Italia vs Croazia. Cronaca di una trasferta del #TeamRosselli

Grazie all’indulgenza di Guido Rosselli mi sono imbucato in una spedizione di suoi amici per assistere alla partita Italia vs Croazia di ieri a Lubiana.

E’ stato una sfacchinata, iniziata alle prime luci dell’alba e conclusasi a notte inoltrata, 5 ore di tragitto all’andata e altre 5 al ritorno, in 8 stipati in un minivan. Il G.P.L. distaccamento D.S., acronimo del Gruppo Poco Lucido distaccamento Diversamente Sobri era composto da ragazzi ex compagni di Guido quando giocava a Empoli in serie C1 e B2 e amici.

Avevamo appuntamento con Rosselli all’Hotel Plaza dove alloggiano gli azzurri e anche le altre nazionali, che si trova all’uscita della superstrada slovena appena dopo quella del palazzetto.

Giusto il tempo di arrivare per vedere il pulman croato partire e vederci sfilare di fianco i nostri azzurri che stavano facendo i preparativi per andare anch’essi a palazzo. Inizialmente passa lo staff tecnico, Dal Monte, Pianigiani, Fioretti, e circa 20 persone della comitiva azzurra, tutti in giacca e cravatta colmi di borse, borsoni e ventiquattrore.

I primi giocatori a salire sul pulman sono Beppe Poeta, Marco Cusin, Travis Diener e Alessandro Magro. Arriva Guido, si mette a chiaccherare con noi e ci lascia la busta con i biglietti insieme a 8 t-shirt promozionali della Edison con la scritta “forza azzurri”. Quando il pulman si completa, Guido ci saluta, ci incolonniamo dietro e andiamo alla Stozice Arena.

L’impianto è spettacolare da fuori e l’ambiente è caldo già 1 ora prima della partita visto che arriviamo insieme al grosso dei tifosi croati, che assediano la fans zone fuori dal palazzo e iniziano a caricarsi per la gara a suon di birra e cori.  Per ogni italiano ci sono almeno 6 croati, tanto sentono la partita, che per loro, come per noi, vale la qualificazione ai quarti. Poi si gioca a Lubiana, meno di 1 ora dal loro confine. Metteteci che i croati, quando si parla di basket e nazionale, come gran parte dei popoli balcanici, non sentono ragioni.

Si entra nella “Sticazzi” Arena in tempo per le ultime fasi di riscaldamento, presentazioni delle squadre e inni nazionali. Prendiamo i nostri posti, in ottiva fila, ma visto l’enorme voragine accanto a noi, ce ne freghiamo di stare nella calca e ci mettiamo lì, con dietro un gruppo di tifosi croati attempati e già sull’allegro andante, uno dei quali era il sosia di Raul Cremona.

La Sticazzi Arena è immensa, 12.000 e passa posti. L’ultimo anello è pieno zeppo, ed è ammantato esclusivamente di croati in un tripudio di colori a scacchi bianchi e rossi. Al secondo anello c’è qualche posto vuoto, ma anche lì c’è una schiacciante maggioranza croata. Il primo anello, quello più spesso inquadrato dalle telecamere presentava qualche posto buco, e si poteva intravedere qualche comitiva italiana. Tutti mescolati, tutti a tifare la propria squadra, nessun molestatore o casinista. Il bello dello sport come dovrebbe essere in pratica.

Inizia la partita e i croati (tutti rigorosamente in maglia a scacchi o con canotta di Petrovic o con la divisa della nazionale… di pallanuoto), oltre 6.000 degli 8.000 presenti, iniziano subito a lanciare cori nemmeno si fossero messi d’accordo o avessero provato tutti insieme. Ogni volta che qualche orgoglioso italiano provava a cantare “Italia! Italia!” giù una valanga di fischi per ammotolirlo. Non deve essere stato facile per gli azzurri giocare in un ambiente del genere, anche se dopo la gara contro la Slovenia, con le fonti che narrano di un palazzetto stracolmo e solo 800 tifosi italici, nulla dovrebbe più spaventare.

Circa 10 seggioline di fianco ai nostri posto siede Nando Gentile con la moglie, sicchè io e Luca Aresmi, da molestatori provetti, andiamo a farci la foto con il mitico Nandokan che con estrema cordialità e gentilezza acconsente. Non fosse poi che per tutta la partita gli saranno sicuramente fischiate le orecchie per come ho maledetto suo figlio che ha giocato di merda.

L’Italia parte bene e zittisce nei primi minuti i tifosi croati galvanizzando quelli italiani. Gigione scalda la mano da tre punti  e alla fila di croati sotto di noi saltano i timpani per gli urli e gli sberci che tira il #TeamRosselli.

Repesa non si cheta un secondo con gli arbitri e li condiziona, permettendo ai suoi più fisicità in difesa. Ecco i croati che si galvanizzano ed ecco Simon e Bogdanovich iniziare a prendere fuoco.

Resistiamo tutto il primo tempo, finchè l’energia è alta e finchè la nostra esecuzione non viene fermata dalla difesa croata che a forza di difendere sul nostro unico schema, il pick & roll, si adegua e ci prende le misure.

In difesa soffriamo perchè loro sono grossi, lunghi, amano giocare in post basso, vanno in 3 a rimbalzo d’attacco ma sono anche rapidi nel muovere il pallone e crearsi spazio per le penetrazioni.

Nel secondo tempo i croati prendono fiducia, noi perdiamo fiducia e puntualmente ci mettiamo a giocare 1 vs 5 nella speranza di raccogliere qualche fallo per qualche viaggio in lunetta. Non accade e i “padroni di casa” prendono 7/8 lunghezze di vantaggio.

L’arena è una bolgia, i croati riempiono di fischi gli azzurri quando attaccano e zittiscono noi supporter non appena di azzardiamo a controlanciare un coro.

La Croazia in campo vola, e potrebbe chiudere la gare già nei primi minuti del 4° periodo ma Bogdanovich lanciato in solitaria in contropiede per il +10 sbaglia inavvertitamente sotto i nostri occhi (eravamo posizionati dietro al canestro cui difendavamo nel secondo tempo, siamo pure stati inquadrati dalle telecamere diverse volte, in particolare quando nel secondo tempo tiravamo i liberi, eravamo dietro i testoni degli azzurri che andavano in lunetta). Tecnico contro Repesa che protestava del nulla, è dal probabile + 10 siamo tornati in partita. Ad aiutarci infine Zoric, che sbaglia a raffica canestri da 1 cm nemmeno fosse un Melli qualunque.

Ci abbiamo provato, almeno fino a 1 minuto e mezzo dalla fine, quando in pratica abbiamo sprecato i palloni per tornare a contatto e Bogdanovich prima e ancora Simon poi ci hanno giustiziato da tre punti.

Visto l’andazzo, e il fatto che nel frattempo dietro al canestro si stava riunendo la Spagna, io e il mio compare siamo scesi fino alla prima fila (nessuno ci ha detto nulla, potevamo anche andarci prima…) al limitare della balaustra e nel mentre passavano ci siamo fatti foto assieme a Ricky Rubio e Marc Gasol assediati poi da altri tifosi che avevano preso esempio da noi. Entrambi molto disponibili. Impressionante come sono grossi. Pure Rubio, che sembra una mezza sega, è tirato ed ha due spalle enormi.

Al di là della balaustra c’era tutto lo staff Spagnolo che stava visionando le ultime battute del macht. Orenga è grosso come un orango, Jorge Garbajosa, al seguito della nazionale, è sempre ticcio come se giocasse ancora, per dire.

Finisce la gara, ma se avevamo altri 5 minuti probabilmente io e Luca ci saremmo ritrovati in panchina croata, vista la nostra faccia a culo e spudoratezza nell’andare in posti dove non eravamo ammessi.

Uscendo da palazzo ci siamo imbattuti in una truppa italiana di tifosi di Cusin, che avevano preparato cartelli e maschera di uno dei giocatori di culto della nostra nazionale. Oltre a incontrare anche diverse personalità del basket Croato, tra tutti Zan Tabak, e la sua inconfondibile testa quadrata a svettare tra un gruppo di funzionari croati in disparte.

Il viaggio di ritorno è stato estenuante, data la stanchezza, ma è sembrato volare, tutti ai cellulari e su internet per seguire la sfida Slovenia vs Grecia, con la vittoria dei padroni di casa che per noi è valsa la qualificazione ai quarti di finale.

Siamo tra le prime otto di Europa, siamo in calo, ma siamo sempre lì con la testa e gli attributi. Magari al prossimo turno non dovremmo giocare la partita della vita in un ambiente ostile con il fattore campo avverso. Sarebbe già un buon inizio per una squadra che ha bisogno di ritrovare serenità e fiducia in se stessa dopo questi due scivoloni che per poco non compromettevano il nostro Europeo.

L’Eurobasket è un esperienza da vivere. Ve la raccomando.

Vi lascio con una carrellata di foto, per farvi schiattare d’invidia!

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