Su e giù dal carro. #siamoquesti e non siamo per tutti

L’Italbasket si qualifica ai quarti di Finale, risultato che non ci riusciva raggiungere da 9 anni in ambito internazionale, quando ad Atene conquistammo la medaglia d’argento olimpica.

In tanti solo saliti sul carro quando nella prima fase abbiamo conquistato il cuore un po’ di tutti, dal tifoso sfegatato al fan di passaggio ed in tanti sono altrettanto scesi dopo sconfitte contro la Slovenia e Croazia che ci hanno ridimensionato, ma che non hanno precluso il nostro obbiettivo reale di agguantare uno dei primi 7 posti per qualificarci ai prossimi mondiali.

Poi l’impresa contro la Spagna, che in termini di classifica vale il dubbio privilegio di incontrare le armi contro la Lituania, squadra che per conformazione o ci asfalta o ne prende 20. Quindi di nuovo tutti sul carro.

Dice bene Marco Calvani quando, su facebook, fa notare che la nostra qualificazione non è il risultato di una serie di eventi favorevoli, ma ce la siamo guadagnata con l’en plein del primo turno, unica squadra a vincere tutte le gare per portarci appresso il “tesoretto” che ci ha permesso di essere davanti alla Grecia anche perdendo tutte le gare del secondo turno.

ITALIA-RUSSIA-EUROBASKET2013-006

Mercoledì si riparte da capo, inizia la prima di una serie (almeno) di 3 partite senza domani, per completare l’opera, e tornare ad una competizione mondiale che manca dai disgraziati mondiali del 2006 in Giappone.

Ma perchè un crollo del genere dopo 5 gare in cui eravamo sulla bocca di tutti?

Principalmente perchè le squadre che si sono qualificate alla seconda fase, sono il frutto dei valori espressi in campo a livello continentale, quindi avversarie mediamente migliori e più stimolate rispetto a Russia, Turchia, la stessa Grecia e la Svezia.

Secondariamente perchè dopo una settimana di competizione ogni staff avversario, dopo aver avuto modo di studiare 5 gare vere, ha sviscerato e vivisezionato ogni aspetto del nostro gioco ed hanno preparato le partite cercando di far emergere le nostre debolezze. Nel nostro caso hanno notato che a parte un pick & roll centrale non abbiamo altre armi se non forzare il cambio del blocco e giocarci il mis macht 1 vs 1, che spesso diventa 1 vs 3 o un tiro da fuori allo scadere forzato.

Purtroppo sapevamo di essere limitati e non vedo alternative percorribili al cambiare strategia adesso. Siamo questi, e siamo fatti così, non c’era altro modo prima e non c’è altro modo ora.

Diventiamo prevedibili, perchè è dal primo giorno di Europei che giochiamo in emergenza. Le avversarie si sono adeguate e ci hanno messo i bastoni tra le ruote.

Vale anche da un punto di vista difensivo. Per aprire la nostra difesa basta muovere palla magari sfruttando pick & roll a cui non troviamo contromisure se non indirizzare il portatore di palla dentro, per trovare l’area sguarnita al primo ribaltamento. Sistematicamente. Lo ha fatto la Slovenia, mandando a schiacciare 152.264 volte Vidmar o Begic, e lo ha fatto la Croazia con Simon e Ukic a innescarsi o innescare Zoric o Tomic. Quando abbiamo retto ci siamo scoperti inevitabilmente sui tiratori che non ci hanno dato scampo, come Zoran Dragic o Bogdnanovic.

Sapevamo di dover soffrire a rimbalzo, come è accaduto, sapevamo di essere a un granello di sabbia dall’inceppare l’ingranaggio in attacco, specialmente contro squadre che puntano dichiaratamente alla medaglia.

Infine il fattore campo. A parte la sfida contro la Spagna, abbiamo giocato due partite difficili contro i “padroni di casa”: Slovenia e Croazia in un palazzetto dipinto di verde o a scacchi biancorossi. Già è difficile a cose naturali, se poi 11.000 e 6.000 tifosi avversari ti pressano più dei giocatori in campo è quasi impossibile.

Ma non tutto è da buttare ciò che abbiamo fatto nella seconda fase.

Innanzitutto non abbiamo mai mollato anche quando la testa poteva dire il contrario. Abbiamo giocato male, ci siamo spenti un paio di volte ma non abbiamo mai alzato bandiera bianca. Ce la siamo giocata fino in fondo nonostante le condizioni “climatiche” avverse, ad un paio di possessi decisivi da cambiare l’inerzia delle partite. Episodi che sono andati a nostro sfavore, tipo il rimbalzo preso da Zoran Dragic in mezzo a tre azzurri di rimpallo con il canestro che ha chiuso i conti contro la Slovenia o la schiacciata sbagliata di Cusin contro la Croazia che poteva riaprire i giochi.

Purtroppo ai blackout offensivi non abbiamo rimedio, giocando questo tipo di basket, possiamo solo sperare – dopo il primo periodo sull’onda dell’entusiasmo a cui ha fatto seguito la seconda parte in cui abbiamo anche pagato dazio dal un punto di vista fisico e di energia – di ritrovare smalto e lucidità, ma soprattutto serenità, quella componente essenziale per valorizzare il talento dei singoli e dare loro fiducia nel prendersi il tiro che può cambiare la partita.

Leggo in giro di critiche a Belinelli, lo stesso Belinelli che contro Russia, Turchia fino al capolavoro contro la Grecia, si è preso la responsabilità dei tiri decisivi, senza deludere nessuno. Slovenia e Croazia lo hanno raddoppiato, lo hanno costretto a prendere decisioni diverse di quelle che fino ad allora prendeva, gli hanno fatto perdere lucidità e lo hanno sfiancato con marcature aggressive.

Di riflesso tutto la nostra fluidità è venuta meno e sono venute meno anche le invenzioni di Aradori e Gentile, che indirettamente beneficiavano degli spazi che venivano creati dal Beli, trovando a loro volta i propri spazi per attaccare e fare male alla difesa. Come un castello di carte che frana, tolto un tassello sono calati anche i vari Cinciarini, Diener, Cusin e si sono perse le tracce di Poeta, Vitali e Rosselli. L’unico a restare in piedi, a mio avviso, Datome, che sfrutta spazi e situazioni particolari per fare il suo gioco.

Contro la Spagna si è capovolto tutto. Ancora partenza forte, ancora crisi di identità in attacco nel terzo quarto, nessuna possibilità di arginare Gasol e tendenzialmente nemmeno Rodriguez, ma grande energia, grande intensità, e con il mattoncino di ognuno (a parte Melli, da mani nei capelli…) l’abbiamo portata a casa.

Come d’incanto, Belinelli più tonico a beneficio di Aradori e Gentile. Cusin che domina sotto i tabelloni facendo sgorgare lacrime spontanee, Gigione che silenziosamente apre il culo agli spagnoli e Gentile passa come un rullo compressore su tre giocatori a volta per chiudere i conti.

Siamo in una posizione in cui oramai giochiamo senza pressione alcuna, da sfavoriti, ed è in situazioni del genere che ci esaltiamo.

Poi la Lituania ci ricorda Atene, e quell’indelebile gara di semifinale che ci ha consacrato alla storia.

I Lituani sono il nostro opposto. Non hanno esterni di qualità, ma sotto canestro fanno a turno tra chi sta a sedere tra i due Lavrinovic, Kleiza, Motejunas e Javtokas, gente che da noi sarebbe in pianta stabile in campo per oltre 30 minuti.

Contro di loro vale il solito di discorso di sofferenza in difesa e a rimbalzo, ma abbiamo sofferto anche contro la Svezia in quel settore. Ma loro non hanno i giocatori in grado di arginare le nostre punte offensive, e il loro più grande difetto è quello di stare continui per tutta la gara. D’altronde se il tuo play titolare è Kalnietis inevitabilmente avrai dei problemi nel gestire il ritmo e trovare continuità.

Abbiamo le carte in regola per fare il colpaccio, abbiamo la mente sgombra e ci portano in eredità dalla gara contro la Spagna la consapevolezza di potercela giocare contro tutti a patto di stare concentrati e mentalmente determinati.

Forza Azzurri, che voglio fissare i biglietti per Spagna 2014!

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