Il futuro dei Bulls Rose-less

Il ginocchio di Derrick Rose ha fatto crack. Non quello operato che lo ha costretto a 1 anno e mezzo di stop, ma l’altro, quello sano, il destro. Il responso è impietoso: lesione del menisco mediale. Operazione. In questi casi la prognosi è di minimo 2 mesi di stop. Alcuni ipotizzano 3/4 mesi, in questo caso sarebbe un infortunio da season ending, il secondo consecutivo.

Ovviamente per i Bulls è un colpo mortale, forse peggio di quello del 2012.

Perchè a aprile di quell’anno cascò addosso il mondo a Thibodeau e compagnia, con l’uscita prematura ai playoff, ma la dirigenza ebbe modo in estate, conscia della possibilità di non avere Rose per tutta la stagione, di fare un mercato free agent che potesse coprire in parte il buco lasciato dall’allora MVP in carica della Lega.

Presero Nate Robinson, presero Marco Belinelli, presero Kirk Hinrich e Tom Thibodeau ridisegnò l’attacco dando più responsabilità a Deng, Noah, Boozer. Il risultato è stato una stagione sopra le attese, con un gruppo solido e responsabilizzato in grado di giocare con la testa sgombra di pressioni. Il capolavoro è stato il passaggio del primo turno di Playoff contro i Nets grazie proprio alle invenzione di Robinson e la solidità di Belinelli.

In estate, con il ritorno a pieno regime di Rose, le scelte della società sono state di non rinnovare i due eroi di playoff. Giustamente anche. Per loro lo spazio sarebbe stato ridotto o, dato il modo di giocare di Rose, sarebbero stati probabilmente fuori contesto. Viceversa il movimento di mercato in entrata è stato Mike Dunleavy, tiratore piazzato tatticamente affine a giocare con l’ex Memphis.

Con Rose recuperato, ed una squadra che senza di lui aveva dato filo da torcer ai futuri campioni NBA degli Heat, in tutti i pronostici i Bulls erano dati come 3° al massimo 4° forza ad Est.

Poi sono iniziate le difficoltà.

Fondamentalmente l’inserimento di Rose nelle gerarchie di squadre ha portato ad una spaccatura. Non umana, ma tecnica. Thibodeau è riuscito a creare, in un anno, una squadra che potesse sopravvivere senza Rose, in cui la palla circolava con timing e tempi diversi. Tornato Rose coach Thibodeau ha provato subito a metterlo al centro dell’attenzione e l’attacco dei Bulls ha sofferto, è tornato prevedibile e macchinoso.

In primis perchè Rose doveva ancora togliersi di dosso la ruggine di 16 mesi. Poi perchè gli altri, abituati a essere una componente chiave dell’attacco e responsabilizzati, sono tornati alle vecchie abitudini, ovvero “ci pensa Rose a togliere le castagne dal fuoco”, mettendo ancora più pressione al numero 1.

Il tutto si è tradotto in un Derrick Rose da 15,9 punti con il 35% al tiro, appena 4 assist e quasi 3,5 palle perse. Nulla di preoccupante che con un paio di mesi di gioco ed un rodaggio iniziale non si potesse sistemare.

Invece il castello di carte è andato in frantumi dopo un mese di stagione ed i margini di manovra per invertire la rotta sono minimi.

Rose dolorante in panchina, durante la partita contro i Trail Blazers

Senza Rose coach Thibodeau avrà sicuramente in mente un “piano B” per fare di necessità virtù, ma le opzioni che ha in mano in questo momento, dietro a Kirk Hinrich, sono Mike James e Marquis Teague. Il primo è un giramondo a fine carriera, il secondo è un mezzo giocatore, incapace di passare la metà campo in palleggio se pressato. A complicare il tutto, l’infortunio di Jimmy Butler.

Il colpo è di quelli che possono abbattere anche il luogo in cui la cultura del gruppo e la propensione al lavoro duro è di alto livello, perchè un conto è reinventarsi in estate, programmando un anno di transizione, un conto è farlo dopo un mese di regular season dopo aver alimentato ambizioni e sogni di gloria.

I Bulls in questo momento hanno due strade da intraprendere:

  1. Non mollare. Come hanno sempre fatto sotto la gestione di Thibodeau, riuscendo a cavare sangue della rape.
  2. Mandare tutto in malora. Smantellare e guardare al prossimo anno.

Sono convinto che Thibodeau, lo staff tecnico e i giocatori, di leccarsi le ferite non ne abbiamo voglia, per stupirci nuovamente come lo scorso anno, ma la dirigenza potrebbe avere idee diverse.

Innanzitutto non corrono buoni rapporti tra coach Thibodeau e il front office, in particolare da quando Paxson e Forman hanno rifiutato di trattare il rinnovo di Luol Deng in scadenza a fine anno, e con tutta probabilità, oggi più che mai, destinato a fare i bagagli prima della naturale scadenza di contratto.

I Bulls hanno il 4° monte salari della lega, non possono muoversi per sostituire, anche temporaneamente, Rose senza andare in odore di luxory tax e non hanno contratti appetibili da scambiare. La dirigenza vorrebbe cogliere l’opportunità per ricavare qualcosa dalla cessione di Deng e abbassare il monte stipendi con la prima delle due mosse che hanno a disposizione: la seconda sarebbe il taglio, usando l’amnesty provision, di Carlos Boozer in vista dell’estate ricca di free agent che si preannuncia a fine stagione.

Le prossime settimane saranno cruciali per i destini futuri dei Bulls e di questa squadra come la conosciamo ora.

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