#EuroBasket2013: serve un miracolo per l’Italia!

Mercoledì, contro la Russia alle 21.30, iniziano gli Europei di Slovenia degli azzurri.

Il torneo durerà dal 4 al 22 settembre, giorno della finale, ma con ogni probabilità tutto ciò di guadagnato dal passaggio del primo turno avrà i contorni del trionfo per la truppa azzurra, decimata dagli infortuni e dalla sfiga.

Il nostro (ipotetico) quintetto titolare sarebbe stato probabilmente da medaglia, o quantomeno da qualificazione ai mondiali (vi accedono le prime 6 classificate) con Hackett-Belinelli-Datome-Gallinari-Bargnani, ovvero 3 NBAers, l’MVP dei playoff italiani e l’MVP del campionato italiano e fresco NBAers.

Avremmo avuto un quintetto importante, completo, equilibrato tra realizzatori, tiratori, giocatori capaci di creare gioco, altri in grado di finalizzarlo, difesa, punti nella mani ed una panchina di impatto, con Aradori e Gentile in grado di portare un mattoncino dal punto di vista offensivo, Diener e Cinciarini a dare fosforo e stabilità, Mancinelli, Cusin, Gigli e/o Melli a allungare la rotazione lunghi.

Invece niente di tutto ciò, perchè Gallinari (out già dalla scorsa primavera), Bargnani (che al primo starnuto rischia di avere 41 di febbre), Hackett (infortunio recuperabile, ma ha scelto, non senza polemiche, di rinunciare), Gigli (ginocchio) e  Mancinelli (quadricipite) non ci saranno. In pratica tutto il nostro settore lunghi e l’unico giocatore, oltre a Belinelli, capace di variare il nostro gioco offensivo aggredendo il ferro.

Quindi, dovremmo giocare un Europeo che fino a qualche mese fa pronosticavamo importante – per il movimento, per la reputazione di certi giocatori e per ritrovare la credibilità internazionale persa da dopo le Olimpiadi del 2004 – con Luca Vitali, Beppe Poeta, Daniele Magro e Guido Rosselli, gli ultimi due, rookie in competizioni FIBA senior.

Con tutto il bene che posso volere a Vitali e Magro, entrambi sono a malapena in grado di reggere il campo in serie A, questa serie A che fa del campionato italiano, un campionato di terzo mondo cestistico nel vecchio continente. Poeta ha un suo perchè, visto che senza Hackett, è l’unico piccolo che fa della cazzimma, dell’istinto e del coraggio il suo modo di giocare e attaccare. Che è un po come mangiare il gelato o stare a guardare, ma quello abbiamo.

Giudone Rosselli, è il vero vincitore di questo gruppo, perchè alla soglia del 30 anni arriva in nazionale, con un ruolo importante (l’unico difensore in grado di marcare con fisicità e audacia i 3/4 avversari di peso), dopo aver fatto la gavetta dalla serie C1 alla serie A, alzando sempre l’asticella. In questa nazionale senza lunghi, giocherà stabilmente da 4 tattico. Fino a 3 anni fa era un all-around sul perimetro.

Il girone, poi, non è dei più semplici, con Russia, Grecia e Turchia, che sono sì rimaneggiate, ma rimangono comunque serie candidate a un posto ai mondiali in virtù delle capacità tecniche e fisiche di cui dispongono, abbinate a un livello di esperienza internazionale che le porta ad essere nel prime dei rispettivi cicli. E allo stato attuale della cose, anche Svezia e Finlandia potrebbero rivelarsi brutte gatte da pelare.

Ci vorrebbe un miracolo per passare il turno, ovviamente anche solo per il rotto della cuffia, ovvero da 3° forza del girone D. Nessuno crede in noi, alla luce delle assenze che avremo, tanto che secondo gli addetti ai lavori, la probabile outsider del girone potremmo non essere noi, ma la Finlandia, squadra abbastanza quadrata e lunga, che sotto l’egidia di Henrik Dettman è riuscita a creare un gruppo solido, di gente che si conosce da una vita e che ha già meccanismi consolidati, ma soprattutto che è cresciuto di anno in anno grazie alla guida in campo di Hanno Mottola, Teemu “kidface” Rannikko, il talento di Petteri Koponen e una truppa di mestieranti che negli ultimi 3/4 anni è riuscita a farsi spazio nei campionati Europei accrescendo il loro bagaglio di esperienze personali.

La Svezia, secondo il ranking Europeo stilato dal sito della ACB spagnola, è 24°, ma può contare su due NBAers come Jonas Jerebko e Jeff Taylor (carnagione nera, occhi di ghiaccio, figlio di un ex giocatore americano e di una vichinga) al cui servizio c’è una squadra atipica, dalla stazza fisica non indifferente e dal potenziale atletico notevole visti i colored di importazione che hanno sotto mano, anche se a livello continentale sono quasi tutti dei rookie. Dovrebbero essere la cenerentola del gruppo, ma non credo che siano la classica squadra materasso. Specialmente per noi, che abbiamo un pizzico in più di qualità, esperienza e pedigree a livello Europeo, ma siamo corti e leggeri anche per la loro batteria di lunghi.

La Russia è una squadra rattoppata, vittima anch’ella di rinunce importanti e infortuni, ma è pur sempre bronzo olimpico e bronzo europeo in carica, ha un nucleo forte, di gente che gioca in squadre competitive anche nelle coppe e partecipa a Europei, Mondiali e Olimpiadi da quando è poco più che 20enne. Sono la solita corazzata che con il reparto esterni fisicamente può schiacciare chiunque, ma ha perso talento, lunghezza e esperienza nel settore lunghi con le assenze di Kryhapa, Kirilinko e Voronsevitch, ovvero le armi che le permettevano di giocare un basket moderno senza andare contro i principi della vecchia scuola Russa, che faceva della predominanza fisica in area un vanto.

A mio avviso chi si gioca la testa del girone saranno Turchia e Grecia, squadre complete, esperte, con i propri giocatori cardine nel pieno della loro maturità cestistica, allenate da due coach italiani che sanno il fatto loro e affamate di successi dopo gli ultimi risultati non certo in linea con le aspettative.

A me fa impressione la Grecia, che a parte le 4 guardie, tutte dai 192 cm ai 198 cm tra l’altro, ha giocatori di oltre 205 cm, che a questo livello fanno un enorme differenza, specialmente se allenati da uno come Trinchieri, che è bravo a far valere peso e stazza delle sue squadre. Come se non bastasse, 5 giocatori su 12 sono bicampioni in carica dell’Eurolega come asse portante dell’Olympiakos delle meraviglie, capitanato da Spanoulis, Papanikolau e Printezis. Occhio ai due trombati dall’Armani Jeans, Fotsis e Boroussis, che se girano (e in nazionale lo hanno sempre fatto), compongono il reparto lunghi titolare più rognoso dell’intero europeo.

La Turchia è la squadra che può esplodere o implodere di punto in bianco. Ha delle individualità straordinarie, giocatori tattici da massimo livello europeo, ma non sempre hanno avuto la continuità per far valere tutte le loro peculiarietà sotto forma di gioco organizzato e lucidità. Sembra strano per una squadra allenata dal “nostro” Boscia Tanjevic, ma fondere la personalità “americana” con la personalità “europea” di questo team è sempre stato l’enorme limite del coach ex Caserta e Stefanel. Boscia potrebbe però buttare dentro, specialmente contro l’Italia, un quintetto con Preldzic (205 cm) e Turkoglu (207 cm) come esterni ed a difendere il canestro Erden e Asik, i lunghi difensivi più forti d’Europa. Quindi in sintesi nessun rimbalzo, e nessun tiro facile dal perimetro contro le lunghe leve avversarie. Quindi la morte per noi.

Per passare dobbiamo vincere almeno 3 partite, ipoteticamente contro Finlandia e Svezia, partite dure ma ampiamente alla nostra portata e fare un colpaccio contro o Russia o Turchia o Grecia. A me, la Grecia sembra inarrivabile, dato che Trinchieri, oltre alle cose dette poco sopra, conosce per filo e per segno ogni nostro giocatore e sa come giochiamo. Battere la Russia all’opener, sfruttando l’imprevedibilità dell’esordio, sarebbe un bel passo ampio nella direzione giusta, ma occorre fare la partita perfetta, quindi sbagliare poco (perchè rimbalzi non ne vedremo manco con il binocolo…), pressare forte, aggredirli (visto che a loro piace giocare di fino…) rendere sporca e imprevedibile la partita.

In un clima di “caos” avremmo molte più chances, se li lasciamo giocare al loro ritmo, ne prendiamo 20, incrinando le nostre, già non troppo solide, certezze.

Eravamo una squadra destinata a soffrire a ranghi completi, lo siamo ancora di più ora dopo le defezioni. Di solito è in un clima del genere che abbiamo giocato le nostre migliori competizioni FIBA, tipo Svezia 2003 e Atene 2004, con una squadra di operai, gente tatticamente “matta” come Pozzecco, Basile e Bulleri e un gruppo veramente coeso di veterani in grado di sacrificarsi di partita in partita. Avemmo anche molta fortuna, e beccammo al momento giusto, prestazioni balistiche quasi irripetibili, ma buttammo veramente il cuore oltre l’ostacolo facendo innamorare tutti.

Per certi versi questa nazionale ha delle cose in comune con quella in grado di vincere un clamoroso argento olimpico, minore quantità e qualità diffusa, ma un identità chiara, forgiata in 3 anni di gestione Pianigiani, tra bassi (molto bassi all’europeo lituano) e alti (la qualificazioni dello scorso anno).

Il nostro pre-europeo è stato ondivago: bene a Trento, male a Anversa, così e così a Atene. Ma sono partite che non possono inquadrare questa nazionale, per via dei carichi di lavoro intensi a cui si sono sottoposti gli azzurri che nelle prima parte di preprazione hanno volato, poi hanno accusato e infine hanno metabolizzato, ma giocando con squadre di prima fascia.

Forse 2 mesi per preparare un Europeo, e non permettere il recupero fisico di alcuni giocatori la cui stagione si è prolungata fino a giugno inoltrato sono troppi, e hanno avuto le conseguenze dei tanti acciaccati che salteranno la competizione (non solo noi siamo vittime di infortuni, in ultima battuta quello che terrà fuori, per la Serbia, Teodosic).

Ma il lavoro svolto finora, i concetti passati, ripassati, ampliati e metabolizzati di questi mesi dovranno confluire da mercoledì nelle gambe e nelle teste dei nostri azzurri per regalarci quelle emozioni che da troppo tempo non riviviamo più.

IO CI CREDO IN QUESTI AZZURRI!!!

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