NBA Week 6°

  • Ho avuto la (s)fortuna di vedere un paio di partite dei Raptors consecutive e mi azzardo a fare un piao di riflessioni. Sulla carta erano assortiti bene. Ma in campo fanno pena. C’è Lowry che dovrebbe essere il tuo leader, c’è il Mago che dovrebbe essere il tuo scorer, invece la leadership tecnica della squadra è di Demarr DeRozan, quasi a giustificare il suo rinnovo contrattuale. E per leadership tecnica intendo la possibilità di prendersi ogni tiro disponibile, per il solo motivo di essere la prima opzione offensiva. Ma non è solo il problema di questo, mi sembra che ai Raptors, eccezion fatta per qualche gregario, che riceve palla come prima cosa abbia in mente il solo tirare a canestro, fanno quasi a gara a rubarsi tiri.
  • I Lakers continuano a faticare, e le assenze di Nash e Gasol possono essere una scusante, ma fino a un certo punto. E’ sempre la difesa a latitare, che ci siano i due big o no. Contro i Lakers non si fa mai fatica a scollinare i 100 punti tirando con % alte dal campo, specialmente nel 4° periodo. Kobe è in versione “eroe”, ma quello che segna in attacco te lo fa ripagare in difesa come fa giustamente notare Fabrizio Gilardi. D’Antoni o Phil Jackson questi Lakers hanno enormi lacune difensive, perchè se Kobe sciopera, dietro l’aiuto arriva male, se arriva. Artest è un ottimo difensore in single coverage, ma in un contesto di aiuto e recupero, dove deve mettere una pezza a un errore di un compagno è del tutto inutile, stesso dicasi di Howard, che forse per problemi fisici, arriva sempre un attimo in ritardo. In attacco poi non è un problema fare 100 punti, anche giocando male, anche con Kobe che prende 40 tiri e Howard che ne prende solo 10. Tuttalpiù si può far notare come niente del gioco di D’Antoni sia visibile.
  • Sono contento per OJ Mayo, che a mio avviso si merita tutto quello che gli sta accadendo ai Mavericks, perchè a livello di talento puro e feeling per il gioco è dietro a pochi. Probabilmente a Memphis il suo carattere era troppo ingombrante in uno spogliatoio che prevede già Gay e Randolph. Ma i suoi primi 4 anni NBA sono stati troppo sottotraccia, quasi da delusione dopo averlo pronosticato come uno che avrebbe spostato al piano di sopra. Dallas gli ha offerto un opportunità, gli ha spalancato le porte del quintetto, e lui viaggia agilmente sui 20 di media, con partite in cui fa strabuzzare gli occhi per come e quanto la mette.
  • I Clippers giocano male. Ma sono pieni di talento, per cui i limiti del playbook di Del Negro vengono oscurati dalle invezione di Chris Paul, dagli zompi di Griffin e dalle strisce di Jamal Crawford. Io non so di preciso quanti set offensivi abbiano i Clippers, ma sono sicuro che ne usano veramente pochi nel corso della partita, perchè anche per 10/15 azioni di fila si vede un pick & centrale tra Paul e Griffin e quelle che ne viene fuori di conseguenza. Tuttalpiù ci sono pick & roll doppi tra Paul e i due lunghi, ma per il resto si vede poco altro. Io non so se questa scelta è data dal fatto che Del Negro voglia massimizzare al massimo la presenza di Paul, se altrimenti tra Griffin e Jordan non se ne leva le gambe se li fai ragionare, o se un limite tecnico dei giocatori è quello di essere cestisticamente più stupidi che da altre parti.
  • Nelle ultime tre partite Marco Belinelli viaggia a 20 punti di media e i Bulls le hanno vinte tutte. Il trucco è che nelle ultime partite il Beli è sempre partito in quintetto in contumacia all’ennesimo infortunio di Rip Hamilton che starà fuori sembra a lungo, giocando oltre 40 di media. Come dicevo la settimana scorsa, la NBA è un posto in cui devi aspettare la tua occasione e sfruttarla quando si presenta. In questo Belinelli non ha niente da invidiare ai vari Gallinari e Bargnani, che sono entrati in questa lega dalla porta principale, accolti e coccolati dai rispettivi team cui avrebbero ritagliato spazi importanti. Invece Belinelli ha dovuto patire le penne dell’inferno, ma la sua forza mentale va elogiata, perchè avrebbe potuto rinunciare alla NBA per andare a raccogliere i soliti soldi a giro per l’Europa, con minutaggi diversi, invece ha sempre dimostrato di essere un solido giocatore NBA che risponde sempre presente quando viene chiamato in causa. E’ una qualità da non sottovalutare in NBA, che ti fa diventare il pupillo dei vari coach.

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