Kobe “Magic” Bryant, il Pride, la botte piena e la moglie ubriaca

NBA Week 13 (from 27th January to 3th February)

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Kobe “Magic” Bryant

Nemmeno nel suo sogno più bagnato Phil Jackson immaginava che Kobe facesse questo. Kobe ha giocato in NBA oltre 1200 partite e solo in 5 di esse ha avuto più assist che tiri dal campo, 2 volte nell’ultima settimana. Quando smazza oltre 11 assist i Lakers sono 37-9 all time. Nelle ultime 5 partite viaggia a 16,6 punti, 8.6 rimbalzi, 11.2 assist, 13 tiri da campo con il 50 % dal campo. Medie alla Magic Johnson, e record vincente, con 4 doppievù ed 1 sola persa (fuori casa, nel ritorno a Phoenix di Nash, una gara particolare, l’evento per eccellenza in questa stagione di ombre in Arizona). Improvvisamente i Lakers hanno iniziato a funzionare, o meglio, sono distesi e più ispirati, che è già un punto di inizio. Questo dimostra che Kobe può fare quello che vuole su un campo da basket, il suo talento è sconfinato e la sua virtù maggiore riesce a farlo sembrare il più truce dei difetti: la competitività. Prima di capire che l’unico modo per valorizzare tutto il ben di dio che ha di fianco fosse condividere il pallone, usciva da una serie di 4 partite (perse) chiusa a 23 di media, con 25 tiri dal campo segnati con un misero 35% al tiro, 3,5 assist e 4 perse. Decine di tiri presi per ribadire il suo status di prima stella in seno alla squadra, forzature, compagni fuori ritmo, malumore serpeggiante anche tra i suoi più accaniti fans. Poi il cambio di marcia, dall’oggi al domani. Ovviamente questo periodo alla non può e non deve durare per sempre, alla fine il lavoro di Kobe è quello di fare canestro, non necessariamente farlo fare a tutti i costi. L’equilibrio ideale per i Lakers è quello di un Kobe più disciplinato, più responsabile, più attento alle sfumature del gioco che non siano segnare o tirare ma senza strafare. Un vero leader insomma. Quello che ispira la squadra e che la squadra rende un giocatore migliore.

La botte piena e la moglie ubriaca

Partiamo da un assunto. I Grizzlies hanno fatto due conti, non solo sul portafoglio, ma da un punto di vista tecnico. E’ palese che la forza di Memphis sia il reparto lunghi, e che Conley abbia trovato la chiave per innescarli. Rudy Gay è sempre stato abbastanza disconesso da loro, per tipologia di gioco e attitudine mentale in primis. Quindi era sacrificabile tecnicamente, per prendere un ala piccola che, in un ambiente competivo, può avere ancora qualche cartuccia da sparare, uno swingman dal potenziale ancora inesplorato, che può giocare 3 ruoli e un lungo giovane, da farsi, ma con ottime potenzialità per prendere il posto di uno dei titolare in un prossimo futuro. Fosse solo per quello Memphis ha vinto la trade, ma poi si viene a sapere che questa mossa, gli ha fatto risparmiare circa 6 milioni di dollari di luxory tax scampata e 24 milioni nei prossimi 3 anni. Botte piena e moglie ubriaca. Memphis oggi è molto più quadrata, offensivamente perde qualcosa, ma ne guadagna in chimica, difesa, equilibrio, strategia manageriale nei prossimi anni. A patto che ZiBo dimostri di essere quello di due anni fa.

Celtics: il canto del cigno o the last dance?

In tanti hanno (ho) scritto che con Rondo out le chances dei Celtics di essere non dico da titolo, ma anche da playoff sono drasticamente calate. Eppure loro non badano a ciò che possono o non possono, semplicemente fanno. Perchè alla 3° partita senza Rondo hanno visto per la terza volta di seguito, di rabbia, di voglia, con una sola parola: PRIDE. E’ il marchio dei Celtics e dei suoi leader Pierce e Garnett. Quello che resta da capire è se è il canto del cigno, il miglioramento prima della “morte”, oppure se realmente con questa disgrazia hanno svoltato, fatto quadrato e hanno intenzione di convincere Ainge a non smantellare cedendo i due vecchi leoni, ma semmai a sostituire temporaneamente il play ex Kentucky per l’ultimo (lo si dice ogni anno…) ballo. Questo mi da modo di parlare del recente articolo del guru Zach Lowe, in cui analizza come, da quando Rondo ha preso in mano la leadership tecnica della squadra nel corso degli ultimi 4 anni, inversamente l’attacco Celtics produca molto di meno in termini di efficienza. In pratica chi beneficiava di Rondo erano i due lunghi, Bass e KG, giocatori di pick & pop e tiratori piazzati che sfruttavano le sue scorribande, ma non Pierce e Terry, relegati al gioco senza palla che non è la loro caratteristica principale. E il fatto che il vero collante tra Rondo e la squadra, dal punto di vista tecnico era Ray Allen, capace senza palla o sui blocchi o su scarico di amplificare l’efficienza del numero 9. In questi mesi è stato Pierce a giocare più sui blocchi, mentre a Terry hanno tagliato la fonte principale di fatturato offensivo che era il palleggio arresto e tiro dopo pick & roll. Ora senza Rondo, Pierce e Terry possono tornare a essere loro stessi, e la mossa che dovrebbero fare i Celtics, secondo Lowe (ed io avallo) è quella di prendere non un play, ma un lungo da pick & roll, che possa dare profondità e varietà all’attacco Celtics, che è uno dei peggiori della lega per tiri non contestati da sotto canestro.

I Thunder hanno bisogno di un vice Westbrook e un vice Durant

A me i Thunder non convincono. Sono secondi ad ovest, solo talentuosi e vanno con il pilota automatico in regular season, eppure per me rispetto alla ultime finals non hanno posto rimedio ai loro limit tecnici. La perdita di Harden ora come ora non si fa sentire, perchè Westbrook e Durant stanno colmando il vuoto che ha lasciato migliorando il loro repertorio e ampliando il loro gioco, mentre Martin è funzionale ma con caratteristiche totalmente differenti. Ma ai playoff sarà lo stesso? Riuscirà Martin ad essere un fattore contro gli Spurs, Clippers, Grizzlies e perchè no Lakers del caso? Harden dava tanto, perchè permetteva a Westbrook di essere Westbrook, nel bene e nel male. Quando era bene Harden giocava off the ball, quando era male, Harden prendeva palla e a giocare off the ball era Westbrook. I Thunder partono con 2 lunghi, ma alla resa dei conti giocano sempre con Durant da 4, ma il tutto reso possibile dal Barba che difensivamente permetteva di non andare sotto contro nessuno e in attacco copriva con successo 3 ruoli perimetrali, con una completezza di gioco spesso sottovalutata. Anche oggi i Thunder giocano con 4 piccoli nei finali di partita, ma eccezion fatta per Westbrook e Durant, gli altri due esterni devono estrarli dal cilindro, perchè Martin quello che ti può dare in attacco senza palla o su scarico te lo toglie in difesa e per Sefolosha vale il discorso inverso. Ad esempio contro Miami e Los Angeles, le ultime due partite di una certa caratura, entrambe perse, giocate dai Thunder hanno visto negli ultimi minuti in campo Sefolosha, e Perkins perchè Martin l’avrebbero dovuto dare in pasto a Wade o Kobe le mossa di emergenza di Brooks ha facilitato il compito difensivo delle avversarie che hanno chiuso gli spazi su Durant e Westbrook. Io penso che il loro problema non sia quello di completare il quintetto con una guardia e un lungo, ma quello di aggiungere un play e un 3/4 di un certo spessore. Questo perchè Lamb e Jones al momento non sono giocatori NBA presentabili e Maynor ha toppato in pieno. Il play, servirebbe a non essere troppo schiavi delle lune di Westbrook, che ci sta mettendo del suo per migliorare, ma è ancora troppo lunatico, e il 3/4 per aprire il campo con i 4 piccoli, ma senza subire in difesa.

Stephen Curry meritava l’All Star Game

Il figlio di Dell Curry non deve aver preso bene la sua esclusione per l’All Star Game. Pubblicamente ha fatto i complimenti a David Lee per la convocazione, ma dentro di se piangeva lacrime amare perchè sapeva di meritarsi quel posto anche lui. Ed in tanti, me compreso, si sono schierati nel partito “mandate Curry all’All Star Game” tanto che pure Jeff Van Gundy ha detto, dopo l’infortunio a Rondo, di convocarlo in vece di un rappresentante dell’est, perchè se lo meritava più di chiunque altro. Le dinamiche che hanno portato alla sua esclusione sono state burocratiche più che altro perchè francamente non si poteva lasciare fuori il padrone di casa Harden e andare alla kermesse con solo 3 lunghi di riserva. Curry sta giocando la miglior stagione in carriera che coincide anche con i migliori Warriors dai tempi di Timmy Hardaway con medie pazzesche che potrebbero renderlo papabile anche del premio del Giocatore più migliorato della stagione. Ad ovest ci sono un paio di situazioni complesse, tipo il caso Howard, che è alle prese con l’ennesimo infortunio della stagione e Tim Duncan, che sicuramente un dolore prima di metà febbraio se lo farà venire fuori, quindi il suo nome può rientrare in ballo. A patto che non si infortuni alla caviglia per la 354° volta da quando è iniziata la stagione.

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