“Dwightmare” is over…

Dwight Howard ha finalmente deciso dove portare i suoi talenti. Il primo a darne notizia è stato Sam Amick, mentre Wojnaroski schiumava di rabbia per essersi fatto battere sul tempo. Poi la smentita dei Rockets che non erano stati avvisati dall’entourage di Howard, quindi attesa, rumors, Woj che nel frattempo sclerava ed infine la “decisione”: Houston Rockets.

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Ha lasciato di sasso i Lakers, i tifosi dei Lakers, Kobe e Gasol che lo hanno “defollowato” su twitter seduta stante, che però già nelle ore prima se lo aspettavano.

I Lakers avevano offerto a Howard il massimo salariale per 5 anni, scegliendo Houston ha rinunciato a 30 milioni di dollari e 1 anno in più di contratto a quanto dicono, per avere più chances di titolo nell’immediato futuro.

Si può dire di tutto su Howard, dal fatto che sia un immaturo o un idiota, ma la valutazione che ha fatto non è errata: Lakers e Houston lo scorso campionato hanno vinto il solito numero di partite ma i Lakers del prossimo anno sono una squadra fatiscente, bloccata salarialmente, con un Nash alla frutta, un Kobe convalescente e tanti dubbi tecnici che si portavano appresso dallo scorso novembre, mentre i Rockets sono una squadra fresca, ambiziosa, costruita nel giro di due anni da un GM capace che è riuscito a assemblare 2 stelle di prima grandezza e un cast dignitoso avendo ancora un po di flessibilità salariale per muoversi, ma soprattutto tante idee per farlo.

Il fatto è che fare la co-stella a Houston può essere più soddisfacente che fare la co-stella ai Lakers con Kobe. Al di là del fatto che secondo me non vincerebbe ne a Houston ne a Los Angeles, perchè non lo reputo un giocatore che ti porta al titolo, piuttosto uno che fa diventare la squadra in cui giochi una candidata al titolo.

E’ ancora presto per dirlo e spero di essere sconfessato, ma la sensazione che mi da è quella. Non ha quel pizzico di qualcosa in più, che non sia talento (fisico e tecnico) in grado di farti fare il salto di qualità. Non ha il fuoco dentro.

Da un punto di vista mediatico la scelta di riproporre una sgangherata “Decision” in stile James è stata una cosa sgradevole, ma meno esagerata del prescelto. La sua immagine era comunque compromessa dopo 2 anni di tira e molla prima a Orlando e poi a Los Angeles. La sua credibilità era già svanita prima di decidere mezzo social network dove giocare, quindi non ci ha rimesso molto in quel senso, a parte gli ovvi sfottò del caso che si meritano un po tutti quelli che fanno cose del genere e che continueranno ad ogni passo falso, ciclicamente.

Tralasciando i motivi che hanno indotto Howard a scegliere di lasciare i Lakers concentriamoci su cosa trova l’ex Magic ai Rockets.

Innanzitutto un giovane stella dal carattere pur non facile come James Harden ma con una propensione al sacrificio tecnico maggiore di Kobe Bryant senza dubbio.

Kobe è uno di quelli che ti sfiaccola per un passaggio non arrivato, per una situazione che non ritiene idonea, per tanti motivi. Ha un ego smisurato che è il suo maggior pregio quanto il suo peggior difetto.

Harden è reduce dalla sua prima vera stagione da All Star con le chiavi in mano di un team, ha dimostrato di poter essere un leader ma anche di non essere pronto a guidare da solo una squadra che punta in alto, quindi è più propenso, almeno in teoria, a condividere onori e oneri con Howard.

Dicono che McHale gli abbia promesso di costruirgli la squadra attorno e può andare anche bene. Alla fine ai Lakers è stato trattato come l’ultima ruota del carro e non è mai stato messo in condizioni di essere efficace come si aspettava.

Tralasciando il fatto che Howard si sente un giocatore che da iso in post basso, e che abbia litigato con Van Gundy al tempo dei Magic perchè era solo visto come un rollante su pick & roll, Houston è la squadra che la scorsa stagione usava più di tutte in NBA il pick & roll, sfruttando Asik come rollante e spesso Harden come portatore di palla, ma non aveva assolutamente nulla dal post basso. A dire la verità non aveva nemmeno giocatori per portare palla sotto canestro.

McHale può concedere carta bianca a Howard in post basso quando vuole che non trova l’area l’occupata come succedeva ai Lakers con Kobe e talvolta con Gasol. La dimensione interna che Howard da ai Rockets è importante, anche se numeri alla mano non sempre è efficace o efficiente in situazioni statiche.

Il vero obbiettivo di McHale sarà quello di rifornire di palloni Howard sotto canestro e poi renderlo attivo e ricettivo quando dovrà uscire per giocare il pick & roll, che rimane l’arma in cui può realmente mettere in scacco le difese avversarie e rendere i Rockets temibili.

Harden è forse la miglior guardia NBA a creare dal palleggio e puntare il ferro, ma ha anche ottima visione di gioco per soppesare le opportunità che genera la difesa se rimane concentrato. Howard ha la capacità di creare spazio per fargli prendere velocità come nessun altro lungo NBA, e se coinvolto e a suo agio, in due passi arriva a canestro per lo scarico o per correggere al volo il tiro.

Il Pick & Roll tra loro due potenzialmente può essere una via di mezzo tra quello che i Magic giocavano con Nelson e Turkoglu con appunto Howard: Harden ha caratteristiche tali che lo renderebbero il trait d’union e l’arma definitiva in coppia con l’ex Lakers.

I Lakers oggi sono delusi, perchè si sentono traditi, ma in realtà quanto sono stati in grado, durante l’anno, di mettere a proprio agio Howard?

La mossa di portarlo a Hollywood l’ho sempre considerata come una mossa che “dovevano” da fare, perchè si trattava dei Lakers e quindi sempre sul pezzo, sul campione da strappare alla concorrenza, non certo per cambiare volto tatticamente. E’ arrivato a LA e la dirigenza insieme allo staff tecnico l’ha considerato quasi esclusivamente come un upgrade difensivo al posto di Bynum, non come alla chiave di volta del loro futuro.

Dal primo giorno di training camp con coach Brown e successivamente con D’Antoni ha sempre avuto le briciole in attacco. Poi si è infortunato, poi il suo carattere lo ha tradito, non è mai riuscito a adattarsi, poi è uscito mentalmente dal contesto ed infine quando per necessità gli hanno chiesto di prendersi la squadra sulle spalle era troppo tardi.

La colpa è di tutti, da Howard, a D’Antoni, a Brown, a Kobe, alla dirigenza e via discorrendo.

Si pensava che con il Baffo in panchina, il gioco a due tra Nash e Howard mietesse vittime, ma in realtà Nash nell’ultimo anno ha perso più di un passo rispetto al giocatore che era fino a qualche tempo fa, e il suo gioco è più adatto a mettere in ritmo gli esterni e i tiratori piuttosto che i lunghi.

I Lakers non hanno mai trovato una continuità offensiva, perchè le anime tecniche al suo interno erano in lotta tra loro, come ho più volte detto durante l’anno (basta scorrere il feed di questo blog per farsene un idea).

Ma è proprio un male per i Lakers la dipartita di Howard?

Avrebbero comunque dovuto vivere un anno di transizione in attesa di arrivare all’estate del 2014 (in cui avranno sotto contratto solo Steve Nash, peraltro nel suo contract year, ammesso che non si ritiri prima), nella speranza di recuperare Kobe il prima possibile e con i soliti grossi punti interrogativi della scorsa stagione in un ambiente ancora più logorato.

Senza Howard passeranno un anno difficile, ma con il tempo e i mezzi per muoversi bene per quella sorta dei mercato dei Free Agent che potrebbe essere un 2010 BIS.

Un pensiero su ““Dwightmare” is over…

  1. Amen.
    Da tifoso Lakers sono il primo a dire che sia GSW che Houston fossero e sono ambienti migliori dove trasferisi, squadre in crescita, con stelle e progetti a lungo termine. Ci sono però un paio di considerazioni:
    – i Lakers della seconda parte di stagione, con un Kobe mentalmente più leader, con un Nash presentabile e usato da SG, con un Dwight finalmente in una condizione normale e senza Gasol (se avesse firmato il quinquennale Pau lo si sarebbe scambiato in poco tempo) si sono dimostrati una squadra dal 60% abbondante di vittorie. Vero che nel mezzo c’è stato il grave infortunio di Bryant e che ogni anno che passa i vecchi sono sempre più vecchi, ma c’erano le possibilità di fare comunque una stagione importante e comunque l’anno dopo ci sarebbe stato lo spazio salariale per costruirgli la squadra attorno. Sarebbe stata comunque una scelta giustificabile e comprensibile
    – le critiche ad Howard devono esserci perchè nuovamente ha voltato le spalle ad una realtà in difficoltà che era stato lui a scegliere. Ancora una volta, come ad Orlando, alle prime difficoltà ha preferito scappare. Come scuse poi ha usato la vecchiaia di Nash, giocatore che era stato lui a volere e che solo pochi mesi prima del primo trasferimento aveva chiesto ai Magic di acquisire e la non voglia di fare la spalla a Kobe, quando Bryant ben prima che ci fosse la blockbuster trade della scorsa estate gli aveva detto che il leader dei Lakersa sarebbe stato lui (non a caso Dwight in quel periodo scelse Brooklyn come sua meta prediletta). Totalmente incapace di assumersi le sue colpe. Ancora una volta tanta, troppa, immaturità.

    PS: anche Dwight ha unfollowato Kobe da twitter😉
    PS1: io sono dell’idea che sia il tipo di giocatore che ti può portare anche a vincere un titolo, se sta bene ha i numeri per spostare come pochi in questa lega e se lo affianchi a qualcuno di più morbido (caratterialmente) e meno egocentrico di Bryant, ma comunque parecchio dotato cestisticamente, puoi farcela. E come ben ricordi qui: “Innanzitutto un giovane stella dal carattere pur non facile come James Harden ma con una propensione al sacrificio tecnico maggiore di Kobe Bryant senza dubbio” potrebbe anche averlo trovato.

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