NBA week 7°, 8°, 9°

  • i Clippers al momento sono in striscia positiva di 16 vittorie consecutive. Oltre a valergli il record franchigia ogni epoca sono proiettati forse per la prima volta nella vita in testa all’intera NBA con un record di 24-6, 80% di vittorie. Gran parte del merito è tutto da attribuire a quel ragazzetto con il numero 3 sulla maglia, che sta rendendo vincente il basket più scolastico e più monotematico della lega che esce dalla lavagna di Vinny Del Negro. I suoi pick & roll, la sua capacità di essere sempre in vantaggio sul suo avversario dopo un gioco a due spinge ogni Clipper ad essere un costante minaccia per le altre squadre. Poi ci sono anche i meriti degli altri: Griffin osa dove in pochi arrivano, DeAndre Jordan ora è pure un centro rispettabile che sa costruirsi il suo tiretto in avvicinamento (non sempre, ma prima nemmeno quello), Matt Barnes non giocava così bene nemmeno a UCLA, Bledsoe è una della sorprese della lega, ha un impatto atletico sulle partite pauroso e poi c’è quel JC titolare del miglior crossover della lega, se non ever. Del Negro non sta allenando, sta gestendo questo momento, in questo ha degli enormi meriti, ma dal punto di vista tecnico sono una squadra che nasce e muore con le invenzioni di Paul. In regular season una striscia del genere è rara, ma può accadere, perchè su 16 partite giochi con 13/14 squadre differenti, in momenti della stagione in cui sono più o meno in forma o non possono preparare adeguatamente una partita. Ai playoff è un altro discorso, e questo è sempre il limite dei Clippers, che tolti 2/3 punti forti sono una squadra con poche alternative di un certo spessore.
  • C’è chi vince ma anche chi perde. Perchè nella notte è andata in scena la sfida tra Bobcats e Hornets, squadre che erano in striscia perdente di 17 la prima e 12 sconfitte in 13 partite l’altra. Se uno dei mantra NBA è “vincere aiuta a vincere”, altrettanto valido è il detto “perdere aiuta a perdere”. Bobcats e Hornets sono due squadre progettate per la lottery che a questa stagione devono chiedere solo di crescere, perdere, e creare un gruppo su cui investire in futuro. Ma non sono dei gulag. La differenza di talento con le altre squadre è evidente, ma è anche evidente che in questo periodo nero siano entrate in quello stato mentale per cui un buon tiro non trova un canestro, in cui la testa non è convinta di quello che fa, e in cui il risultato fatica ad arrivare.
  • Sono bastate due partite di Steve Nash per riaccendere l’entusiamo ai Lakers. No, i problemi che hanno continuano ad averli, specialmente in difesa, dove subiscono ancora troppo. Però la cura Nash sembra aver rivitalizzato Gasol, che continua ad essere un corpo estraneo, ma perlomeno incide. Nash in due balletti è riuscito a mettere in riga tutti, ha convinto Gasol e Howard a coesistere, ma soprattutto ha addomesticato Kobe Bryant, che nella partita di Natale, nonostante gli oltre 30 punti messi a referto, negli ultimi 4 minuti non ha visto boccia, non ha fermato l’attacco Lakers che viceversa è stato messo nella condizione di girare al meglio trovando in Artest, Gasol e Howard degli sbocchi “inusuali” grazie alle invezioni dell’ex Suns. E poi i soliti sopra elencati sono stati pure decisivi in difesa in quei minuti finali.
  • Vedere giocare i Nets è palloso. Giocano uno dei basket più noiosi della NBA, e sono totalmente sconnessi. Questo è quello che paga Avery Johnson, segato a dicembre dopo che a Novembre era stato Coach del Mese. La sostanza è che non ha troppe colpe nel record di dicembre, ma nemmeno aveva messo troppo di suo nel record di novembre. Però è stato preso da capro espiatorio a cui fare pagare il conto per tutti. Il russo forse non ha mai del tutto amato i modi di paperino, in una specie di rivisitazione di quel che è successo ai Lakers con il licenziamento di coach Brown. I vertici non lo approvavano. Ed ora con una squadra che è costata milioni su milioni si cerca un coach in grado di fargli fare il salto di qualità, che ovviamente non può essre PJ Carlesimo, uno dei coach più bolliti che attualmente siedono su una panca. Ma i problemi rimangono. Deron gioca  suonando su uno spartito che è solo suo, tira male dal campo ed è un giocatore spento oltre che condizionante in negativo. Joe Johnson avrebbe il talento per salire di toni, ma dopo anni di brutte abitudini, iniziante ai Suns in cui era solo un tiratore e cambiate agli Hawks in cui era un giocatore di isolamenti, non riesce a cambiare passo, non riesce a fondere queste due anime. E quelli che vengono dopo per un motivo o per un altro non si aggiustano bene l’un l’altro. Io a memoria non mi ricordo di 3 azioni corali di seguito sviluppatesi in attacco.
  • Il periodo che sta avendo Jr Smith sa tanto di consacrazione. Ha i soliti alti e bassi, ma di quelli che anche nel giro di un azione lo rendono irritante o da farti sbrodolare. Ma è in uno stato di forma fisico-mentale come mai in carriera. Mette i big shots, fa canestro da dove e come vuole, è connesso mentalmente in un sistema di squadra che non lo imbriglia ma che cerca da lui quei punti estemporanei che sono il suo marchio di fabbrica. La concorrenza al premio di sesto uomo dell’anno è più agguerrita che mai tra lui, JC e Jarrett Jack che sta anche lui giocando una stagione clamorosa.
  • Caso particolare sono i Pistons di coach Frank che nelle ultime due partite si è contraddistinto per far giocare più la panchina dei titolari. Ogni singolo giocatore uscito dalla panchina ha giocato più del suo collega titolare. E’ un record? Si è mai verificata una cosa del genere?

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