Aaron Swinson

Ho iniziato a seguire le gesta di Montecatini da questa partita, una delle sole 4 vittorie stagionali che ovviamente valsero la retrocessione in serie A2, quindi non ho mai potuto affezionarmi come avrei voluto a Chris McNealy, autentica icona della storia del basket montecatinese, e la girandola di stranieri che passarono in quell’annata disgraziata non mi ha lasciato troppi ricordi benevoli nei loro confronti.

Per cui il primo americano a cui mi sono affezionato a Montecatini fu Aaron Swinson, in una serie A2 che permetteva all’epoca un solo straniero per squadra, regola appena introdotta.

Era una Montecatini che fece piazza pulita di quasi tutto il vecchio roster, compresa la vecchia guardia, da Giacomo Zatti a Franco Rossi ma che ritrovò dopo la squalifica e il suo giro americano Mario Boni, e che aggiunse come colpetti del mercato Claudio Bonaccorsi e il “rivale” Andrea Forti.

Come ala forte venne ingaggiato Aaron Swinson. Ma chi era Aaron Swinson?

il marchio di fabbrica di Swinson

Era un fascio di nervi di 196 cm, un “4” estremamente interno, il cui vero ruolo era il “5”, un animale da rimbalzo e un giocatore che con l’atletismo sopperiva alla mancanza di centrimetri.

Si fece 4 anni ad Auburn (1 lo passò solo ad allenarsi per illegibilità), e giocò alcune partite in NBA ai Suns. Ad Auburn per poco non infranse il record di Barkley per % dal campo, chiudendo con il 60% in carriera contro il 62% dell’ex Dream Teamer, e venne incluso per due anni consecutivi nell’All Team della SEC.

Ai Suns ci arrivò dopo 1 stagione in CBA nei Yakima Sun Kings (1° scelta assoluta in CBA), nella solita Yakima in cui giocò alcune partite Mario Boni, dove vinse il titolo, da MVP, venendo eletto pure nel primo quintetto dei Rookie.

Arrivò ai Phoenix Suns perchè lo volle con se Charles Barkley, che, data la solita alma mater e una certa simpatia per quel giocatore soprannominato appunto “Baby Barkley”, lo prese sotto la sua ala protettiva.

Ma i 196 cm di Swinson a livello NBA erano veramente pochi per il ruolo che ricopriva, e il suo range di tiro era inesistente al tempo per allontanarsi dal ferro e stare sul perimetro.

Quindi la Panapesca Montecatini fu la sua prima tappa di una carriera europea ricca di soddisfazioni.

Quando venne presentato conquistò subito i tifosi, perchè disse papale papale

Mi manda Barkley! Mi piacerebbe invitarlo in Italia e fargli sentire il calore dei tifosi di questa città.

Delirio… Amore a prima vista, perchè Charles al tempo era un po il mio dio.

Ci mise qualche partita a carburare, lui come tutta la squadra, troppo nuova, troppo particolare, ricca di primedonne e caratteri difficili, ma quando prese le misure al campionato, tutta la sua straordinaria fisicità ed esplosività verso il ferro regalarono momenti di grande spettacolo e passione al pubblico che dopo un’ annata difficile era diffidente nel ritornare al palazzetto.

Mario Boni riuscì a far sparire la diffidenza, ma Swinson li fece divertire!

Ogni volta che si alzava, per un balzo a canestro, molto spesso una tomahawk di potenza, si alzavano tutti in piedi pronti a far esplodere la bolgia del Palaterme.

Il suo uno contro uno in post basso mieteva vittime su vittime perchè era abile a prendere posizione, prendere il contatto con il difensore e con un giro dorsale rapido, uccellarli sulla riga di fondo per poi chiudere al ferro.

Mi ricordo di un episodio che mi rimarrà sempre impresso, e che ha accresciuto la venerazione per questo giocatore che alla terme ci è stato una sola stagione prima di spiccare il volo per il campionato spagnolo.

Questa partita, parte il contropiede da palla recuperata o rimbalzo, non ricordo, Swinson corre la corsia centrale, sotto il canestro c’è Nino Pellacani che si era piazzato in area in attesa di fermare il colored lanciato a canestro prendendo posizione per un sfondamento, Swinson riceve alla riga da tre punti, terzo tempo, salta di netto Pellacani, che sfila sotto di lui incredulo, e piazza una fragosa schiacciata con fallo subito a una mano che rimarrà uno degli Highlight più impressionanti della storia Termale.

Avete presente Vince Carter contro Fredric Weiss a Sidney 2000? Esatto, proprio a quel modo!!!

Quell’anno ci si divertì parecchio, con un piazzamento a metà classifica, senza troppe aspettative, salvi già con 7/8 giornate di anticipo, ma ogni partita valeva la pena di verderla, specialmente nel girone di ritorno, esattamente dalla vittoria contro la Polti Cantù di Thurl Bailey e dell’ex Gianolla, fino ad allora imbattuta, grazie a una bomba di Bonaccorsi quasi allo scadere da posizione irreale.

Uscimmo ai playoff sotto i colpi di quella canaglia di Steve Burtt contro Venezia che poi sarebbe stata promossa in serie A.

A fine anno Swinson fece le valigie, il suo status era accresciuto per cui anche il suo stipendio sarebbe lievitato e uscito Panati con la sua Panapesca dalla società, non c’erano tutti quei soldi da spendere.

Bimane

Swinson venne ingaggiato da Valencia, che al tempo era una squadra ambiziosa, e giocò 2 stagioni contraddistinte da un forte legame verso la società e verso la tifoseria, che indubbiamente accese con il suo gioco aggressivo e votato al trovare il varco per il ferro.

Manco a dirlo partecipò alla gara delle schiacciate durante l’All Star Game Spagnolo (in cui saltò il carro dei palloni posizionato tra il canestro e la riga dei liberi) e vinse pure una Coppa del Re, l’equivalente della nostra Coppa Italia, nel 1997/98, il primo storico trofeo dei valenciani, che lo gettò, assieme alla squadra tutta, nel libro dei record del Pamesa, facendone uno di quei giocatori che ancora oggi sono spesso accostati al periodo d’oro della compagine spagnola.

Il suo impatto sulla lega ACB lo incluse pure nella lista dei 50 giocatori più importanti della storia delle lega che al tempo festeggiava i suoi primi 25 anni.

Dopo due anni Aaron andò a Badalona, perchè nel frattempo a Valencia avevano coltivato l’ambizione e avevano fatto un mercato estivo coi fiocchi, con Swinson che non rientrava più nei piani tecnici, per i soliti limiti di stazza che a livello ACB non erano un problema, ma a livello Europeo potevano esserlo.

In Spagna Swinson maturò dal punto di vista tecnico. Era un giocatore ancora prettamente interno, sempre il solito e aggressivo lungo che si buttava rimbalzo e con le sue giocate di furia agonistica coinvolgeva il pubblico, ma lavorò sul suo tiro piazzato, e le sue escursioni oltre l’area dei tre secondi divennero sempre più frequenti pur senza perdere il suo istinto.

Dopo Badalona, sbarcò in Francia al Pau Orthez, a stagione in corso sostituendo la nostra vecchia conoscenza Dante Calabria, e vi rimase per una stagione solare, tagliato per Khaleed Reeves, trovando squadra poi in Argentina.

Tornò in Spagna la stagione successiva, all’Ourense, con cuì gioco per due stagioni, prima di retrocedere e buttarsi nuovamente sul mercato.

Restò fermo mezza stagione, poi venne chiamato da Roseto in serie A per un ritorno in Italia dopo 8 stagioni.

Era la Roseto delle follie di Michele Martinelli e della sua girandola confusionaria di stranieri, tagli, acquisti, rivoluzioni. In quella Roseto ritrovò Mario Boni, e giocò alcune gare con un altro (futuro) termale, Micheal Hicks.

Quell’anno a Roseto si alternarono 15 stranieri: Colson, Gilmore, Swinson, Lockhart, Sims, Bosnjak, Hicks, Grant, Watson, Brunner, Swords, Freeman, Riley, Beck, Hooks. Swinson giocò 19 gare, da febbraio fino a gara 2 degli ottavi di finale Playoff che videro Roseto arrendersi a Roma, e quindi salutare il campionato, dopo una guerra terminata solo all’overtime.

La carriera di Swinson da giocatore proseguì per una stagione ancora, in LEB2 Spagnola prima del ritiro a 33 anni.

Appese le scarpe al chiodo Swinson tornò ad Auburn per laurearsi nel 2005 e da lì iniziare la sua carriera come coach professionistico.

Il suo primo ingaggiò arrivo da una piccola scuola superiore episcopale, Holland Hall Preparatory School varsity, che gli affidò la squadra femminile che portò al titolo divisionale nell’arco di una stagione.

Spiccò quindi il volo verso la NBDL, nei Tulsa 66ers dove fu assistente prima di accasarsi all’Università di Tulsa per seguire la squadra Femminile per tre stagioni.

Attualmente è alla sua seconda stagione come assistent coach presso la formazione femminile della Cincinnati University, e membro di due associazioni, la BCA (Black Coaches & Administrators) e la WBCA (Women’s Basketball Coaches Association).

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