Colpa di Vogel o colpa di George?

James appoggia al vetro il canestro della vittoria in un finale thriller in gara 1 delle finali di conference, e dopo poco la rete è sommersa da messaggi che definiscono “una vaccata” la decisione di Frank Vogel di rinunciare a Roy Hibbert nel possesso chiave costato il comodo canestro in sottomano fatale ai Pacers.

Al di là della singola scelta operata da un coach che tatticamente è uno dei più preparati dell’intera scena NBA, occorre fare una premessa: ad ogni livello, che sia la finale di conference o la finale dell’oratorio, prendere un canestro di quel genere non è certo una colpa del coach, ma di quei 5 fessi che in si sono fatti battere al di là che in campo ci fosse stato Roy Hibbert, Bill Russell o Hakeem Olajuwon.

Io francamente non darei troppi demeriti a Vogel, che ha fatto una scelta logica a lasciare fuori Hibbert, e come lui stesso a dichiarato, l’idea era quella di essere agili e flessibili nel cambiare su ogni blocco per non offrire ricezioni facili ai 4 tiratori + James che gli Heat avevano in campo. Con 2 secondi da giocare in situazioni del genere, se difendi anche solo decentemente costringi l’attacco a prendersi un tiro forzato che spesso non trova nemmeno il ferro.

Si era svolto tutto alla perfezione per Indiana: il blocco tra Allen e Bosh aveva prodotto un cambio di marcatura che ha tolto la prima opzione a Miami. Il secondo blocco tra Allen e James è stato letto bene da West che si è frapposto tra Battier e Allen sconsigliandone il passaggio. A James, spalle a canestro da 5 metri concedi volentieri la ricezione costringendolo a fare 1/2 palleggi per trovare lo spazio per effettuare un tiro che in carriera in situazioni clucht mette con il 43%, percentuale che tende ad abbassarsi se il tiro viene eseguito in faccia a uno come George che ha braccia lunghe e capacità difensive ottimali per quel tipo di situazioni.

La scelta di Vogel era vincente ed aveva portato Miami al piano C, un tiro che sulla carta doveva avere alto coefficente di difficoltà.

Invece George preoccupandosi già di ostacolare il jumper di James è andato completamente fuori posizione con una giocata degna del peggior Boozer, James ha colto l’occasione e con l’area sguarnita ha messo dentro il canestro vincente più facile della storia del gioco.

Può essere colpa di Vogel se la più impensabile della variabili che potevano influenzare l’ultimo tiro ti scoppia tra le mani?

Una situazione del genere se la ripeti 100 volte, in 101 occasioni finisce con un tiro allo scadere da 6 metri con la mano i faccia.

Avessero vinto i Pacers probabilmente i soliti che definiscono l’Hibbert-gate “una vaccata” l’avrebbero definita “una genialata” di riflesso.

La presenza di Hibbert cosa avrebbe cambiato?

Già sul blocco tra Allen e Bosh sarebbe stata fatta una scelta differente, forse non avrebbero cambiato e uno tra Allen o Bosh avrebbe avuto tutto lo spazio del mondo per un tiro pulito da sotto o da tre. Anche qualora avessero chiuso ottimamente sui due e James avesse ricevuto palla e battuto George come ha fatto, l’aiuto di Hibbert sarebbe arrivato comunque in ritardo dato che Hibbert sarebbe stato in movimento sul lato debole e visto che LeBron ha mangiato quei 5 metri che lo dividevano dal canestro in 1 secondo e aveva come minimo un raggio di 2 metri e mezzo di isolamento per via delle spaziature ottimali che aveva generato il movimento di uomini (4 tiratori piazzati affidabili per lo più) dello schema disegnato da Spoelstra.

Probabilmente il suo appoggio sarebbe stato reso difficoltoso, sicuramente non sarebbe arrivata una stoppata come quella piazzata dal lungo giamaicano a Melo nel momento decisivo di gara 6 della serie precedente, probabilmente sarebbe arrivato un fallo.

O se Hibbert si fosse disinteressato completamente di Bosh per proteggere l’area, James avrebbe avuto il tempo di servire in angolo l’ex Raptors, per un tiro che dai 5 metri in quella posizione in questo Playoff mette con il 57% dal campo, percentuale inferiore al 100% del tiro che si è preso James, ma verosimilmente la percentuale di realizzazione più alta tra il ventaglio di opzioni che si sarebbero potute creare con George battuto e Hibbert in aiuto.

In questa azione finale c’è tutto la drammaticità dei playoff NBA, un errore ingenuo che ha scritto l’epitaffio di una gara combattuta e tirata per 53 minuti, in cui i due coach hanno dato vita a una brillante partita a scacchi e in cui i giocatori hanno messo big shots (George su tutti), lottato alla morte, sfiorato il traguardo non meno di una volta per parte.

Dare la colpa a Vogel per tutto ciò mi sembra abbastanza ingeneroso per la partita che ha orchestrato. Darla a George sarebbe altrettanto generoso perchè senza quel suo macigno da 9 metri allo scadere dei regolamentari e il gioco da tre punti guadagnato a fine overtime Indiana non avrebbe accarezzato il sogno di sbancare l’American Airlines Arena.

Ma dovendo buttare uno dei due già dalla torre vado con il numero 24, che ha pagato lo scotto più grande che un giocatore giovane può pagare a questo livello: l’ingenuità. Che è anche un passaggio obbligato da compiere per accumulare esperienza, non ripetere più quell’errore e maturare come leader.

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