Midseason Awards

Siamo giunti al giro di boia della regular season NBA, se fossimo in Europa sarebbe l’ipotetica fine del girone di andata e l’inizio del girone di ritorno, perchè ogni squadra NBA in settimana ha scavalcato il muro delle 41 partite giocate sulle 82 totali.

Ecco perchè questa volta la rubrica High Five non proporrà i 5 fatti o spunti interessanti della settimana, ma i 6 vincitori dei premi individuali provvisori della lega.

1. Difensive Players of the Midseason

NBA: Chicago Bulls at Phoenix Suns

Non è nuova la mia “passione” in questo senso per Joakim Noah. E’ l’anima della difesa Bulls, che è anche la miglior difesa della lega, per come intendo io la difesa e tra le prime in assoluto anche per i numeri. E’ un ottimo difensore sui pick & roll, è un ottimo difensore in aiuto, prende sfondamenti, legge l’attacco avversario e raramente manca una chiusura o una rotazione, è ok anche a rimbalzo, fa tagliafuori, lotta ed è aggressivo ma senza essere irruento. Francamente non trovo nessuno che possa avvicinarsi al suo livello. Sta pure condizionando in meglio l’efferto di gente come Carlos Boozer e Marco Belinelli che guidati dal francese sono diventati dei piccoli ingranaggi in un sistema che gira come un orologio svizzero.

2. Rookie of the Midseason

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Damien Lillard è un rookie, ma gioca come un veterano, ha l’impatto di un go to guy ed ha i numeri di un All Star. Ha stupido un po tutti, anche chi credeva in lui. Ha fatto rimangiare pagine inchiostrate a chi scriveva male di lui. Guida tutte le matricole per punti segnati, minutaggio ed efficienza. Ma soprattutto ha le chiavi della squadra in mano, come nessun altro rookie ha, e come pochi sophomore possono vantarsi di avere. Dietro a lui c’è ovviamente Anthony Davis, che paga il fatto di non avere ancora sviluppato la capacità di crearsi da solo un tiro, ma di essere ancora legato al flusso di gioco per colpire in attacco. E per alcuni acciacchi fisici o per lo scotto del noviziato in un ruolo da sempre più intenso di altri, gioca relativamente poco, sotto i 30 minuti di utilizzo medio (1° comunque in graduatoria per minuti tra i lunghi rookie).

3. Most Improved player of the Midseason

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Si potrebbe darlo a Harden che è passato dall’essere un giocatore da da 17 punti con 4 assist in 31 minuti di media a un All Star da 26 punti con 6 assist in 39 minuti. Ma ha cambiato squadra e cambiato ruolo in seno alla nuova squadra. Infatti se i numeri sono aumentati e le responsabilità sono cresciute sono calate le % dal campo, passate dal 49% al 43% e le palle perse (da 2.2 a 3.8) frutto di tutte le attenzioni che ormai riceve dalla difese avversarie. Spunta anche il nome di OJ Mayo, che a Dallas è diventato finalmente quel giocatore che ci si aspettava diventasse per talento. Ma a me per questo premio non piace prendere in considerazione chi ha aumentato il proprio fatturato cambiando squadra e status. Vorrei che questo premio fosse destinato a chi è migliorato in un contesto simile a quello in cui evoluiva lo scorso anno, numericamente e come impatto. Ecco perchè io punto tutto su Paul George, e la motivazione la trovate qui. Dal punto di vista dei numeri ha fatto registrare +5 punti, + 2 rimbalzi, +1 assist a partita in una squadra che è senza il proprio leader designato e nonostante tutto come record è migliorata rispetto alla scorsa stagione.

4. Sixth man of the Midseason

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Qui ci si diverte perchè il novero degli interpreti del ruolo reso main stream da Irving Torgoff e reso arte da Manu Ginobili è vasto e pieno di qualità. I migliori giocatori che si alzano dalla panchina per cambiare le gare sono Jr Smith, Jamal Crawford, JJ Reddick, Kevin Martin, Andre Miller, Carlos Delfino ed insospettabilmente Jarrett Jack. E’ indubbio che Jr Smith e Jamal Crawford si ergono tra tutti, per un motivo molto semplice: quando sono in campo loro diventano la stella aggiunta, spesso anche la prima opzione offensiva dalla squadra. Tutti gli altri sopra elencati sono sempre a supporto della squadra, non la prendono per mano, eccezion fatta forse per Reddick, che però gioca in una squadra da lottery invece che in una contender. Smith è più appariscente, perchè è un giocatore più estroso, gioca di più, difende meglio, è più completo. Crawford gioca meno ma tira meglio e di meno. Casualmente segnano entrambi 16.7 punti di media (al momento in cui scrivo). Non mi voglio addentrare in statistiche metriche o più avanzate, io voglio esprimere un giudizio personale e penso che tra i due, Jamal Crawford sia più decisivo con la second unit, perchè Smith sì parte dalla panca, ma poi resta in campo anche 10/15 minuti filati, mentre Jamal Crawford è utilizzato con più compiti più tattici e qundi prettamente più identificabili nel ruolo di giocatore che entra e cambia l’inerzia.

5. Coach of the Midseason

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Mike D’Antoni. Scherzo… Per me è tutta la vita Tom Thibodeau. Fa strano perchè nel corso dei suoi primi 3 anni i suoi Bulls sono calati come record complessivo (posto che quest’anno è così per forza di cose), ma migliorano per qualità di gioco. Perchè a differenza di altri come Popovich o Brooks o Spoelstra o Del Negro che allenano i giocatori attualmente più forti al mondo e squadre competitive, è riuscito nonostante l’assenza di Derrick Rose a tenere in corsa i Bulls che potevano ambire a una stagione di transizione invece sono sempre lì, a dare fastidio a tutti. Ed in più è migliorato come allenatore, mantenendo la solita identità difensiva ma allenando l’attacco, cosa che nei primi 2 anni da head coach non così evidente come adesso. Chicago è la squadra che esegue meglio l’attacco, che sfrutta al massimo ogni singolo possesso, angolo di passaggio, blocco, pick & roll o situazione. Giocano ad orologio, non fermano mai la palla, si muovono in sincronia e con un timing perfetto ed è tutto merito di coach TT che non allena assolutamente la squadra più talentuosa ma quella più intelligente. A contederli il premio, Frank Vogel, il coach più emergente della lega, che ha reso i Pacers una signora squadra difensiva sfruttando la presenza in area di Hibbert, ma che sta faticando a far trovare ai suoi ragazzi un assetto offensivo solido. I Pacers giocano a farne fare meno agli avversari ed abbassano i ritmi per mascherare le loro lacune offensive.

6. Most Valuable Player of Midseason

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Carmelo Anthony era partito fortissimo, ma un po per problemi fisici, un po per calo fisiologico, un po perchè i Knicks dopo una partenza folgorante si stanno gestendo in energie e fiato, è calato. Resta comunque uno dei primi 5 giocatori della lega in considerazione per questo premio, ma pare chiaro che sia ancora una corsa a due tra LeBron James e Kevin Durant, di cui ho già parlato anche la scorsa settimana. Ora come ora lo darei a Durant, perchè a paritù di impatto i Thunder sono messi meglio a record, per di più nella Western Conference e per di più avendo perso in estate la chiave di volta della scorsa stagione ovvero James Harden, e in tutto questo c’è lo zampino della crescita (ancora) esponenziale di Kevin Durant.

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