogli il pallino del gioco quando è in vena costruttiva e affiancandogli Hackett quando è in vena realizzativa. Ecco perchè Siena sta crescendo. L’unica cosa: Hackett tagliati quei cazzo di capelli a vagabondo.
  • Riflettendo un attimo sulla crisi del basket italiano che vede squadre come Caserta e Avellino fare fatica a trovare i fondi necessari per arrivare a fine campionato e altre squadre che a giugno spariranno per debiti nelle prime 2/3 serie falsando di fatto il sistema della retrocessioni/promozioni. C’è, come Montegranaro, chi propone di bloccare le retrocessioni per un anno al fine di risparmiare soldi per giocatori dell’ultimo minuto per mosse della disperazione, e far crescere qualche giovane. Ma io non sono d’accordo, in quanto in blocco delle retrocessione farebbe svendere alle squadre in difficoltà tutti i pezzi pregiati della propria squadra falsando ancora di più la lotta per lo scudetto. Piuttosto a fine campionato non sarebbe più utile elargire licenze in stile Eurolega? Triennali o biennali, a seconda dalla sanità economica della squadra, i risultati recenti, con un occhio di riguardo all’utilizzo di giocatori indigeni piuttosto che comunitari? In questo modo ci sarebbe, forse, la possibilità di programmare su base triennale anzichè fare e disfare ogni stagione.

 

Dimmi cosa ne pensi!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...