Power Ranking: Western Conference

L’ovest rimane sempre la conference più competitiva della lega, proseguendo un abitudine che ormai si è consolidata nel corso degli anni. Ogni squadra che ambisce un posto ai playoff dalla 10° alla 4° posizione è raccolta in una fazzoletto, il cui record, con una vittoria o sconfitta in più o meno può inficiare pesantemente sul seed di partenza dei playoff.

15. Phoenix Suns

E’ diventato un gulag, pieno di scarti della lega (Morris, Brown, Green) e giocatori ingestibili che hanno problemi in campo e fuori (Beasley). A loro tuttavia per almeno un paio di anni interessa tenere sta roba a roster e smaltirla nel tempo per accumulare talento dal draft.

Il contesto tecnico promette poco, ma se c’è qualcuno che si divertirà il prossimo anno saranno il neo coach Jeff Hornacek e il neo GM Ryan McDonough che hanno materiale interessante a muovere o far sviluppare per i prossimi anni con un occhio alla prossima estate ricca di free agent.

Al momento hanno tanti doppioni a roster e un reparto lunghi chilometrico, quindi saranno particolarmente attivi verso febbraio, visto che diverse squadre busseranno alla loro porta per strappare a buon mercato gente come Gortat ol altri, e dare il via libera a gente come Len o Goodwin che al momento è il futuro della franchigia.

Dice vogliono giocare piccolo, sfruttando le caratteristiche atletiche di Bledsoe assieme a quelle tecniche di Dragic in campo assieme. Non sarà l’unico esperimento che proporranno in stagione regolare.

Previsione: sotto le 20 vittorie.

14. New Orleans Hornets

Il quintetto è sulla carta devastante seppur troppo sbilanciato verso il perimetro e in generale con poca propensione al sacrificio specialmente difensivo. La panchina è estremamente corta e diversi giocatori titolari hanno avuto in passato problemi a giocare almeno 60 partite in un anno.

Monty Williams dovrà tentare l’ennesima trasformazione della sua squadra, passata in cabina di regia da Paul a Vasquez e ora a Holiday, ovvero 3 playmaker completamente diversi. Sotto canestro hanno quantità ma poca qualità eccezion fatta per Davis e Anderson.

Questo per dire che nonostante alcune partite in cui presumibilmente sembreranno immarcabili, altelneranno gare in cui si scornano a vicenda per non superare i 70 punti.

Williams è un coach che esige impegno difensivo, ed ha già stabilito che l’asse portante  della squadra sarà Holiday/Davis, come giusto che sia, quindi non c’è sa sorprendersi se chiederà la testa di uno tra Gordon e Evans, soprattutto se, come penso io, la loro stagione deraglierà nei primi mesi.

Il problema è che devono cercare di vincere un bel po di partite per non cedere la loro scelta ai Sixers o decidere subito di giocare a perdere per scegliere tra le prime 3, e fare il gesto dell’ombrello a quelli della città dell’amore fraterno.

Previsione: possono vincerne più di 30 come perderne più di 20.

13. Sacramento Kings

Il loro obbiettivo quest’anno è smaltire anni in cui costruivano la squadra ammassando talento fine a se stesso. Ci sono riusciti esautorando Evans, stanno ancora cercando acquirenti per Fredette e Salmons, ma nel frattempo hanno aggiunto gente solida come Landry, Vasquez e Mbah a Moute.

Stanno cercando di costruire una squadra che abbia un anima, che le mancava negli ultimi anni e il cambio di dirigenza ha portato una ventata di aria fresca. Questa è una piazza che ha rischiato di sparire ma oggi sembra rinata anche se la strada per il successo è ancora veramente lunga e necessita di uno sforzo in una direzione comune da parte della dirigenza, coaching staff e giocatori, in particolare Cousins, che è stato decretato come il go-to-guy ma deve ancora convincere, soprattutto mentalmente.

D’intorno ha meno teste calde, e se il connubio tra lui e McLemore se non implode per il carattere particolare di entrambi, potrebbe essere l’inizio di una bella novella.

Previsione: Intorno alle 30 vittorie.

12. Utah Jazz

L’ennesima stagione nel limbo per una squadra che ha fatto di ciò il suo marchio di fabbrica. Finiscono i cicli ma raramente nello Utah si pensa di farsi un paio di anni di lottery per risalire la china.

La squadra è giovane e dal potenziale enorme che se sviluppa al meglio il talento del suo nucleo base può regalare soddisfazioni future. Nel frattempo c’è da maturare e senza la pressione di vincere troppe partite, ma prendere ciò che capita, questa stagione sarà un ottima palestra per tutti.

In particolare per Derrick Favors, atteso alla stagione dell’esplosione, che negli ultimi 2 anni ha sempre rimandato, chiuso nel ruolo. Oggi non c’è nessuno a oscurarlo, per cui o la va o la spacca, visto che è entrato in lizza per l’eventuale rinnovo.

Non penso che Corbin sia il traghettatore giusto per una squadra che avrebbe bisogno di un sergente di ferro alla Sloan per migliorare, ma ha il ben volere della società e dello stesso Sloan che è diventato il suo personale consulente.

Previsione: dalle 35 alle 40 vittorie.

11. Dallas Mavericks

Dopo anni in cui le mosse di Cuban sono state coraggiose ma geniali culminate nel titolo, oggi sembra avere le idee poco chiare. Finchè c’era da costruire una squadra competitiva tutto bene, ma da un paio di anni è partita la ricostruzione e alcune mosse lasciano perplessi.

Innanzitutto l’acquisto di Calderon, già oggi un contratto albatross prima ancora di giocare un singolo minuto in maglia Mavs. Poi un settore esterni lungo e assortito lasciando sguarnito il reparto lunghi.

Cuban e Carlisle sono estasiati di Monta Ellis e dell’imprevedibilità offensiva che porta in dote, ma lo sono sempre tutti, a bocce ferme, per l’ex Bucks.

Puntano ai playoff? Perchè da come si sono mossi (in ritardo) sembra di si, ma il telaio è troppo debole per raggiungerli e si sono legati le mani con tutti quei contratti pluriennali appena firmati. Dirk non è eterno, ha ancora al massimo 2 stagioni di grande basket che sta già annaquando. In che direzione puntano?

Previsione: dovrebbero raggiungere il 50% di vittorie e competere per l’ultimo posto per i playoff, ma con meno chances di chi li procede.

10. Denver Nuggets

Anno zero, visto che se ne sono andati un po tutti (Karl, Ujiri, Iguodala) e chi è rimasto deve trovare nuovi stimoli dopo una stagione sorprendente finita in modo deludente.

Il Gallo ne avrà almeno fino a dicembre, per cui nuove gerarchie andranno stabilite e poi cambiate in corso d’opera, che renderà il compito di Brian Shaw, all’esordio, più complicato di quanto potesse aspettarsi alla sua prima chances da Head Coach.

Che Nuggets saranno? Innanzitutto la squadra di Ty Lawson e dei due lunghi Faried e McGee. Quest’ultimo, secondo me il vero motivo per cui Karl è saltato, verrà lanciato stabilmente in campo con minutaggi altissimi e non è detto che sia necessariamente un bene.

Hanno mescolato un attimo le carte per quanto riguarda la panchina con uno scontento Andre Miller che ha le valigie pronte sul pianerottolo di casa e i rampanti Nate Robinson e Randy Foye a rubargli minuti.

Rimangono una squadra prettamente offensiva, da corsa, in grado di segnare 110 punti ogni sera e prenderne altrettanti, a meno che Shaw non sia veramente bravo come dicono e provi a dargli un anima difensiva, cosa ardua visto il QI cestistico sospetto di troppi giocatori.

Previsione: Si lottano con Portland e Lakers l’ultimo posto ad ovest, dalle 40 alle 45 vittorie.

9. Los Angeles Lakers

Sarà un anno particolare per i lacustri perchè non potranno permettersi di giocare a perdere per via del lustro della franchigia, del contratto televisivo multimilionario che hanno rinnovato e per tutta la serie di motivi legati allo show business della città degli angeli. In più c’è Kobe che non accetterà di giocare a perdere per nulla al mondo.

Ma sono comunque dei Lakers allo sbando, che preferiranno giocarsi l’accesso ai Playoff a discapito di una scelta al draft e la squadra, costruita con gli scarti della free agency non è nemmeno stata costruita male male.

Sono arrivati una serie di giocatori che sono disegnati dal sarto per il gioco di D’Antoni, come Young e Johnson che nei dettami del baffo potranno giocare 2 se non 3 posizioni per tornare a essere piccoli e rapidi dopo aver provato a giocare con due torri.

Il recupero di Kobe sarà graduale, e per larghi tratti vedremo Nash spendere tutte le sue cartucce assieme a Gasol. Non basterà per raggiungere i playoff, ma ci andranno vicini.

Poi, vista la natura annuale dei contratti dei nuovi arrivati, tabula rasa e di riparte da capo, ovviamente con Kobe, che nel frattempo andrà convinto a sacrificare un po di soldi, e almeno un grosso calibro dal mercato dei free agent.

Previsione: Si lottano con Portland e Utah l’ultimo posto ad ovest, dalle 40 alle 45 vittorie.

8. Portland Trail Blazers

Hanno fatto veramente un bel lavoro muovendosi sapientemente sul mercato dei free agent o via trade per allungare le rotazioni di un roster che eccezion fatta per Lillard e Alridge presenta tanti buoni gregari e una qualità media di ottimo livello. Ci sono tante pedine utili e di esperienza per fare da collanti o da guida ai più giovani, come Wright e Williams, c’è qualità e quantità sotto canestro per fare il lavoro sporco che a Alridge non sempre piace svolgere, e c’è “fame”.

L’idea è quella di non spremere troppo i giocatori cardine, come Batum e appunte le due star per averle integre e puntare ai playoff che mancano da quando il leader della squadra era Roy e il perno doveva essere Oden.

L’epidemia di infortuni che puntualmente li decimava sembra essersi dissolta ed oggi hanno un roster lungo e con diversi margini di crescita per far tornare il bel tempo in Oregon. A piccoli passi, che già quest’anno significa un posto utile per fare i playoff.

Previsione: Si lottano con Denver e Lakers l’ultimo posto ad ovest, dalle 40 alle 45 vittorie.

7. Minnesota Timberwolves

Hanno tagliato Roy, per cui la sfiga che si portano appresso potrebbe svanire così come è arrivata.

Restare sani è obbligo per i ragazzi di Adelman, che da anni giocano un basket tra i più fluidi e belli da guardare nella lega, ma senza mai dare la sterzata decisiva per crescere a causa degli infortuni che decimano sistematicamente il roster.

Kevin Love sembra recuperato alla perfezione, è dimagrito e dicono sia nella condizione di forma migliore di sempre. E’ rimasto Pekovic, nonostante il tira e molla per il suo rinnovo che forse è stato strapagato, ma in questo contesto, con la squadra al completo, è un giocatore che sposta gli equilibri e da terza punta dell’attacco, come alternativa a Love per Rubio, è un giocatore solido.

Si sono rinforzati sul perimetro, dove adesso hanno stazza e anche punti nella mani, e si sono rinforzati soprattutto in difesa, il loro vero punto debole. Brewer, Dieng e Turiaf danno un impronta difensiva che probabilmente non basterà a fare strada da maggio in poi, ma nel complesso per  questa potrebbe essere la volta buona per tornare ai playoff che mancano da 10 anni precisi.

Previsione: 45 vittorie perchè in regular season se sono sani viaggeranno a gonfie vele.

6. Memphis Grizzlies

Sono reduci dalla stagione più vincente della storia della franchigia, ma hanno fatto tabula rasa nello staff tecnico cogliendo al balzo l’assist procurato dalla cocente delusione dell’eliminazione a opera degli Spurs in finale di conference.

Via Hollins, il fautore di questi Grizzlies e dentro Joerger, che dicono sia il nuovo Thibodeau, ma la squadra rimane la solita, ovvero una corrazzata di centimetri e chili che ruota attorno ai lunghi Gasole e Randolph e il play Conley. Il gruppo è rimasto compatto e sono stati aggiunti tasselli nei ruoli in cui necessitavano un upgrade.

Miller può rivelarsi uno dei migliori acquisti dell’intera lega, se resta sano, perchè riempe il vuoto principale che avevano i Grizzlies la scorsa stagione, ovvero pericolosità sugli scarichi, senza sacrificarne l’identità difensiva.

Probabilmente perderanno terreno, almeno in regular season, perchè la loro struttura di gioco è più utile nei playoff che in stagione regolare e perchè le avversarie si sono rinforzate, ma saranno sempre la solita squadra rognosa da incontrare al primo turno dei playoff.

previsione: dalle 45 alle 50 vittorie, di sistema.

5. Golden State Warriors

Dopo la stagione sorprendente che hanno vissuto lo scorso anno hanno fatto l’unica cosa possibile da fare: sono andati all in. Hanno mantenuto il telaio che ha permesso di fare bene in stagione e ai playoff, hanno sacrificato ciò che dovevano sacrificare ad hanno usato i propri asset per prendersi un all star e riempire la panchina con quantità, esperienza e qualità.

Iguodala cambia la percezione della squadra, che adesso non si nasconde più, e cambia in meglio la loro fase difensiva, facendo ciò di cui è capace, senza chiedergli extra in attacco che non sono il suo forte.

Barnes partirà dalla panchina, e questo è il loro ago della bilancia. Se Barnes si riclica da 6° uomo che cambia 3 posizioni, avranno una caterva di opzioni da sviluppare in campo con quintetti piccoli, grossi, fisici, atletici o dall’enorme potenziale offensivo.

Il reverendo ha in mano ben salde le redini emotive della squadra, è un personaggio carismatico per cui sono convinto saprà far confluire tutto l’entusiasmo dei suoi verso la strada giusta.

Non sono da titolo, ma sono la mina vagante ad ovest, e dopo l’esperienza accumulata negli scorsi playoff possono anche ambire alla finale di conference.

Previsione: faranno meglio dello scorso anno, 50 vittorie circa.

4. Houston Rockets

Morey nel giro di 2 anni ha preso dal marciapiede una squadra allo sbando e l’ha tramutata in un’ipotetica forza ad ovest via trade e free agency. E’ stato geniale e pure fortunato, ma sicuramente è stato soprattutto lungimirante.

Con Howard, abbinato a Harden e Parsons, mettiamo anche Lin, diventano una squadra da secondo turno di playoff come obbiettivo minimo.

Oltre al centrone ex Lakers hanno rimpolpato la panchina di gregari e specialisti in grado di sfruttare gli spazi che creerà senza togliere ai Rockets l’identità di squadra che corre e esaspera i ritmi.

Dicono che McHale voglia provare a far giocare assieme Howard e Asik (probabilmente per accrescere il valore di mercato del turco) e la mossa in ottica playoff sarà importante, per variare il telaio tattico che altrimenti rischia di essere monotematico. E’ anche l’occasione per ritagliare a Howard i suoi prediletti possessi in post basso e sta lavorando con Hakeem Olajuwon per ampliare la gamma di movimenti.

Harden e Howard sembrano già affiatati fuori dal campo e dopo il primo periodo di studio reciproco ho la netta sensazione che diventeranno una coppia devastante su un campo da basket, almeno per la regular season.

Previsione: Howard e Harden garantiscono l’accesso ai PO, il cast, se cresce gli garantirà il fattore campo al primo turno, circa 50 vittorie.

3. Los Angeles Clippers

E’ rimasto Paul, e già questa è una vittoria, se Paul fa pace con Griffin e la dirigenza se lo arruffiana portando a LA coach Rivers, siamo a cavallo.

La squadra, la netto dell’impronta che darà Rivers, vale sulla carta i primi 3/4 posti ad ovest in carrozza. E’ rimasto intatto il nucleo base che la scorsa stagione tutto sommato non ha demeritato, e si sono completati con giocatori che innescati da Paul possono produrre molto più di quanto in realtà valgono.

Hanno le carte in regola per vincere? Non penso. Diversamente allo scorso anno possono riuscire a trovare un anima ben definita, ma sono più leggeri e poco profondi nel reparto lunghi, visto che un settore che comprende come back up Mullens, Hollins e ora anche Jamison, non è da reputare affidabile. Mancherebbe anche un po di stazza in ala piccola, ma tra Barnes e pure Jamison, c’è materiale per mischiare le carte in tavola.

Però gira tutto attorno a Paul e alla sua capacità di disciplinarsi e essere più disposto al compromesso tecnico. E’ forte, ma questo pregio, riesce troppo spesso a trasformarlo in difetto. Un occhio anche a Griffin, che dopo un’ascesa durata 2 anni ha vissuto una stagione complessa, troppo intento a stupire con gli effetti speciali che a apportare sostanza. Un grande comunicatore come Rivers può portare entrambe le stelle verso una direzione comune, ed allora si, che i tifosi dei Clippers potranno divertirsi.

Previsione: 55 doppievù sono l’obbiettivo minimo. Verosimilmente potrebbero puntare a vincerne 60.

2. Oklahoma City Thunder

Recuperando Russell Westbrook sono automaticamente tornati nelle zone alte. Sono anni che la gente critica il modo di giocare di Westbrook, ma come si è visto negli scorsi playoff, la sua assenza rende i Thunder una squadra “normale”, incapace di correre per il titolo. Si sono mossi veramente poco, usando il draft e i pochi soldi che avevano da spendere, senza intaccare il loro limite salariale che porterebbe a oltrepassare la zona di lusso.

Loro sono fatti così e per le contingenze dovute al mercato piccolo in cui vivono, è la cosa giusta da fare. Il problema sta sempre lì: sono iper competitivi, ma gli manca sempre un pezzo, 1 centesimo per fare 1 euro, ovvero trovare una riposta alternativa a Durant e Westbrook che in passato era Harden ed non è mai stato Ibaka.

Si aspettano molto da Lamb, che quest’anno lancieranno sperando che mantenga quanto promette. Durante le prime battute di mercato hanno provato a muoverlo per ottenere in cambio una guardia più esperta e con punti nella mani, ma dopo un anno in cui è stato a guardare, senza fretta, la sua eplosione può cambiare il volto della squadra.

Non sarebbe male riuscire a muovere Perkins, che oggi come oggi rappresenta più un debito che un credito. E continua a non piacermi il modo in cui Brooks imposta la squadra, monotematica nonostante abbia potenziale in parte inespresso.

Previsione: Possono fare lo sgambetto agli Spurs, e una 60ina di vittorie dovrebbero essere la prassi.

1. San Antonio Spurs

Il sistema e l’assetto composto da Popovich, Parker, Ginobili, Duncan e oggi anche da Leonard è una garanzia e vale da solo una stagione di alto livello, l’ennesima. Sono anni che li diamo per morti, all’ultimo ballo e poi smentiscono tutti andando a un tiro impossibile di Allen dal vincere l’anello.

Ci riprovano ancora, e ci proveranno ancora per i prossimi due anni. E sono la naturalmente la squadra da battere ad ovest.

Il loro mercato è sempre oculato e incentrato a completare il roster con quei giocatori non troppo main stream che reputano utili a perseguire il loro obbiettivo. Belinelli è una bella aggiunta perchè è polivalente e permetterà a Ginobili e Parker di dosare gli sforzi.

Ormai da quanto è prominente l’impronta che ha dato alla squadra Popovich, sembra quasi un autogestione, in cui i vecchi con l’esempio insegnano ai nuovi la filosofia di squadra e le regole per vincere.

E spremeranno sempre meno energie, per arrivare più freschi di altri quando si deciderà la stagione.

Previsione: in regular season viaggiano da sempre a marce ridotte e sempre sulle 60 vittorie, da tempo immemore ormai.

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