Il futuro di Bargnani ai Knicks

Andrea Bargnani finalmente lascia Toronto, dove ha speso tutti gli anni della sua carriera e dove negli ultimi 2/3 anni era particolarmente inviso alla dirigenza ed ai tifosi a seguito della firma di quel dannato contratto da oltre 10 milioni annui che chiama ancora 2 anni a 23 milioni complessivi e lo fa per approdare a New York, nei Knicks, che “vantano” la stampa più agguerrita e esigente dell’intera NBA.

Lo scambio tecnicamente è per Marcus Camby, Steve Novak, 1 o 2 scelte (ancora non si sa il numero certo) e – notizia recente – Quentin Richardson a cui verrà fatta firmare un estensione triennale (con solo 1 anno garantito) per far quadrare i conti e rendere possibile la trade.

Una trade che verrà ratificata solo dal 10 luglio, per la questione Richardson appunto che è free agent, in quanto in questo momento l’ufficializzazione non può avvenire a causa del periodo di moratoria vigente.

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Sponda Raptors è la prima vera mossa del nuovo GM Masaj Ujiri che appena dopo il suo insediamento aveva la cessione del Mago come primo e forse unico obbiettivo della off season. Si sono portati a casa un giocatore che ormai ha probabilmente 1 altro anno di vita NBA come Camby, che ha il contratto garantito per 2 anni ma l’eventualità ritiro al termine della stagione 2014 è più che un ipotesi, un tiratore che non fa altro su un campo da basket e può essere considerato come una sorta di Bargnani molto più economico, benchè molto meno fisico e meno difensore e un veterano che nonostante sia considerato da molti una testa calda, si fa sempre apprezzare nelle squadre in cui gioca per l’ardore con cui approccia le partite. Non da sottovalutare il fatto che la scelta che arriverà può sempre fare comodo, specialmente se sei un mercato che fatica attrarre Free Agent e che questa mossa farà risparmiare a Toronto almeno una decina di milioni di dollari.

Sponda Knicks la faccenda è un attimo più complessa. Hanno sfoltito una panchina che durante la stagione non ha offerto troppe garanzie fisiche (Camby) o tecniche (Novak), hanno aggiunto un valido elemento di rotazione NBA che vale un po più dei soldi che prende, ma non è una ciofeca come vogliono dipingercela tutti, italiani in primis.

Il Mago ha indubbiamente deluso le aspettative nei suoi primi 7 anni di carriera NBA, questo è un dato di fatto oggettivo. Ma le aspettative non se le è create lui, gliele hanno cucite addosse scegliendolo come 1° scelta assoluta, in un draft che tra l’altro eccezion fatta forse per LaMarcus Aldridge (uno che non mi ispira fiducia più di tanto, stella in contesti perdenti e 2/3° violino in squadre che ambiscono a qualcosa di più), Gay e Rondo ha espresso poco.

Nei primi anni di NBA gli si dava il beneficio del dubbio, catapultato in un sistema nuovo in cui doveva digerirne le regole scritte e non (questione falli in primis), in un ambiente che da una parte, Colangelo e Gherardini in primis, cercava di proteggerlo e dall’altra lo mandava allo sbaraglio in campo in un ruolo non suo, visto che coach Mitchell lo faceva giocare da ala piccola e da centro pur di accontentare la star Chris Bosh che ai tempi era irritante tanto quanto forte.

Con la partenza di Bosh idealmente il testimone di uomo franchigia è passato nelle sue mani, e in una squadra in ricostruzione senza la pressione di risultati, non ha demeritato tanto da chiudere un annata oltre i 20 punti di media (coincisa con il rinnovo contrattuale a cifre alte).

Aveva finalmente trovato un ruolo, il centro atipico, disegnatoto apposta per lui e affiancato da compagni di reparto in grado di fare per lui il lavoro sporco, e un contesto in cui aveva trovato la sua dimensione, tanto che Dirk Nowitzki aveva speso parole di elogio sul suo conto e lo aveva “eletto” come un suo erede.

Ma il suo status di uomo franchigia, di leader designato e incaricato propendeva per un altro tipo di impatto, che il Mago non è mai stato in grado di dare e mai lo sarà. Poi sono arrivati anche alcuni spiecevoli infortuni e fastidi fisici che ne hanno affossato le quotazioni.

Questo è il vero fraintendimento che rende Bargnani un giocatore deludente.

Non è un trascinatore, non è un leader, non è uno che gasa il pubblico e infonde sicurezza nei compagni. E’ un gregario extra lusso, un giocatore tattico estremamente efficace, un tiratori come ce ne sono pochi in NBA senza distinguo di ruoli.

Non sarà mai un giocatore di aggressività e impatto fisico, che tira giù 10 rimbalzi di cattiveria o che serrerà un area NBA come nominalmente il suo ruolo lascerebbe intendere. Le sue caratteristiche e peculiarietà sono altre, inutile chiedergli di fare cose che non sono nel suo bagaglio tecnico.

Essendo un giocatore atipico ha bisogno di essere inserito nel giusto contesto per rendere. Toronto non lo era più.

Ma a New York che futuro può avere?

I Knicks sono una squadra che durante tutta la scorsa stagione ha abbassato il quintetto per non rendere Anthony un punto troppo debole difensivamente parlando, coperto da un solo lungo di ruolo, Chandler, con il dilemma Stoudemire a gravare sulla loro testa.

Stoudemire c’è ancora, ha un contratto ignobile paragonato a ciò che può dare a questi Knicks con i problemi tecnici e tattici che pone in essere nella convivenza con Carmelo Anthony che altresì è un giocatore estremamente condizionante da ambo i lati del campo ma baciato da un talento così raro che devi assecondare a tutti i costi, specialmente sei hai mosso mari e monti per prelevarlo da Denver.

Oggi la rotazione dei lunghi Knicks è essenzialmente costituita da Chandler, Stoudemire e Bargnani. Non so se Woodson continuerà a proporre Melo da 4 tattico, o addirittura Copeland, piuttosto che giocare con 2 lunghi di ruolo.

Di certo nasceranno una valanga di interrogativi, specialmente difensivi.

Nonostante non sia contemplata almeno sulla carta la presenza contemporanea in campo di Bargnani e Stoudemire, probabilmente vedremo diversi minuti di questa coppia di lunghi a imperversare in campo.

Difensivamente è uno strazio, perchè entrambi sono difensori incompleti, anche se reputo il Mago un difensore nettamente superiore di STAT. Nessuno dei due colma le lacune dell’altro, anzi, hanno entrambi le solite debolezze, anche se Bargnani, come detto poc’anzi è un difensore paradossalmente sottovalutato per quello che può dare in termini di intimidazione e quoziente cestistico (alla fine è stato allevato da Messina e Blatt, due che un paio di concetti glieli hanno fatti imparare a forza di urla e scappellotti).

Molto spesso si guarda alla sua sua media rimbalzi, che è ridicola per un bigman NBA che gioca quei minuti, ma è pur sempre un 210 centimetri che fa volume in area, e fa tagliafuori per se e per i compagni anche se non ha la cattiveria agonistica per andare su a prendere il pallone. Per dire che Stoudemire non è buono neanche in quello e i 6/7/8 rimbalzi che recupera sono spesso su palle semplici e non contrastate.

Può darsi che gli venga chiesto di giocare in coppia con Melo come unico lungo perlomeno nominale del quintetto. Potrebbe essere un problema qualora gli avversari presentassero una o più minacce in post, ma tendo a credere che questa soluzione venga cavalcata in momenti estremamenti particolari di partita, magari nel cuore dei 2° quarti in cui in campo per il gioco delle rotazioni NBA, vanno i gregari, oppure nel caso in cui in alcuni momenti è necessario allargare il campo in attacco o firmare un parziale.

Sicuramente lo vedremo giocare in coppia con Chandler, magari nel momento che Melo si siede a prendere fiato con la speranza che Stoudemire sia infortunato, in una strutturazione tattica che permetterebbe al Mago di essere il Mago che aveva incantato a Treviso in coppia con Marcus Goree che si occupava di presidiare l’area e prendere rimbalzi. Ovviamente Chandler fa tutto ciò a un livello nettamente più alto.

Difensivamente potrebbe essere per New York la frontline più produttiva… Perchè specialmente con Melo da 3 permetterebbe di avere taglia fisica (il vero fattore mancante dei Knicks negli scorsi playoff) senza perdere le spaziature offensive.

Da un punto di vista offensivo non vedo controindicazioni per coach Woodson, che in questi due anni ha saputo valorizzare un giocatore come Steve Novak che comunque era la sua più grande tassa da pagare in difesa.

Può giocare con Melo, con STAT, che è un giocatore più interno e che basa il suo gioco sulla dinamicità più di quanto faceva  Bosh anni fa, con entrambi e soprattutto con Chandler che lo completa tecnicamente come nessun altro lungo con cui ha giocato assieme.

In sintesi, il Mago, contrariamente a quanto credono in molti, a NY può funzionare a patto che ci si scordi le cifre per cui viene pagato e se si ritaglia un ruolo da specialista offensivo curando un po di più l’aspetto difensivo del suo gioco che ha la possibilità di sviluppare specialmente adesso in cui le sue mansioni e il suo ruolo gerarchico sono cambiati.

Questo è il momento in cui la sua carriera NBA dopo aver raggiunto il punto più basso, può risollevarsi o sgretolarsi definitivamente.

Io nel Mago ci credo. E forse sono uno dei pochi rimasti a farlo. Tra qualche mese avremo le risposte del caso.

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