La settimana di James e Durant, la (non) difesa di Kobe, Thibodeau guru (anche) offensivo e l’All Star Game

NBA Week 11 (from 13th to 19th January)

Contro i Lakers è stato impressionante
Contro i Lakers è stato impressionante
  1. Di solito non mi piace parlare di LeBron James su questo blog, anche perchè il tema lo trattiamo io ed i miei compari sul WeWantHeat, ma la sua settimana è stata spaventosa e meritevole di menzione. E’ stato uno dei pochi Heat a salvarsi dal disastro di Utah. Contro i Warriors ha buttato giù un muro composto da 2 pietre miliari della storia della lega, raggiungendo i 20.000 punti segnati come il più giovane di sempre a farlo, e superando i 5.000 assist smazzati. Contro i Lakers ha giocato invece una partita perfetta, da entrambi i lati del campo, anche se i media hanno sopravvalutato, a mio avviso, la sua prova difensiva su Kobe negli ultimi 5 minuti. In attacco è stato semplicemente immarcabile, i Lakers hanno ruotato su di lui 4 difensori e non c’è stato nessuno, in grado di non fargli fare qualsiasi cosa volesse fare. E’ riuscito a migliorarsi dallo scorso anno. Un miglioramento non tecnico, ma mentale. Il titolo vinto gli ha dato quella confidenza tale che non lo fa mai entrare in quei tunnel che costavano agli Heat partite su partite ed anche un titolo. C’è sempre nei momenti decisivi, si prende responsabilità e lo fa come se fosse ordinaria amministrazione, con un senso di fiducia pazzesco. Dice Tom Haberstroh, analista ESPN che segue gli Heat dal suo account twitter che James tira con il 55% dal campo e che più della metà dei suoi tiri avvengono da oltre i 5 metri. E’ un arma non convenzionale.
  2. Poi ci sarebbe quel ragazzetto appena 24enne che è il leader della squadra numero 1 della lega con 32 vittorie e 8 sconfitte di nome Kevin Durant. E’ ormai appurato che la corsa al titolo di MVP è una gara a 2 tra lui e LeBron. Sia Melo che Paul stanno perdendo colpi, loro due invece stanno salendo di livello man mano che i mesi passano. Se non fosse stato per la gara contro Denver, un blow-out che lo ha visto in campo per soli 28 minuti, questa settimana avrebbe scollinato oltre i 40 punti di media agilmente. Fa ridere il fatto che nonostante sia uno dei giocatori più forti della storia recente della lega, sua nonna, lo abbia rimproverato perchè fa la faccia dura quando schiaccia in mezzo a due avversari o fa una giocata di “hustle”. Questo qui non ha nel DNA di montarsi la testa. E’ un anti-divo che vogliono a tutti i costi far diventare un divo. E lui se ne frega, va in campo, e lascia tutti a occhi aperti per la capacità innata di giocare a basket. Impagabile.
  3. Tom Thibodeau è al terzo anno da capo allenatore ed è già considerato un guru. Io devo essere sincero, negli scorsi anni riconoscevo la sua incredibile abilità e acume tecnico nell’impostare la difesa e renderla la migliore nella lega. Ma non mi piaceva per come gestiva offensivamente la sua squadra. Era talmente preso dal farli difendere bene che sacrificava la parte offensiva, che affidava in toto al talento di Derrick Rose. Con l’infortunio di Rose ha cambiato approccio. E’ ancora titolare della squadra con la miglior difesa NBA, ma ha un attacco su cui ci si potrebbe scrivere un trattato per come si gioca a basket. Non ha inventato o rivoluzionato nulla, ma con una gruppo di giocatori che non vale il talento delle top contender, ha l’attacco più organico e bello da vedere della lega dal punto di vista meramente tecnico. I suoi Bulls eseguono alla perfezione ogni singolo set offensivo, non sbagliano un singolo angolo di blocco, hanno un timing straordinario nel muoversi, nel far arrivare la palla nei modi, tempi e spazi giusti a chi di dovere per metterlo nelle condizioni di fare canestro. I Bulls sono la squadra più pitagorica della lega nella capacità di sfruttare le geometrie e gli angoli che si creano dal movimento di palla e uomini. Thibodeau è risaputo essere un coach meticoloso ai massimi livelli ma per rendere tale il progetto Bulls ha lui stesso bisogno di avere dei giocatori che in campo sono altrettanto meticolosi e attenti ai dettagli. Deng e Noah sono i suoi alfieri, dietro a loro non c’è un singolo Bull che non stia portando un mattone alla causa. Da quando passano la metà campo in palleggio è raro vedere un giocatore che blocca la palla per più di 5 secondi in mano, ed ogni passaggio non è fatto per muovere solo la palla, ma per innescare un evento che porterà poi a un tiro.
  4. I Lakers sono una squadra che fa sempre parlare di sè, che sia al top della lega o in un fase interlocutoria della stagione. E francamente offrono troppi spunti interessanti per non cogliere la palla al balzo. Vorrei soffermarmi sulla (non) difesa di Kobe Bryant. E’ ormai da 2/3 anni che è un difensore sopravvalutato, ma i nodi avevano iniziato a venire al vettine anche tra i più aficionados tifosi Lakers. Tanto che sul blog dedicato ai Lakers del circuito SBNation, Silver Screen e Roll, era uscito questo articolo che riassunto in soldoni dice che la miglior stagione offensiva di Kobe, forse di sempre, coincide con la sua peggior difensiva all-time e illustra nel dettaglio il perchè di ciò. D’antoni ha spezzato una lancia in suo favore, dicendo che Kobe deve giocare troppi minuti e qualcosa deve sacrificare, e Nash per provarle tutte dice che Kobe è talmente competitivo che quando di fronte a se non trova un avversario che lo interessa lo snobba e non lo marca con interesse. Kobe probabilmente si è risentito di tali critiche e ha deciso in settimana di annullare dal campo Kyrie Irving e Brandon Jennings (che dirà di non aver visto mai nessuno così capace in difesa come lui). Per fare ciò ha deciso di avere meno peso offensivo in quelle due partite e lasciare più carta bianca a Nash e Howard. Ovviamente sono arrivate due vittorie scaccia crisi, le prime nel nuovo anno. Ma contro Miami siamo tornati alla normalità, Wade se lo è messo in saccoccia, massacrandolo in 1 vs 1, nei giochi a due, e con i tagli lontano dalla palla. In attacco nel primo tempo voleva strafare ma gli Heat lo hanno tenuto a 5/18 al tiro. Se i Lakers vogliono provare a cambiare la loro stagione è oppurtuno che Kobe cambi registro in difesa, che piuttosto spenda meno energie in attacco per risolvere a modo suo le questioni e che sia più attivo dietro, dove è uno degli anelli più deboli della catena già di per se abbastanza in trazione dei Lakers.
  5. La NBA ha diramato i quintetti titolari dell’All Star Game. Ad est partiranno Rajon Rondo e Dwyane Wade in guardia, LeBron James e Carmelo Anthony in ala, Kevn Garnett in centro, mentre l’ovest scenderà in campo con Chris Paul, Kobe Bryant, Kevin Durant, Blake Griffin e Dwight Howard. Nulla da obbiettare, sono quintetti giusti per un All Star Game scelto dai tifosi. Alcuni dicono che JRue Holiday meritasse il posto da starter più di Rondo e paghi il fatto di non essere andato in diretta nazionale tanto quanto i Celtics. Ci sta. Ma perlomeno non abbiamo visto scabrosità come Jeremy Lin titolare ad ovest con i voti ottenuti dai cinesi. Ma i quintetti gustano fino a un certo punto, quello che è più interessante è la selezione delle riserve scelte dagli allenatori che presumibilmente saranno Erik Spoelstra per l’Est e Scott Brooks o Vinny Del Negro per l’ovest. Io propongo i miei da mandare a Houston il 17 febbraio: per l’est JRue Holiday, Kyrie Irving, Paul George, Josh Smith, David West, Chris Bosh, Joakim Noah. Lascerei fuori senza pietà Deron Williams, Joe Johnson, Paul Pierce e Josh Smith che non stanno giocando delle stagioni all’altezza del loro nome. Forse forse sarei indeciso tra Carlo Boozer (si proprio Carlos Boozer che sta giocando una stagione fenomenale) e Al Horford. Ad ovest andrei con Tony Parker, OJ Mayo, James Harden, Nicholas Batum, Tim Duncan, LaMarcus Aldrigde, David Lee. Farei perdere un giro a Andre Igoudala, a Steve Nash, Zach Randolph, Rudy Gay e Dirk Nowizkti per lo stesso motivo per cui ho fatto fuori alcuni mostri sacri ad est. Mi dispiace non aver premiato la seconda parte di stagione di Danilo Gallinari.

2 pensieri su “La settimana di James e Durant, la (non) difesa di Kobe, Thibodeau guru (anche) offensivo e l’All Star Game

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