Il Baffo e il Catalano

Nell’attesa del debutto di coach D’Antoni sulla panchina dei Lakers, e di vedere come li farà giocare, mi addentro in una raffica di schiaffi per capire come aspettarsi dai nuovi Lacustri.

Innanzitutto c’è da fare alcune premesse:

  1. L’etichetta che il gioco di D’Antoni sia esclusivamente in velocità è errata. Solo ai Suns faceva così, perchè aveva una squadra particolare. Ai Knicks giocando con i soliti principi di pick & roll vinceva le partite anche agli 80 punti.
  2. Non necessariamente D’Antoni gioca small ball. Sempre ai Knicks ha sperimentato quintetti con Harrington-Lee-Gallo-Wilson Chandler o Chandler-Gallo-Mozgov-Amar’e.
  3. E’ impensabile che i Lakers giochino sempre a mille all’ora. L’essenza dello Showtime anni 80 non era solo in contropiede.
  4. E’ necessario che D’Antoni adatti il suo gioco anche alle peculiarietà di Kobe e Howard e Gasol ad alla loro necessità di avere palla in mano. Quindi in sintesi meno pick & roll e set che prevedano isolamenti in post basso e al gomito.

Detto questo, D’Antoni porta il suo attacco up-tempo a Hollywood e francamente la cosa può anche funzionare perchè il talento c’è, i giocatori anche, e un compromesso lo si trova, da ambo le parti.

Howard è il lungo ideale per giocare il pick & roll, Nash è il play ideale per creare dal pick & roll, Kobe è forte, per cui che giochi il pick & roll o lo finisca, o tiri su scarico o non lo giochi affatto e si metta a giocare 1 vs 1 in un quarto di campo qualcosa tira fuori, Metta World Peace magari piazzato in un angolo, se non smatta può anche funzionare, Hill da energia, Meeks e Jamison sono due tiratori, i role player per D’Antoni vanno e vengono quindi non c’è da preoccuparsi.

Ma la chiave per D’Antoni sarà far rendere un tipo di giocatore che per posizionamento, caratteristiche e particolarità non è mai riuscito a inquadrare nel suo gioco: Pau Gasol.

Parto dall’assunto che con D’Antoni per avere spazio e importanza in attacco, che tu sia un 210 cm o 175 cm, che giochi esterno o lungo anche atipico, devi avere due particolarità: tirare da fuori e mettere palla a terra.

Per questo ai Suns giocava con Marion da 4 e Diaw da 5, e a NY poteva permettersi quintetti con 3 ali come dimostrato sopra. Perchè il presupposto base per il gioco di D’Antoni è prendere vantaggio dal primo pick & roll dell’azione e portarselo appresso per tutta l’azione fino al tiro con gente che può indistintamente tirare da fuori ma anche essere in grado di battere l’uomo in recupero.

Poi da lì si dipanano tutte le varie sfaccettature del gioco espresso nelle sue due incarnazioni precedenti.

Ecco, Gasol stona un po in questo quadro generale, perchè è un 4 che accorcia le spaziature, ha sufficiente range per sconfinare a volte oltre la riga da tre punti, sa pure mettere palla a terra, ma non può farlo in pianta stabile.

In pratica nei Lakers, il Baffo, deve rivisitare i suoi capisaldi tecnici plasmandoli sul catalano, che ha una dote che pochi altri in squadra hanno, ovvero è un superbo passatore dal post alto, che come sponda nei pick & roll è importante, a maggior ragione nel basket di estrazione europea dell’ex playmaker di Coach Peterson ed in una squadra che eccetto Nash e Kobe non ha grandi passatori e genera pochi assist per indole.

Ma non allarga il campo, per cui i duetti che vedranno protagonisti Nash o Kobe con Howard rischiano di essere meno efficaci e di conseguenza anche l’utilità dei giocatori posizionati in angolo come Jamison o Metta World Peace o Meeks o chi vi pare viene meno.

Ma se D’Antoni trova la soluzione al “problema” Gasol i Lakers possono realmente diventare competitivi seppur con lacune vistose nella metà campo difensiva.

Soluzioni? Ce ne sono diverse, estreme e meno estreme.

Ovviamente la più estrema sarebbe cederlo.

Si vocifera di interessamenti per Josh Smith, che è il 4 sulla carta adatto seppur con la testa sbagliata. A quelle condizioni meglio Gasol che ha un QI cestistico di gran lunga migliore.

Si potrebbe pensare di usare Gasol come 6° uomo in un ruolo alla Odom, che entra con la second unit magari giocando minuti importanti con set offensivi meno di impronta d’antoniana e poi averlo focalizzato sulle piccole cose nei finali di partita. E’ una soluzione che può starci, ma Pau è da sempre stato un giocatore umorale, per cui una “retrocessione” in panchina, benchè per fini tecnici e non punitivi.

Altrimenti sacrificare un po di pick & roll per giocare in maniera più ortodossa, o modificando gli angoli dei giochi a due, non più esclusivamente centrali per spaziare il campo, ma laterali per permettersi e segiere un Gasol più point foward mascherato al gomito.

Io sono propenso a credere che questo binomio può portare benefici a entrambi, a D’Antoni per smussare i limiti dei suoi concetti di gioco, che talvolta sono troppi rigidi ed a Gasol per ritagliarsi un ruolo più tattico e quindi più decisivo nell’attacco dei Lakers.

E penso anche che D’Antoni sia intrigato dal catalano per cui cercherò di metterlo a suo agio e testerlo almeno fino alla prossima estate prima di deciderne il futuro in maglia gialloviola.

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