La differenza tra MJ e LJ, La telenovelas Lakers, L’All Star Game come San Remo

NBA Week 14 (from 4th to 15th February)

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Lo Swicht definitivo?

LeBron James ha chiuso a 6 la striscia di partite con almeno 30 punti con il 60% al tiro, stabilendo il nuovo record NBA che prima apparteneva a Moses Malone e Adrian Dantley, e lo ha fatto con 39 punti e “solo” il 58% al tiro contro i Thunder. Tra l’altro, ironicamente, la miglior partita che ha giocato in questo lasso di tempo.

La sensazione è che lo swicht, iniziato durante gli scorsi playoff e portato avanti in estate con l’Olimpiade vinta, sia definitivo, e il LeBron di oggi è nel prime della sua carriera. La cosa che scombina i piani di tutti, è che sembra non avere limiti la sua ascesa.

In questo momento tutti elogiano la capacità di Durant di essere un attaccante completo, uno da 52-42-90 intese non come misure, ma come % al tiro, ma James sta facendo, con 55-42-78, ai liberi il suo unico “punto debole” in stagione.

Oggi Lebron vince premi a ripetizione, distrugge record, ed ha fatto ricredere quasi tutti, quando fino a solo 1 anno era il più odiato, più sbeffeggiato d’America.

Il potere del titolo vinto gli ha cambiato l’oroscopo. La frase che più riassume il concetto di queste righe la offre Flavio Tranquillo sull’ultimo numero di rivista NBA

colui che rispetto il gioco, dal gioco viene rispettato.

Amen.

La differenza tra MJ e LJ

A Proposito di James, in settimana hanno chiesto il parere di Michael Jordan, su chi scegliesse come suo erede tra il prescelto o il Mamba. Jordan ha scelto il Bryant, dando come spiegazione, in sintesi, che 5 titoli vinti sono più importanti di 1. Il parere di Jordan è importante.

Però è pur sempre un parere. Alla fine stiamo parlando del miglior giocatore di tutti i tempi, ma uno dei peggiori executive di sempre, per cui quello che dice va preso con le molle, non come il vangelo.

Nel torto però ha ragione, non tanto per i titoli vinti, ma per lo stile di gioco, Kobe li assomiglia di più.

Il tweet di risposta di James in questo senso chiarisce il tutto.

Non sono MJ, sono LJ

Come a dire, che il paragone con MJ non ci sta, perché per James un paragone con un altro grande del gioco non esiste, come tipologia di giocatore, e di carriera è unico e non l’erede di qualcun’altra.

Los Angeles non è Orlando

Per uno che ha cambiato la sua immagine in positivo, c’è chi ha preso il suo posto negli haters cestistici di tutto il mondo, ovvero Dwight Howard.

A seconda delle decisioni che prendi, l’immagine che dai ne viene pesantemente influenzata. Pensate appunto a James e alla sua karmatica “The Decision”.

Tre anni fa Howard era il secondo giocatore più forte della lega, oggi a fatica stenta ad entrare nella top 20, per rendimento e impatto sul gioco.

Los Angeles è affascinante, è il sogno di ogni sportivo, ma a Orlando c’era tutt’altra pressione, un ambiente meno scintillante, ma più portato ad assorbire il carattere immaturo dell’ex centro dei Magic.

A LA non è concesso essere frivolo, o meglio, è concesso se dimostri in campo di essere un giocatore che sposta, come faceva Shaq.

Ai Lakers è dato in pasto a Kobe Bryant, che non si fa problemi a sputtanarti a mezzo stampa.

E a Los Angeles non ha il vero e unico motivo per cui Howard era diventato il miglior centro della lega, ovvero un coach rompicoglioni come Stan Van Gundy, uno che lo cazziava, ma lo accudiva, lo provocava ma lo difendeva perché sapeva che senza i servigi del numero 12, i suoi Magic sarebbero stati destinati alla mediocrità.

Ora Howard ha il baffo, che non usa le sottigliezze mentali del sosia di Ron Jeremy, che ha altro a cui pensare che non fare da balia a un maciste di 211 cm.

Ora Howard non ha le spalle coperte. Tutt’altro.

La Telenovelas Lakers

Restando ai Lakers. Quest’anno per loro è più ricco di colpi di scena di una telenovelas.

Sono passati dal licenziamento di Coach Brown, alla nomina di Mike D’Antoni, attraverso infortuni, passando per le critiche a Kobe Bryant, a Pau Gasol, a Dwight Howard, al cast, alla squadra troppo vecchia e all’esplosione di Earl Clark.

Ora è il turno di Steve Nash.

Uno Steve Nash spersonalizzato, ridotto a svolgere il compitino, di utilità nulla da ambo i lati del campo, trattato come uno Steve Blake qualsiasi, che in quanto carne da macello, gioca persino meglio del canadese.

Nash è troppo intelligente per lamentarsi, ma è chiaro che questa situazione non porterà a niente di buono.

La forza dell’ex MVP ai tempi dei Suns era quella di poter gestire a piacimento il pallone, monopolizzare il gioco, alzare i ritmi per entrare in quella zona del gioco che solo in pochi potevano gestire con la sua lucidità.

Ai Lakers di Kobe Bryant e Dwight Howard non è consentito ciò. Deve fare altro, e il problema è che “altro” non è nel suo repertorio.

Deve arrivare il momento, per i Lakers, di coinvolgerlo di più, dargli più spesso carta bianca, fargli fare il Nash, non la comparsa, perché è un lusso che non possono permettersi.

All Star Game NBA = San Remo

Ed ora ci aspetta l’All Star Game, il San Remo cestistico made in USA, ovvero l’evento di cui tutti parlano male e storgono il naso, salvo poi rimanare incollati alla TV per guardarlo o comunque viverlo.

Perché sì, la partita della stelle ormai non è più una partita, ma un’esibizione, quasi folcloristica, però è sempre il cuore pulsante di quella macchina da soldi che è la NBA.

Spunti di interesse ce ne saranno sempre, anche se la partita farsa tra Rookie e Sophomore ha raggiunto livelli imbarazzanti di assurdità, con le squadre mischiate.

La nuova formula della gara delle schiacciata è accattivante, est contro ovest, anche se io personalmente, avrei tenuto fuori quel pagliaccio amato dai bimbominkia di Gerald Green ed avrei messo dentro lo schiacciature più snobbato della storia recente della lega, ovvero Alonzo Gee.

Alla fine tre gli “spettacoli” più divertenti c’è sempre la gara di tiro da tre, che quest’anno promette bene.

Just my two cents: Vince l’est, LeBron James sarà l’MVP, vince il Team Shaq con Harrison Barnes MVP, la gara delle schiacciate la vince Terrence Ross, la gara di tiro da tre la vince Steve Novak e lo Skills Challange se lo porta a casa Damien Lillard.

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