Round One. Le prime due settimane di #Playoff #NBA

Miami Heat vs Milwaukee Bucks: 4-0

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Si potrebbe passare anche oltre, ma siccome ho visto ogni singola partita della serie un paio di cose le vorrei dire. Innanzitutto non è stata colpa di Jim Boylan, già silurato dalla dirigenza. Perchè il coach traghettatore aveva disputato una buona stagione come cambio in corsa di Scott Skiles, e questa serie ha provato a allenarla nei limiti del possibile, conscio di avere in mano una squadra non certo da corsa. I Bucks hanno fatto paura agli Heat solo per 36 minuti in gara 2, nell’arco di 4 partite. Gli Heat l’hanno presa di tacco, concedendo anche un turno di riposo a Wade alle prese con fastidi a un ginocchio. E’ bastato il quintetto Cole-Allen-James-Battier-Andersen a decidere ogni inizio 4° periodo la partita. Nelle ultime due partite ha dato un contributo importante anche capitan Haslem. A parte gara 1, di Jennings nemmeno l’ombra, Ellis ha dimostrato ancora una volta di non spostare nulla, e le uniche cose buone per i Bucks le hanno proposte in parte Ilyasova, Dunleavy e Redick, di cui la difesa Heat si è preoccupata solo in parte.

MVP della serie: troppo facile dire LeBron, che non ha mai messo più della 3° quindi per impatto a due lati del campo dico Chris Andersen vera dinamo di energia nell’arco di tutte e 4 le partite.

New York Knicks vs Boston Celtics: 4-2

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L’ultima corsa per i Celtics come li abbiamo conosciuti negli ultimi 5 anni. Non hanno mail mollato, anche sotto di 3-0 in una serie partita male e destinata a concludersi peggio. Invece il “pride” è uscito fuori inesorabile, dalla mani, ma soprattuto dal cuore di Pierce e Garnett, seguiti a ruota da tutti gli altri. Sono riusciti a strappare due vittorie consecutive ai Knicks, una pure in trasferta, dimostrando la forza mentale marchio di fabbrica di Coach Rivers e minando le certezze dei Knicks, che sopra 3-0 avevano già deciso che la serie era vinta e quindi potevano pure fare ironia. Probabilmente con Rondo non sarebbe cambiato l’esito della serie, i Knicks sono troppo, in quasi ogni parte del campo per i Celtics, che invece sotto canestro avevano carenza di cm, energie, fisicità e talento. i Celtics hanno avute alcune risposte che cercavano da Jeff Green, che se diventa continuo sui 48 minuti invece che sui primi 24, potrebbe essere la base su cui ripartire assieme a Rondo. I Knicks hanno tanto fuoco nella mani, se gli accendi la miccia esplodono, ma se gli bagni le polveri vanno in grossa difficoltà, e non sempre il solo talento basta per sfangarla. Woodson deve riuscire a recuperare il suo centro titolare, perchè dell’asse Felton/Kidd e Chandler si è visto poco in questa serie, e durante la regular season proprio quell’asse è fondamentale per costruire solidità al gioco dei Knicks altrimenti troppi dipendenti dagli isolamenti di Melo o le sfuriate realizzative di Smith.

MVP della serie: Melo Anthony ha viaggiato a oltre 30 di media, anche se sporcandosi le mani con un misero 39% dal tiro su quasi 30 conclusioni a sera. Ma nella vittorie, è stato sempre lui a mettere i canestri decisivi.

Indiana Pacers vs Atlanta Hawks: 4-2

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Sinceramente credevo che Indiana non ci avrebbe messo così tanto a fare fuori gli Hawks, ma c’è da dire che Atlanta è una squadra indecifrabile. Il 75% del tempo sembrano non aver voglia, ma nell’altro 25% quando accendono sono una squadra rognosa da battere. Coach Drew ha sempre il suo bel daffare per stimolarli a reagire. I Pacers sono caduti nel tranello degli Hawks, che è un po la loro arma vincente: spezzare costantemente il ritmo della partita, concedere il tiro da fuori e portare la partita a un numero di possessi talmente basso da essere sempre in gioco anche in momenti di secche offensive. Ciò è stato reso possibile dal quintetto grosso che Drew ha cavalcato molto nelle ultime 4 partite della serie. Ha inserito Petro in quintetto, ma la vera svolta è stata con Smith ala piccola che ha permesso di limitare George e sfruttarne il tonnellaggio in attacco dal post basso. Curiosa la contromossa di Vogel che per invalidare il deficit fisio ha schierato spesso un quintetto con George da 2, West da 3 e due del trio Hibbert/Pendergraph/Mahimi in campo assieme, che a livello di plus/minus ha funzionato decentemente.

MVP della Serie: Siamo stati però tutti testimoni dell’ascesa di Paul George, che ha peronato la sua nomina a Most Improved Player piazzando subito una tripla doppia in gara 1 e divenendo l’autentico go-to-guy di una squadra che fa del collettivo la sua forza. Quando è calato lui in lucidità Indiana ha perso 2 partite. Il gradino successivo del suo gioco è migliorare la selezione di tiro, poi potremmo anche iniziare a paragonarlo a gente come Melo, Durant e James.

Brooklyn Nets vs Chicago Bulls: 3-4

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Si scrive Bulls ma si legge cuore. Nonostante gli infortuni che hanno colpito praticamente tutti i primi 8 giocatori di rotazione (tra chi ci ha giocato sopra, tra chi si è dovuto arrendere) questi hanno l’innata capacità di sovvertire ogni pronostico quando sono su un campo da basket grazie alla forza del gruppo, che non credo sia solo il retaggio di coach Thibo, ma la necessità di non mollare mai che hanno i vari Noah, Deng, Robinson, Hinrich, ovvero gente che si è sempre dovuta guadagnare tutto il rispetto che ha ottenuto, coinvolgendo anche gli altri. Poi Thibodeau deve avere qualcosa di magnetico perchè ogni giocatore che gioca per lui lo segue e esegue il compito che gli affibia con puntualità e efficenza. Ecco perchè una squadra che spende 74 milioni di stipendi, con almeno la metà debilitati da infortuni, vince contro una squadra che costa 87 milioni “sani”, ma in cui ognuno rema guarda la suo orticello. La serie è stata schifofrenica, 1-0 Nets, poi 3-1 Bulls, poi parità 3-3 e infine gara 7, dove il basket viene messo da parte per lasciare spazio al cuore, che i Nets hanno dimostrato di non avere. Loro la serie l’hanno persa in gara 4, che poteva consegnargli l’inerzia della serie, invece sono stati sempre di rincorsa. Troppo facile dare la colpa a Carlesimo o dare alibi a Joe Johnson limitato da un infortunio che però era lo stesso di Noah, che si faceva 40 minuti di media in campo. Troppo facile dare la colpa a Wallace che è sostanzialmente inutile, o a Watson che è stato l’artefice negativo della rimonta in gara 4. Nel complesso i Nets hanno pagato lo scotto di essere una squadra assemblata da un anno, forse male, che viveva su fragili equilibri che ai playoff sono andati in pezzi.

MVP della serie: ho ancora negli occhi la fenomenale gara 4 di Nate Robinson. Senza quella partita non staremmo parlando dei Bulls vincenti. E dopo quella partita si è erto a uomo chiave dei Bulls nei momenti clucht. Posto che scegliere tra un solo Bulls vuol dire fare un torto agli altri, perchè Noach è stato commovente, Butler intenso, Deng eroico ecc…

San Antonio Spurs vs Los Angeles Lakers: 4-0

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Uno sweep che fa male ma inevitabile. Già fare i Playoff senza Kobe Bryant ti pone grossi limiti di sopravvivenza, in una squadra come i Lakers che non è abituata a camminare sulle proprie gambe ma andava dove la portava il 24. Ma se poi anche Nash, Metta, Blake e Meeks cedono agl infortuni, e devi giocarti le tue chances su un quintetto composto da Goudelock, Morris, Clark, Gasol, Howard, che il catalano anch’egli infortunato e l’ex Magic che cede al nervosismo a metà partita in gara 4, la cosa fa quasi tenerezza. In altri momenti lo sweep ai danni dei Lakers l’avrei forse festeggiato, oggi mi lascia tanta malinconia. Gli Spurs sono sempre stati in controllo nella serie, e come gli Heat, hanno spinto il giusto che bastava per andare in scioltezza. Di fatto uno dei protagonisti della serie è stato il tanto vituperato Matt Bonner, autore di un autorevole +15 di plus/minus di media nelle 4 partite giocate, il più alto degli Spurs. Ma la vera notizia è un’altra, Tracy McGrady per la prima volta in 17 anni nella lega passa il primo turno di Playoff, giocando la bellezza di 5 minuti in 4 partite.

MVP della Serie: Tim Duncan sembra ringiovanito, Parker ha fatto quel che voleva (anche se Blake nelle prime due partite lo ha fatto faticare un po), ma la serie di Ginobili è stata chirurgica. In nemmeno 20 minuti di media ha piazzato 11 punti con 5 assist e +13 di plus/minus, ovvero quando entrava lui con la second unit, le partite finivano.

Oklahoma City Thunder vs Houston Rockets: 4-2

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L’infortunio di Westbrook ha ridotto drasticamente le possibilità dei Thunder di tornare in finale. Durant ha fatto tutto quel che poteva fare, incluso spengere le luci dello spogliatoio e fare il bucato dei completini sporchi, e il risultato sono state 2 partite e altrettante sconfitte nelle prime partite della storia dei Thunder senza il play ex UCLA a guidare l’attacco. Westbrook è indispensabile per OKC, la somma dei suoi pregi e dei suoi difetti lo rende unico e inamovibile nello scacchiere di Brooks tanto quanto Durant. Anzi, la sua assenza rende evidente i limiti del coach di impostare un sistema offensivo che possa andare oltre 2/3 principi, e rende pure evidenti i limiti di Ibaka, Martin e compagnia bella che se gli chiedi di fare un passo avanti, ne fanno un paio indietro deresponsabilizzandosi. I Rockets, nonostante Kevin McHale, hanno sfruttato le incertezze dei Thunder per riportare a casa due gare, giocando essenzialmente con Parsons 4 tattico fisso, escludendo Lin dalle rotazioni (con la scusa dell’infortunio), e trovando in Francisco Garcia un risorsa. Però sono allenati da cani. Fatico a trovare un nesso logico alle rotazioni programmate a tavolino e cambiate di partita in partita.

MVP della serie: Kevin Durant. Punti, rimbalzi, tiri, leadership, post basso, post alto, assist. Lui un’altra serie così non la regge se nessuno gli da una mano.

Denver Nuggets vs Golden State Warriors: 2-4

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Ecco servito l’upset, che forse solo in 5/6… in tutto il mondo si sarebbero aspettati. Il motivo? I Nuggets erano la squadra più calda della lega, in piena metamorfosi dopo aver perso il giocatore strategicamente più importante, ma dall’assetto mutevole per poter sopperire alla sua assenza almeno per un turno di playoff. I Warriors avevano fatto una regular season oltre le attese, ma erano in flessione, e negli uomini chiave c’era pochissima esperienza ai Playoff, anzi, per Curry, Thompson, Barnes era la prima volta assoluta. Con l’infortunio di David Lee sembrano pure spacciati, se non fosse che il quintetto con 4 guardie ha creato talmente tanti grattacapi ai Nuggets che Karl è entrato nel panico e la squadra si è sfaldata, mentre Jackson mischiava le carte a piacimento nemmeno fosse stato Popovich. I Warriors hanno messo a nudo tutti i problemi di leadership dei Nuggets, hanno sbancato una volta il Pepsi Center (una vera impresa che ha condizionato i Lawson e soci), hanno corso fino all’accesso battendo strategicamente le pepite con la loro stessa moneta, hanno tirato con medie irreali dall’arco, specialmente nei momenti in cui si decidevano le partite. Jack a portare palla e produrre istant offense dal palleggio, Curry a giocare sui blocchi, con tutta la sua ignoranza nel liberarsi per il tiro, Bogut a sigillare l’area come unica garanzia sotto canestro, Barnes a aprire il campo con 4 tattico e pareggiare l’intensità di Faried in difesa, tutti che remano nella giusta direzione contro una squadra che ha difeso pessimamente sul pick & roll, che lasciava voragini dall’arco, e che non ha mai saputo sfruttare il grande vantaggio dal punto di vista fisico e atletico che aveva. Il binomio Faried/McGee ha fatto la differenza solo in gara 5, per il resto non ha mai inciso come Karl si sarebbe aspettato, Chandler avrebbe potuto agilmente viaggiare a 20 di media ma non ha mai fatto un passo più avanti del suo compitino, peraltro non svolto nemmeno bene.

MVP della Serie: bastano i 24 punti con quasi 10 assist e il 44% da tre senza errori dalla lunetta con cui Stephen Curry ha fatto il suo esordio ai playoff? Quando si alza per un tiro il pubblico esulta già prima ancora che l’esito sia scritto. Tanto raramente si sbagliano.

Los Angeles Clippers vs Memphis Grizzlies: 2-4

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Tatticamente la serie più interessante di tutto il primo turno. Io credevo giocassero sull’alternanza dei ritmi, invece Memphis ha dimostrato che non è abile a vincere le partite solo camminando, ma lo può fare anche correndo come dimostrano i punteggi alti delle ultime gare. Al di là di tutto i Grizzlies hanno dato una lezione di cosa voglia dire giocare di squadra, con il gruppo, senza egoismi, ma con disciplina. E quindi vincendo le partite anche senza giocare come piace a loro. Fisicità alla stelle, Randolph padrone delle aree: non ha risparmiato una sportellata a nessuno, e quando gioca così, diventa automaticamente uno della migliori PF della lega, perchè è fisico, tecnico, aggressivo, dolce negli appoggi, in sostanza immarcabile. Tanti spunti tattici interessanti sponda Memphis, con Hollins che si è aggiustato di partita in partita con alcune mosse che a me  hanno fatto impazzire tipo  la marcatura di Paul da parte di Pondexter dopo aver visto che Allen non era in grado di limitarne le incursioni in area. Pondexter non ha mai permesso a Paul di prendere velocità in penetrazione, anzi, lo ha quasi sempre costretto a prendersi tiri da fuori che hanno avuto lo svantaggio di togliere progressivamente dalla serie i due lunghi, che dai movimenti di Paul traevano linfa vitale. Griffin nonostante abbia avuto problemi fisici, ha giocato una serie molto al di sotto delle aspettative. Gasol e Randolph hanno fatto un lavoro egregio nel tenerlo sempre “piedi a terra”, nel fargli sentire i muscoli e non concedergli gli spazi per esplodere. Saltati i capisaldi del gioco dei Clippers, si è vista tutta l’inadeguatezza di Del Negro, che non ha cambiato di una sola virgola il suo piano partita, morendo con esso, facendosi pure prendere dalla frenesia in gara 6 con rotazioni astruse ai limiti dell’indicibile.

MVP della serie: 13 punti di media e poca intensità nelle due sconfitte, quasi 25 di media con una superiorità fisica devastante della 4 vittorie. Parlo di Zach Randolph.

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