#siamoquesti (e orgogliosi di esserlo)

La nazionale italiana è stata l’unica squadra a non aver subito sconfitte nella prima fase dell’Europeo in Slovenia, e entra nella seconda fase con 4 punti, guidando il girone F che comprende ora Spagna, Slovenia, Croazia oltre a Finlandia e Grecia. Se me lo aveste detto 15 giorni fa vi avrei preso per folli.

L’Italia ha centrato l’obbiettivo minimo di questa spedizione europea, andando oltre ogni pronostico. Chi segue live le partite dell’Italbasket su twitter ha spesso incontrato l’hashtag #siamoquesti (che assieme al #BBBlive ci tiene compagnia tra i deliri di Michelini e uno spot della Tassoni), a mio modo di vedere il miglior hashtag possibile per questa nazionale, che esprime in una sola parola cos’è in pratica questa squadra, una banda di giocatori decimata dagli infortuni e le defezioni che però gioca unita e coesa come poche altre squadre sono riuscite a fare.

Vi ricorda qualcosa? Si, proprio la nostra Nazionale bronzo Europeo a Stoccolma nel 2003, che strappò il pass per le Olimpiadi di Atene 2004 con le unghie e con i denti.

Analogie che tornano di attualità, come avevo preannunciato alla vigilia di questi Europei

Eravamo una squadra destinata a soffrire a ranghi completi, lo siamo ancora di più ora dopo le defezioni. Di solito è in un clima del genere che abbiamo giocato le nostre migliori competizioni FIBA, tipo Svezia 2003 e Atene 2004, con una squadra di operai, gente tatticamente “matta” come Pozzecco, Basile e Bulleri e un gruppo veramente coeso di veterani in grado di sacrificarsi di partita in partita. Avemmo anche molta fortuna, e beccammo al momento giusto, prestazioni balistiche quasi irripetibili, ma buttammo veramente il cuore oltre l’ostacolo facendo innamorare tutti.

Per certi versi questa nazionale ha delle cose in comune con quella in grado di vincere un clamoroso argento olimpico, minore quantità e qualità diffusa, ma un identità chiara, forgiata in 3 anni di gestione Pianigiani, tra bassi (molto bassi all’europeo lituano) e alti (la qualificazioni dello scorso anno).

Chiunque sano di mente prima della sfida contro la Russia sarebbe andato con i piedi di piombo valutando le reali chances dell’Italia.

Guardavamo all’aspetto tecnico, alle potenzialità individuali ma soprattutto nessuno avrebbe scommesso si di noi alla luce delle defezioni che abbiamo avuto.

Invece questa squadra ha stupito tutti. Noi in primis, che siamo tornati ad amare e emozionarci per questa nazionale che ci ha spesso tradito dal 2005 al 2010 e che già lo scorso anno, durante le qualificazioni agli Europei ci aveva fatto riavvicinare.

Il merito di tutto ciò mi sento di darlo a Simone Pianigiani, il cervello di questa operazione di rilancio dell’Italbasket, che in tre anni di gestione ha saputo ribaltare la mentalità perdente e la sfiducia che si era inculcata nelle teste dei giocatori portando in azzurro il suo metodo, quello che ha reso Siena una realtà vincente.

Senza 3/5° del quintetto titolare, senza lunghi, brutti a sporchi, abbiamo costruito un’identità che ci ha reso forti, imbattibili, incapaci di alzare bandiera bianca, concentrati per il solo obbiettivo di vincere, nonostante tutto e tutti.

Tatticamente il lavoro dello staff azzurro è stato encomiabile. Abbiamo digerito nel tempo le assenze che si sono susseguite durante tutta la preparazione, lavorando sulla cementazione e sulla coesione del gruppo, anche a costo di perdere malamente partite che potevano gettarci nel baratro.

Nonostante le critiche piovute, questa squadra ha lavorato per farsi trovare pronta quando realmente contava, senza stravolgere il proprio piano di lavoro, metabolizzando nel nel corso dei giorni i principi cardine che poi a Koper abbiamo sviluppato con successo.

Essendo una squadra atipica che fa di necessità virtù, abbiamo dovuto adattarci a giocare sistematicamnte con Datome da 4, a volte anche da 5, ma ciò che ci ha reso corti, ci ha reso molto più agguerrito e tatticamente rognosi per ogni avversario.

A differenza delle altre nazionali, che sono impostate in modo più o meno classico, con 2, al massimo 3 giocatori punte offensive tra cui 1 lungo di riferimento, e tanto pick & roll per costruire tiri ad alta percentuale da 3, noi giochiamo continuativamente in campo con 4 giocatori minimo in grado di creare dal palleggio, di attaccare il ferro, di mettere in scacco la difesa, e un solo lungo di ruolo a fare il lavoro sporco in attacco portando blocchi. Sulla carta dovevamo essere una squadra che abusava del tiro da tre, come unica fonte di gioco possibile per puntare all’upset, invece siamo la squadra che tira di meno dalla lunga distanza dopo la Repubblica Ceca.

Aradori, Gentile, Belinelli, Gigione, Cinciarini, Diener fino a che non si è infortunato, sono giocatori che nessun altra squadra ha in questo Europeo. Ognuno con caratteristiche simili e modi di sfogare il proprio talento in modo differente, in grado di variare il gioco dell’Italia per non dare punti di riferimento agli avversari.

Siamo questi: 12 Leoni
Siamo questi: 12 Leoni

In particolare sono contento di come gioca Marco Belinelli, che è sempre stato al centro della bufera nelle scorse edizioni della nazionale, ma che ho sempre reputato il vero leader carismatico di questi azzurri, per la sua capacità (sottovalutata) di gestire il pallone e creare dal palleggio in una squadra che nella transizione dalla gestione Recalcati a quella Pianigiani non aveva nessun punto di riferimento in questo senso. Sono stato uno dei pochi a difenderlo, anche oltre il difendibile, tipo l’atteggiamento non proprio da leader che mostrò in Lituania due anni fa. Oggi Marco è un giocatore maturo, che ha trovato stabilità in NBA, ed è tranquillo, concentrato, e sicuro di se. E’ il leader di questa nazionale, che guida nelle marcature ma senza eccedere, mettendosi spesso al servizio dei compagni, calandosi nello spirito di sacrificio difensivo voluto da coach Pianigiani.

Gigione Datome da un anno a questa parte è diventato un altro giocatore. Il 5 settembre scorso nacque cestisticamente la favola del sardo volante (dopo l’affondata su Erden contro la Turchia) il cui cammino non sembra avere limiti dopo aver vinto il premio di MVP del campionato Italiano ed aver portato contro ogni pronostico Roma in finale scudetto per strappare poi la chiamata NBA. Sono lontani i tempi in cui Siena non sapeva che farsene e lo dava a cani e porci per vedere di tirarne fuori un giocatore perlomeno presentabile per 10 minuti a sera. Oggi è il capitano di questa nazionale, e un elemento chiave, strategicamente insostituibile nello scacchiere di Pianigiani, perchè oltre a fare canestro è il nostro miglior rimbalzista e difensore, collante impagabile per gli azzurri.

Ma la vera sorpresa è Alessandro Gentile. 21 anni da compiere, sempre borderline tra una cazzata e una magia, che in questi Europei si sta presentando al mondo intero come uno dei giovani più forti ed emergenti del vecchio continente. Sapevamo tutti che era dotato di un talento smisurato e un potenziale illimitato. Ma non aveva mai dato l’impressione di raccogliere a pieno tutto ciò che avrebbe potuto seminare. Ha il temperamento focoso e la faccia a culo di suo padre, che negli ultimi anni è spesso stato il suo più grande limite, ed oggi è il suo più grande pregio. In 23 minuti piazza 14 punti di media, un enormità. E spesso sono suoi i canestri, anche difficili, che spezzano le gambe agli avversari, per chiudere le rimonte o aprire i parziali. Ma la cosa veramente sorprendente è la naturalezza con cui gioca, da veterano navigato, senza snaturare il suo istinto innaturale per il canestro.

Mandiamo 4 giocatori in doppia cifra (quel cane di Pietro viaggia a 13 e mezzo di media), con una rotazione base che comprende 8 uomini e 3 giocatori in grado di inserirsi per minuti di qualità. Quando si è fatto male Diener è salito di livello Andrea Cinciarini, un giocatore che mi impazzire, e la coppia Marco Cusin/Niccolò Melli ci ha regalato grandi soddisfazioni, ma soprattutto stabilità e sicurezza in area, contrariamente a quanto potevamo aspettarci.

Siamo il 3° miglior attacco degli Europei, tirando poco ma bene da tre (46%, primi in graduatoria), perchè lo facciamo con fiducia, come alternativa e non come input.

Ma il vero capolavoro lo compiamo in difesa, dove fatichiamo a rimbalzo e dove le statistiche non ci premiano, ma dove diamo l’anima, gettando il cuore oltre l’ostacolo, intensi e cattivi, anche ignoranti, lucidi e generosi. Quello che perdiamo in stazza lo guadagnamo in flessibilità e nella capacità di essere rapidi nelle chiusure, fidandoci del fatto che raramente gli avversari portano la palla vicino a canestro, ma seguono il flusso dei loro schemi che generano esclusivamente gioco perimetrale. Ad esempio quando la Grecia ha provato a sfruttare la forza fisica nei pressi del canestro ci ha fatto male. Poi si sono dimenticati di essere più grossi e abbiamo preso ritmo, quando si sono accorti dell’errore e hanno provato a spostare il baricentro dell’attacco nuovamente in post noi avevamo acquisito abbastanza fiducia e sicurezza nei nostri mezzi da renderli inefficaci.

La cosa che mi ha lasciato più colpito è la capacità di far adeguare le avversarie al nostro gioco, snaturalizzando il loro. Se riusciamo a fare altrettanto da giovedi in poi, quando esordiremo a Lubiana, nella seconda fase, contro la Slovenia, la nostra ambizione non avrà più limiti.

Ora i giochi si fanno interessanti. A conti fatti ci basta 1 vittoria su 3 partite per qualificarci ai quarti di finale e evitare l’incrocio che ci porterebbe a scontrarci contro la Francia la squadra che potremmo soffrire più di tutte dell’altro girone.

Attualmente il nostro limite consiste nell’adagiarsi sugli allori, nel perdere quella fame e voglia di rivalsa che abbiamo messo in campo fino ad oggi, che sono stati il carburante che ha fatto girare a mille il nostro motore, accontentandoci di ciò che abbiamo fatto. Considerando che al timone abbiamo Pianigiani, sono propenso a credere che non accadrà una cosa del genere.

Io in questi azzurri ci credevo anche 2 settimane fa, prima della trionfale vittoria contro i Russi. Oggi ci credo ancora di più!

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