NBA 3° e 4° Week

  • I Wizards, oggi, lunedi 26 novembre sono ancora a 0 vittorie a fronte di 11 sconfitte. La sensazione è che non sappiano proprio che pesci prendere al di là del fatto che manca John Wall, che Nene sia tornato ora dal suo ennesimo infortunio e che il nucleo portante sia composto da rookie o giocatori ancora in via di esplosione. I veterani non fanno i veterani, nel senso che Ariza, Okafor, Webster sono tutto fuorchè delle chiocce che possano accudire i meno esperti. Tra tutti nemmeno Wittman mi sembra poi tanto colpevole, piuttosto nemmeno l’epurazione di Young, Blatche e McGee pare aver funzionato e ciò è preoccupante, significa che non erano loro necessariamente il problema.
  • Viceversa i Bobcats, sempre oggi, lunedì 26 novembre, hanno un record migliore dei Lakers e se la regular season finisse ora, sarebbero ai playoff come 6° forzat ad est scalciando fuori Chicago e Indiana, davanti ai Celtics. E’ solo un mese di regular season, ma il lavoro di Dunlop sta rendendo alla grande. Ha dato gerarchie a una squadra che non ne aveva, ha impostato un tipo di gioco che trae la sua forza dal backcourt e dalla capacità dei singoli di improvvisare attacco per se stessi o per gli altri. Walker e Session ne sono stati rivitalizzati, Kidd-Gilchrist non è un collante, ma un mastice e Mullens sembra un giocatore vero.
  • Capitolo italiani: non ci siamo. Purtroppo. Sono partiti con tante aspettative e attese e le stanno disattendendo sistematicamente. Attualmente, in un ipotetica scala dei valori, Bargnani > Mullens e Gallinari > Parsons come impatto sul gioco nelle rispettive squadre. Sembra un offesa ma è la verità lampante. Bargnani non sta facendo quello per cui viene pagato 10 milioni l’anno, ovvero fare canestro. Quest’anno i Raptors non gli chiedevano di difendere, di fare gioco sporco, di prendere rimbalzi, di fare il leader, solo di fare canestro, e a parte un paio di lampi è molto sottotono. Discorso simile per il Gallo, che ha da troppo tempo (anche lo scorso anno) le polveri bagnate, e da troppo tempo è lì sul punto di esplodere salvo fare cilecca. Quando entrarono al draft lui e Batum, si contendevano lo scettro di 88 internationl più forte, attualmente Batum ha fatto molti più progressi di Danilo. Belinelli è un po vittima della filosofia di Thibodeau, ed era comprensibile avesse quel tipo di difficoltà specialmente in un reparto guardie in cui non riesce a trovare l’incastro con Hamilton, Hinrich e Robinson.
  • Le difficoltà dei Celtics e dei Lakers sono passeggerie. Siamo in un momento in cui per un motivo o per un altro, queste squadre stanno creando i loro meccanismi e ci vorrà del tempo per vederli giocare a pieno regime. Sono le due principali candidate a cambiare marcia dalla pausa dell’All Star Game in poi.
  • I Knicks mi stanno stupendo. Da un certo punto di vista mi attendevo una crescita vertiginosa, e lo avevo anche scritto durante la off-season, ma ora stanno andando oltre. Sembrano girare al meglio e senza difficoltà. La chiave è Carmelo Anthony e il suo ruolo di 4 tattico in stile Team Usa. E’ un rebus irrisolvibile per tutti, nessuno escluso. La sua efficacia offensiva è spaventosa, segna e ripetizione, spreca poche occasioni, viene messo in condizione, da Kidd e Felton di toccare palla senza pensare a creare ma solo a finalizzare. Bisogna essere onesti e dare i meriti a Woodson che ha “creato” una squadra studiando per ogni giocatore il ruolo e il contributo che può dare. Un esempio? Jr Smith, e la sua estrosità sono controllate e non mandati allo sbaraglio.
  • Ci godo un po a dirlo, perchè a me il giocatore non è mai del tutto piaciuto, ma Andrew Bynum è stato per troppo tempo sopravvalutato per quello che poi ha mostrato in campo. Troppo condizionato dagli infortuni e condizionante in campo. E’ un centro vero e quello ha gettato a tutti del fumo negli occhi, perchè oggi i centri veri sono un peso, in difesa in particolare, perchè per stanare Bynum ci vuole solo un pick & roll. E quello che da in attacco è solo quantità, pochissima qualità. Ora la sua stagione è a rischio, colpa anche di un etica lavorativa prossima allo zero, che ne sta minando anche la credibilità e la carriera. Ai Lakers ha sempre fatto intravedere lampi, perchè a supportarlo c’era un Lamar Odom nel pieno delle facoltà cestistiche che ne minimizzava i limiti. Come è stato buttato allo sbaraglio è stato sì un centro dalle ottime statistiche, ma dall’utilità complessiva che per i Lakers dell’ultima stagione è stata un bega non da poco.

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