Le mie personali scuse a Sam Presti

Ieri ho letto l’articolo di Kirk Goldsberry (se non lo avete letto anche voi, fatelo, perchè merita) sui miglioramenti nel corso degli ultimi 2/3 di Serge Ibaka, di cui racconta anche la storia, da “sopravvissuto” nel suo paese Natale, il Congo, che circa 15 anni era scenario di lotte e scontri.

L’articolo pone l’enfasi sulla grande etica lavorativa del ragazzo, che da quando è entrato nella lega è migliorato ogni anni dal punto di vista tecnico tanto di diventare oggi, il miglior tiratore piazzato dalla lega dai 5/6 metri.

Questo mi da spunto per rivedere le mie idee su ciò che pensavo circa la scelta dei Thunder di trattenerlo blindandolo con un pluriennale gonfio di soldi e lasciar andare via James Harden, che a Oklahoma City era l’ago della bilancia ed uno dei motivi principali delle finali raggiunte nel 2011.

Al tempo ho ritenuto folle la scelta di cedere Harden resa necessaria dopo il rinnovo di Ibaka. I Thunder avrebbero perso un giocatore insostituibile per uno che al tempo valeva meno 9 punt e 7 rimbalzi di media anche se conditi da quasi 4 stoppate ad incontro. A dare man forte alla mie convinzioni sono poi subentrati i problemi fisici di Westbrook negli scorsi playoff e l’incapacità di Ibaka di ergersi a terminale offensivo importante nel momento del bisogno, nonostante i 13 punti ed il 57% al tiro tenuto in stagione regolare. Ritengo Ibaka un giocatore tatticamante importante e di qualità in un sistema offensivo che prevede già due giocatori in grado di prendersi carico delle responsabilità offensive maggiori come Durant e Westbrook legati a doppio filo dalla capacità del congo-spagnolo di creare le spaziature giuste. Ma non un giocatore che possa segnare 20 punti a gara in modo continuativo da puro terminale offensivo e dare profondità sotto canestro in attacco. Sarebbe da folli credere che sia quel tipo di giocatore, ma visto l’investimento fatto dai Thunder e quello che avevano sacrificato per lui, pensavo che il suo sviluppo andasse in quella direzione.

Nel mentre James Harden, smessi i panni del 6° uomo e del giocatore di culto che quando entrava in campo sconquassava le difese altrui, a Houston fa ciò che vuole con partite mostruose in cui domina segnando caterve di punti alternando partite in cui spadella al tiro senza battere ciglio. Harden oggi è un giocatore che rispetto alla sua esperienza ai Thunder ha cambiato status, diventando un All Star, ma non ha migliorato di una virgola il suo gioco. Fa le stesse cose che faceva in 30 minuti a OKC, diluendole in 45 minuti: attacca il ferro, monopolizza il pallone, subisce falli, floppa, segna da tre, fa il play aggiunto, gioca millemila pick & roll, usa il corpo per andare fino in fondo e rimane un giocatore entusiasmante da vedere.

Da un punto di vista difensivo è invece peggiorato. Ai Thunder era il giocatore che nei finali di partita, si prendeva l’avversario più forte, che pressava sulla palla, che poteva marcare 3 tipologie di esterni con successo. Ai Rockets, conseguentemente all’investitura di All Star e leader tecnico della squadra, sono venuti meno i compiti difensivi e vuoi per lo stile di gioco “liberale” nella propria metà campo che hanno i Rockets di Kevin McHale, vuoi per preservare le forze in attacco, è oggi uno dei peggiori difensori dell’intera lega.

La lungimiranza di Sam Presti è stata premiata, nonostante io abbia ritenuto quella mossa un grave errore che gli avrebbe marchiato la fedina manageriale: se non avesse ceduto Harden i Thunder non avrebbero potuto sviluppare Jeremy Lamb e Reggie Jackson, che fino all’infortunio di Westbrook (che ha costretto a rivedere alcuni piani) erano il segreto della panchina più produttiva della lega in termini di effort, qualità e quantità sul perimetro.

Dal punto di vista umano non so che tipo di persone siano Ibaka e Harden. Da quello che trapela sembra che Ibaka sia un professionista esemplare, dedito al lavoro e con un immenso spirito di sacrificio, mentre Harden è la classica anima della festa, il compagno di squadra ideale, che alla lunga può diventare una distrazione. Probabilmente anche questo ha pesato sulla scelta fatta da Presti.

Avesse tenuto Harden invece Ibaka? La mia sensazione è che Harden sarebbe assorto a terza stella affiancando Durant e Westbrook, ma avrebbe minato gli equilibri interni dei Thunder che avrebbero portato la dirigenza a scambiarlo, con Ibaka già perso e una contropartita tecnica probabilmente non all’altezza.

Con questo Ibaka che invece di anno in anno migliora e affina il suo gioco – pur rimanendo un giocatore che ha bisogno dei compagni per dare libero sfogo al suo gioco e non capace di diventare un All Star (come se fosse un problema questo…) – giovani rampanti pronti a esplodere ed un mix giusto di veterani, prospetti, talento e manovalanza, i Thunder sono sempre lassù, nel gruppetto di testa della Western Conference nonostante tutto, tutti e anche gli infortuni.

Il giocattolino non è si ancora rotto. Nonostante qualche deviazione dal piano principale, la nave di Presti veleggia verso l’orizzonte senza intoppi e con un futuro radioso ancora da scoprire.

Un pensiero su “Le mie personali scuse a Sam Presti

  1. Gran bella analisi che condivido in pieno sulla scelta dei Thunder…… e sulla quale non ebbi dubbi nemmeno al tempo in cui Sam Presti scelse di tenere Ibaka al posto di Harden…..

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