Oro, Oro, Oroooooooo

Non è la canzone di Mango, ma le tre vittorie delle nostre nazionali in tre diverse competizioni: Mondiali Master Over 40, Mondiali Master Over 50 e Europei Under 20.

Tutte e tre le vittorie colme di significati in questo momento in cui il basket italiano vive la crisi più profonda di sempre.

Non ho seguito la cavalcata degli Over 40, se non per mezzo di qualche sporadico articolo su vari siti di settore, ma ho visto la semifinale e la finale degli Over 50, trascinati alla vittoria dal 50enne di corpo ma 20enne nello spirito Mario Boni.

Ha segnato 46 punti in finale sulla 70ina totale degli azzurri, nel primo tempo lo mandavano in lunetta ogni volta che toccava palla, poi ha sporcato le sue % al tiro quando l’Italia era in rimonta, ma i canestri decisivi sono stati comunque i suoi. La grinta, la tempra il senso del dramma di SuperMario rimane inattaccabile dell’età. Jack Mitraglia, o “Il Papero” come veniva chiamato a Montecatini, ha un fiuto per il canestro che dovrebbe essere eletto patrimonio dell’Unesco, perchè giocatori come lui si sono estinti da anni, oggi sono tutti soldatini specializzati, grandi talenti atletici e fisici sacrificati agli estremi tatticismi dei coach.

Non ci sono quasi più i giocatori di personalità straripante, di quelli che litigano con coach, compagni e tifosi ma ti fanno innamorare del gioco, che accendono la passione come successe a me ripercorrendo le gesta di Boni. Giocatori come lui hanno fatto il bene del basket italiano, nei loro eccessi e nei loro difetti. Perchè rappresentavano la genuinità di questo gioco, la competizione, l’estro, la determinazione che va oltre i limiti. L’essenza del basket, ovvero giocare per fare canestro, sempre e comunque, contro tutto e tutti.

Ma la notizia più bella della giornata di ieri è stata senza dubbio l’Oro dei ragazzi di Sacripanti, che tornano a vincere una competizione europea giovanile a 21 anni di distanza dall’ultimo successo, targato da gente come Andrea Meneghin, German Scarone e altri coetanei che hanno poi scritto pagine indelebili del nostro basket.

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Questi ragazzi hanno migliorato i risultato che appena 2 anni fa scrissero altri 12 ragazzi che oggi sgomitano per un posto nel basket che conta, tra chi c’è riuscito (Gentile, Polonara, DeNicolao) e chi ancora lotta (Moraschini, Cervi ecc…).

La nazionale di Pino Sacripanti (sempre stato io un lover del coach brianzolo) è stata una nazionale di tutti, come quella che vinse l’argento olimpico di Atene, una squadra operaia, in cui tutti erano importanti che ha basato il successo non sul talento puro, ma sul lavoro di squadra.

Questi 12 ragazzi, “profughi” del nostro basket, hanno regalato emozioni e fatto esaltare per le loro gesta, lottando su ogni pallone, contro ogni avversario, andando oltre un gap fisico imbarazzante (nessun azzurro a parte Landi va oltre i 2 metri, la nostra era una Banda Bassotti che schierava Abass, ala piccola che può anche essere inquadrato come guardia, da centro) con la grinta e lo spirito di sacrificio.

E’ stata una nazionale che ha coinvolto. Che grazie ai canestri ignoranti, alla Basile, ma con le stigmate per diventare qualcosa di più, di Amedeo Della Valle ha raggiunto la finale e sempre grazie al suo talento e alla sua incoscienza positiva le ha permesso di capovolgere l’inerzia del macht contro la Lettonia. Ma non c’è stato solo Amedeo (che si è calato in questo gruppo da gregario per poi emergere in modo fragoroso), ci sono stati Laganà e la sua capacità di produrre punti e spunti offensivi, c’è stato Imbrò capace di tenere sotto controllo la squadra come un veterano a parte qualche forzatura da tre di troppo, c’è stato Landi nel battagliare in area come un gladiatore e poi giocare di finesse in attacco, ci sono stati di due colored Lombardi e Abass che hanno dato anima e corpo per ridurre il gap fisico contro ogni altra nazionale, ci sono stati tutti gli altri che non ho menzionato ma che sono meritevoli di menzioni e elogi.

Ora però viene il difficile: trovare minuti e spazio per loro nei campionati senior. Questi ragazzi si sono meritati l’opportunità di dimostrare il loro valore e devono avere un occasione per sviluppare il loro potenziale.

Che non vuol dire fare regole ad hoc per farli giocare indiscriminatamente, ma metterli nelle condizioni, con un progetto, con un occasione, con un ruolo nella misura in cui possono dare un contributo.

Non vanno mandati allo sbaraglio, come non vanno relegati in fondo a una panchina per fare giocare un tizio polacco di padre rumeno che viene da Lubiana con il fascino esotico che ne consegue.

Vanno valorizzati, che non vuol dire che vanno fatti giocare 40 minuti in legadue o 25 in serie A aspettandosi che risolvano partite o segnino 15 punti di media.

Si meritano una chances e il supporto di tutti. Dobbiamo credere in loro!

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