Pillole di Serie A: 5°-8° giornata

  • Brindisi da sola in testa alla classifica non so se interpretarlo come un bene o un male per i basket italiano. Merito esclusivamente loro per come stanno giocando e merito (mi duole dirlo) di Bucchi per essere oggi il miglior allenatore di serie A. Ma appunto, se Bucchi è il miglior allenatore di serie A allora poniamoci qualche domanda.
  • Continuo a ripetere, ormai dall’inizio del campionato, che Drake Diener è un tesoro cestistico dell’umanità. A mani basse è l’MVP, fino a questo momento, del campionato. Ha toppato finora una sola partita, nello scivilone sassarese a Cremona. Per il resto, nonostante sia la minaccia numero 1 di Sassari, non ha ancora chiuso una gara tirando sotto il 50% dal campo, ed è uno che tira più di 12 volte a gara, di cui la metà da tre punti.
  • Pesaro ha vinto la prima partita di campionato per poi perderne 7 a fila. Il problema non sono le sconfitte, ma l’unica vittoria. E’ una squadra da B2 con gli americani da Legadue, in un mondo perfetto nemmeno quella avrebbe vinto.
  • Zare Markovski ha cambiato il volto di Venezia. Sempre stato un fan del macedone – da quando risollevò l’entusiasmo della Virtus nei due anni in cui allenò Drejer, Vuckevic, Lang, Best, Giovannoni, Blutenthal (oggi una squadra con anche solo 3 di questi nomi vincerebbe a mani basse il campionato) – e della sua capacità di dare il via libera al potenziale delle sue squadre, anche se è un coach che tende a logorare l’ambiente in cui lavora.
  • E’ un campionato in cui se becchi gli americani (molto spesso sconosciuti) giusti ti puoi ritrovare in cima alla classifica. O in fondo. Chiedere a Brindisi, Caserta, Pistoia.
  • Gli italiani spostano il minimo storico. C’è Polonara, c’è Daniele Cinciarini (primo realizzatore italiano a 15 punti di media, un enormità anche per lui), c’è Aradori, c’è Hackett. Il resto? Solo 3 giocatori italiani giocano oltre i 30 minuti di media e sono i fratelli Cinciarini e Hackett.  D’Ercole, Stefano Gentile, Aradori, Cusin, Polonara, DeNicolao, Alessandro Gentile, Melli, i Cinciarini Bros, Cortese, Meini, Antonutti, Hackett, Ress, Mordente, i Vitali Bros, Cavaliero, Mazzola, Giachetti, Rosselli, Pecile e Amici sono gli italiani che giocano almeno 15 minuti di media. Se dovessi prendere quelli che giocano almeno 20 minuti di media, la lista sarebbe ampiamente dimezzata. Sono sempre i soliti nomi. Non c’è ricambio. Anche perchè quasi nessuno si merita di giocare più di ciò che gli viene consentito.
  • Siena zitta zitta sta cominciando a ingranare. Crespi è riuscito a fare quello che ad esempio anche Banchi sta cercando di fare, con più difficoltà, a Milano: creare un identità di squadra. Ma ciò che ha costruito in questi due mesi può crollare da un momento all’altro se Hackett, come sembra, è sul piede di partenza.
  • Roma, Milano e Varese con il minimo sforzo, sono dietro al gruppetto di testa. Condividono una guida tecnica nuova che ha bisogno di tempo per dare i propri frutti. Nel frattempo si barcamenano grazie al talento dei singoli in attesa di sviluppare il proprio potenziale.
  • La squadra più divertente da veder giocare finora è la Virtus Bologna, che è l’unica squadra di serie A assieme a Sassari a giocare con l’input di segnare un canestro in più degli avversari e non il contrario. Come Sassari ha i migliori interpreti offensivi del campionato, ma diversamente da Sassari partiva senza troppe ambizioni, con tanti interrogativi, e con l’obbiettivo di far tornare a innamorare della Virtus i tifosi. Ci stanno riuscendo, anche lasciando per strada qualche vittoria che avrebbe potuto fare comodo.
  • Ho una totale devozione e una grande ammirazione di Pino Sacripanti. La sua dote principale è quella di dare un anima alle squadra che allena in pochissimo tempo. Riesce a far sentire tutti utili, anche quello che gioca meno di tutti. La sua Cantù è una squadra che difende, si spreme, da il massimo ogni sera.

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