Ascoltando @BdLplayit, puntata 97: Spunto interessante per parlare delle difese NBA.

Ascoltando la punta numero 97 di Ball Don’t Lie, mi ha stuzzicato l’attenzione il discorso fatto sulla difesa, in particolare di LeBron James e in generale delle squadre NBA, sul finire di puntata.

Io al 99% delle volte concordo con quello che dicono gli amici di Ball Don’t Lie, ma questa volta vorrei fare una precisazione e dare il mio punto di vista sull’argomento.

Fabrizio Gilardi ha detto in sostanza che la differenza tra James e Melo/Durant è che nonostante sia un passo sotto dal punto di vista offensivo, come capacità di esser scorer naturale, è uno tra i milgiori difensori sugli esterni e migliori difensori sugli interni della lega, giustamente candidato al premio di difensore dell’anno. Ci sta e sotto chiosa di Francesco Tonti  aggiungeva che il contributo che da in difesa non potrà mai essere al 100% al pari di un Tony Allen che a parte difendere non fa altro su un campo da basket. James è anche il go to guy degli Heat e nel’elite offensiva della storia della lega, per cui deve sacrificare un po di impatto difensivo per essere ludico in attacco.

Appena dopo, Nicolò Ciuppani ha fatto un discorso ad ampio raggio riguardanti le difese NBA: negli ultimi anni, dopo i fasti degli anni 90, con picchi di fisicità assurdi e cattiveria agonistica indicibile, c’era meno voglia di difendere. Trend invertito da quando le squadre hanno iniziato a copiare i dettami difensivi di un coach come Thibodeau, e quindi sono tornate a incidere, anche in stagione regolare.

Io sono dell’idea che tutto ciò sia veritiero, e condivisibile, ma mi piace andare più a fondo e dire che:

LeBron James come difensore sulla palla è sopravvalutato. Nel singolo possesso può realmente non farti fare canestro e difendere su 5 ruoli senza andare sotto con nessuno, cancellandoti dal campo. Ma nel corso di una partita non è affidabile e essendo umano, commette spesso passi a vuoto quando si fida troppo del suo istinto. Io penso invece che LeBron sia un ottimo difensore di squadra, e per questo meritevole del premio di difensore dell’anno. Nel sistema difensivo Heat è letale nel gettarsi sulle linee di passaggio sbucando dal nulla, nel chiudere una penetrazione, nel metter il suo atletismo e il suo QI a disposizione della squadra, senza sprecare troppe energie. Le Chasedown, i rimbalzi nel traffico, i recuperi che aprono il contropiede, i palloni sporcati ecc.. Sono aspetti difensivi che il James attuale padroneggia in un ambito di difesa di squadra.

Direttamente collegato a ciò mi viene da dire che nella NBA odierna a dispetto della NBA anni 90, si deve parlare non di difesa individuale ma di difesa di squadra. Negli anni 90, ogni squadra aveva una ferocità pazzesca nel giocare una difesa di uno contro uno. Non c’era la zona, c’erano regole diverse e un gioco diverso, basato sul post basso e l’isolamento, poco tiro da tre, e poche tattiche per aprire il campo, per cui il tipo di difesa da attuare era individuale. C’erano i John Starks, i Charles Oakley, i Gary Payton e compagnia bella che erano dei mastini. Le squadre che difendevano di squadra, anticipando i tempi attuali, vedi i Bulls con Pippen e Rodman protagonisti, vincevano i titoli. Oggi il basket è diventato un gioco di pick & roll, giochi a due, spaziature, movimento di palla, per cui anche il modo di difendere ha subito un mutamento. Oggi la figura dello stopper ha perso di significato, oggi si difende di squadra, si deve stare attenti a non scoprirsi troppo, si studiano trappole a metà campo,  misure che permettano con il movimento di uomini di tappare le falle che un pick & roll anche allargato a 3 giocatori può creare. In pratica Tom Thibodeau è stato l’artefice di un modo nuovo di impostare le squadre in NBA, chiedendo a tutti di svolgere un compito che vada a incastrarsi in un disegno più ampio. GLi Heat di Spoesltra idem, i Grizzlies anche. E il premio di difensore dell’anno ha perso il significato che aveva un tempo, perchè va a premiare un singolo, che magari ha ottime stats individuali, quando invece dovrebbe premiare la squadra per il lavoro che svolge nel suo complesso. Poi vedi che il premio rischia di vincerlo uno come Ibaka, che per ogni stoppata che da, fa subire ai suoi Thunder 5 canestri da rimbalzo d’attacco o scarico.

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