Round Two. Week 2 e 3 di #Playoff #NBA

Miami Heat vs Chicago Bulls: 4-1

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Perdere gara 1 in casa è stato propedeutico per i Miami Heat che come nel 2011 hanno poi fatto quadrato attorno ad una sconfitta che ne poteva minare la crescita e che invece ha fatto scattare la molla e alzato il livello di attenzione. Un 4-1 bugiardo, perchè eccezion fatta gara 2 e gara 4, le altre 3 partite sono state tirate e decise solo negli ultimi 2/3 minuti, dove gli episodi, nel bene o nel male, hanno scritto i destini della serie. E’ stata una lotta, talvolta anche senza esclusione di colpi, molto fisica, con i Bulls che hanno provato a metterla sulla bagarre più per caricarsi loro stessi che per picchiare. Miami ha portato a casa la serie giocando sul fattore “stamina” di Chicago che decimata dagli infortuni ha potuto schierare di volta in volta 7 uomini più un paio di comparse a turno. Thibodeau aveva preparato sul piano tattico una serie brillante, incentrata sul limitare a James le incursioni in area con una grande difesa di squadra e un tandem Butler e Noah a sacrificarsi sulle tracce del prescelto a costo di sbilanciarsi sul tiro da fuori del cast. Che in gara 1 ha fatto cilecca, che poi ha fatto le fortune degli Heat nel corso della serie grazie a Norris Cole, Shane Battier (a tratti, ma sempre decisivo nei momenti importanti) e della precisione chirurgica di Chris Bosh da gara 3 in poi, il vero fattore destabilizzante della serie. Gara 5 è stata una battaglia, in cui Chicago ha dato nuovamente tutta se stessa, prima di infrangersi sui canestri spezzagambe di Wade per poi collassare ma con l’onore delle armi.

MVP: troppo facile dire LeBron James perchè è il frontman della squadra: Ma ha vissuto una serie da incubo, grazie alla difesa dei Bulls che lo ha bandito dal giocare nelle zone di campo a lui preferite, quindi la mia scelta ricade su Chris Bosh, che dopo una brutta gara 1, è stato la chiave in gara 3 (20+19) e gara 4 con la sua capacità di aprire il campo e vanificare l’impatto difensivo di Noah.

New York Knicks vs Indiana Pacers: 2-4

NBA: Playoffs-New York Knicks at Indiana Pacers

I Knicks hanno giocato una regular season fantastica, in cui ogni tassello era stato messo da Woodson al posto giusto e tutto funzionava senza intoppi. Poi sono iniziati i Playoff e il gioco spumeggiante non si è più visto. Troppi isolamenti, poca circolazione di palla, equilibri andati a monte, e veterani senza più energie da spendere. Gli Indiana Pacers hanno ringraziato, ma il loro passaggio del turno non è coinciso solamente con un calo dei Knicks. In fase di preview avevo detto che la prima squadra che avrebbe sfruttato a proprio vantaggio la propria strutturazione tattica costringendo l’avversario ad adeguarsi l’avrebbe spuntata, ed è così che hanno vinto, meritatamente, i Pacers. Vogel ha sempre fatto il suo gioco, facendo scelte anche coraggiose, tipo West sull’esterno meno esplosivo dei Knicks sfidandolo al tiro da fuori, francobollando George su Melo, ma alzando l’impatto fisico in difesa, e soprattutto a rimbalzo e sottocanestro, dove i Knicks sono stati letteralmente surclassati dalla coppia West/Hibbert. E come jolly pescato dal cilindro c’è la grande serie giocata da George Hill che abbinata alla grande solidità offerta da Stephanson è stata la chiave per limitare il backcourt avversario che viceversa è stato tradito da Jason Kidd, Jr Smith e in parte da Felton. Woodson è stato incapace di aggiustare la squadra. Ha provato mosse della disperazione che però non hanno portato a nulla, come Martin in quintetto assieme a Chandler snaturando le spaziature in campo, oppure togliendo dalle rotazioni Kidd, poi Prigioni salvo fare marcia indietro, poi cercando di gestire le lune di Smith, fino a chiedere aiuto a Copeland, rookie 30enne, autore di una buona stagione ma nulla più che un gregario, per avere un minimo di impatto fisico per contrastare la frontline di Indiana senza perdere potenza di fuoco in attacco. Ma ovviamente quando troppi fattori sono a tuo svantaggio in una serie, puoi solo pensare di allungare l’agonia.

MVP: Roy Hibbert per la sua capacità, con movenze anni 80, di annichilire in attacco uno dei migliori difensori NBA come Chandler, permettendo a Vogel di spostare il baricentro dell’attacco sotto canestro, terreno fertile contro i Knicks. Senza contare il suo impatto difensivo a centro area come ultimo baluardo le rare volte che i Pacers mostravano segni di sofferenza sugli esterni avversari.

Oklahoma City Thunder vs Memphis Grizzlies: 1-4

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Non si fosse infortunato Westbrook probabilmente ad oggi sarebbe ancora stata una serie aperta. Ma i Thunder senza la dinamite ex UCLA sono veramente poca roba, e il solo Kevin Durant oltre a fare miracoli e tenere cifre, medie e impatto mai visti nella storia dei Playoff è stato costretto a predicare nel deserto. Nessun Thunder è riuscito a fare un passo avanti tale da far sentire meno l’assenza di Westbrook. Perkins è stato dannoso, ma Brooks non poteva non tenerlo in campo per contrastare la coppia Gasol/Randolph. Ibaka ha deluso, perchè a parte fare quelle 2/3 cosine in attacco che gli vengono bene (talvolta nemmeno quelle, come troppo spesso gli succede quando conta) è stato del tutto inutile nell’arco della serie. E tutti i nodi sono venuti al pettine per Brooks, incapace di trovare dai vari Martin, Jackson, Fisher, Collison continuità, ma solo piccoli exploit circoscritti (che Memphis ha saputo gestire), ma soprattutto incapace di aver dato nel corso degli anni uno straccio di gioco ai Thunder che non sia un uscita da un blocco per una ricezione che poi sfocia in un isolamento. La forza di Westbrook era quella di rendere imprevedibile l’attacco più stagnante e dal playbook più scarso della lega grazie alle accelerazione, a quella sana follia che nel bene o nel male lo contraddistingueva. invece è risultato essere tutto troppo prevedibile contro una squadra che fa dell’acume tattico il proprio marchio di fabbrica, sia in difesa che in attacco. Ad eccezione di gara 1, svicolata dalle mani, Memphis ha indotto i Thunder a giocare il loro basket ed ha sfruttato al massimo il divario di talento e di intelligenza cestistica della propria frontline. Hollins ha sempre condotto tatticamente la serie, mettendo un’altra tacca al suo bastone dopo aver preso la testa di Del Negro.

MVP: i canestri decisivi si gara 4 e 5, dal post alto li ha messi tutti lui, ovvero Marc Gasol. In generale, non ha fatto cose appariscenti nel corso della serie, si è limitato a fare le cosa che sa fare, ma che nessun altro in NBA è capace di fare in quel ruolo.

San Antonio Spurs vs Golden State Warriors: 4-2

NBA: Playoffs-San Antonio Spurs at Golden State Warriors

Il sogno dei Warriors e di mezza americana che ha vissuto la loro corsa con il fiato sospeso si è infranto in Texas, rendendo gli Spurs la squadra antipatia al pari degli Heat. Non che sia stato facile per i Popovich boys, viste le proverbiali 7 camice sudate in gara 1 per avere la meglio sui Warriors senza timori reverenziali e con ancora voglia di stupire. Anzi, senza la magia del gaucho argentino, la serie avrebbe preso una piega strana, visto l’exploit di Golden State in gara 2. Alla lunga però i trucchi del reverendo Jackson non sono serviti per avere la meglio su quel volpone di Popovich, che ha atteso il momento giusto per mostrare le sue carte, blindando Curry grazie alla staffetta Green/Leonard che lo ha tolto progressivamente dalla serie. E Popovich ha accettato di buon grado il continuo mismacht che i Warriors, nelle pieghe della smallball, sfruttvano con Barnes in post basso contro Parker, pur di sradicare le fondamenta del gioco degli avversari che poggiavano sull’impatto oltre di Curry, dei vari Thomson e Jack. Che nonostante alcuni exploit di alto livello non hanno mai trovato quella continuità che aveva loro permesso di passare il turno contro i Nuggets. San Antonio ha sofferto, ha pure rischiato, ma si è sempre adeguata agli avversari, restando lucida e facendo pesare l’esperienza.

MVP: Manu Ginobili dovrebbe essere considerato illegale. Non ha più il passo di una volta, non ha più la capacità di finire al ferro di una volta, deve essere aiutato e deve gestire molto la palla per essere efficace, ma in ogni break o cambio di inerzia in questa serie per gli Spurs c’era il suo zampino. E quindi può dominare le gare anche segnando solo 5 punti ma con 11 preziosi assist come in gara 6, specialmente nel finale e quando la palla pesa il doppio.

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