La deriva dei New York Knicks

Dopo un mese di gennaio da 10 vittore e 6 sconfitte e una Eastern Conference in significativo mutamento ci si aspettava molto dai Knicks, invece con la 5° sconfitta consecutiva e 2 vittorie nelle ultime 10 partite la situazione a New York è precipitata, in modo irrimediabile.

La cosa sta assumendo i contorni del grottesco nelle ultime 3 partite: contro Dallas si è accanita la sfortuna con quel canestro di Dirk Nowitki che sa di beffa, contro Miami è bastato un periodo giocato con un minimo di aggressività per chiudere i conti, contro Golden State a 3 minuti dalla fine del terzo periodo, in casa, erano a -30, regalando 15 minuti di garbage time ai vari Murry, Clark, Tyler, Brown.

Oggi i Knicks sono 11° ad est, grazie al loro record da 36% di sconfitte. L’ultima volta che fecero peggio fu nel 2008, l’ultimo anno della gestione Isaiah Thomas. Prima di allora fecero altrettanto 2 anni prima, nell’ultimo anno di Larry Brown in cabina di regia e c’è bisogno di andare indietro 18 anni prima di trovare un’altra stagione più negativa di quella di adesso.

I playoff sono una chimera. La matematica non li esclude, ma hanno un ritardo di 6 vittorie dall’ottava squadra ad est, gli Hawks, seppur palesemente in difficoltà a causa degli infortuni, con Clevaland pronta a subentrare loro.

Oramai gli addetti al lavori hanno smesso di cercare una spiegazione tecnica a ciò che sta accadendo nella Grande Mela, con J.R. Smith che, in momento di rara lucidità, e con una frase da capitan ovvio dichiara: “non è un problema tecnico. Non ci mettiamo più il cuore”.

Trovare un capro espriatorio a cui addossare tutti i mali non è facile e nemmeno sarebbe giusto.

L’espressione di chi non ci ha più capito nulla

Mike Woodson è l’imputato principale di questa stagione disgraziata. Ha perso le redini della squadra già molto prima di natale. E’ stato incapace di dare ai Knicks un sistema offensivo strutturato. Lo scorso anno aveva però il supporto dei giocatori, era riuscito a incanalare le caratteristiche dei singoli nella giusta direzione e la squadra lo aveva seguito, sull’onda emotiva dei successi ottenuti nei primi mesi di stagione. Il pick & roll Felton/Chandler faceva danni alla difesa altrui, Anthony aveva in mano l’attacco e divideva le responsabilità con il miglior JR Smith in carriera. Ma il castello di carte è crollato quando Indiana li ha distrutti ai playoff. Da allora ha perso uno ad uno i suoi pretoriani e non è più riuscito a dare una direzione ad una squadra alla deriva.

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La shotchart dei Knicks di questa stagione
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La shot chart dei Knicks del 2013

I Knicks, nella loro storia recente, sono sempre stati uno shooting team. Lo scorso anno erano tra le migliori squadre per % al tiro da tre e punti segnati. Quest’anno, giocando il solito basket, si sono abbassate le percentuali al tiro e sono crollati i punti segnati. Segno che ciò che non funzionava più andava rivisto e possibilmente corretto.

Il pubblico dei Knicks ora vuole la sua testa, e il management se li accontenta sbaglia due volte:

  1. Ora non è il momento. Non cambierebbe nulla. Se una svolta andava fatta, era 2 mesi fa, ora è troppo tardi.
  2. La colpa non è nemmeno tutta sua. Che sia limitato era risaputo e stranoto. Ma diversi giocatori hanno disatteso le aspettative più di lui. Quindi se c’è una mossa da fare, ormai va fatta a bocce ferme, facendo il punto complessivo della situazione includendoci dentro ogni fattore.

A discolpa del coach il fatto che nonostante le sue deficienze tecnico/tattiche in campo non ci va lui, ma i giocatori. Il roster dei Knicks è disfunzionale. I giocatori sono assortiti male, oltre che essere messi male in campo.

Il problema è che il management dei Knicks è volubile e sta dietro le indicazioni di James Dolan, che ci butta dentro i soldi, ma a parte questo fa solo danni quando viene chiamato a decidere nelle cosiddette “Basketball Operations“.

James Dolan e Steve Mills, i “cervelli” dei Knicks

Troppo facile prendersela con i vari Felton, Smith e Stoudemire. Si sapeva che fossero giocatori che si portavano appresso delle problematiche ben definite. Lo scorso anno venivano mascherate, in questo momento riemergono tutte propotentemente. Oggi tra l’altro è quasi impossible muoverli. Ci hanno provato fino alla deadline, quando Felton sembrava sul punto di andare ai Clippers assieme a Shumpert ma alla fine a Los Angeles non se la sono sentita di premere il bottone.

Il prossimo anno Stoudemire entra nell’ultimo anno di un contratto che gli frutterà ancora 23 milioni e mezzo. Smith e Felton hanno altri due anni di contratto ma cedendoli otterresti in cambio solo giocatori meno performanti di loro e con ogni probabilità con contratti più lunghi.

Di Andrea Bargnani non ne parlerò: ormai è un capitolo chiuso almeno fino al prossimo anno. Le indicazioni che arrivano circa il suo recupero in extremis per il finale di stagione sono negative. E comunque fa parte della cerchia di nomi sopra elencati, ovvero giocatori con difetti palesi di cui tutti erano a conoscenza, che la brutta stagione complessiva dei Knicks ha amplificato.

Di Iman Shumpert aveva l’idea che fosse in balia degli eventi, in una squadra in cui non si fosse mai integrato del tutto, ma con il passare del tempo mi ha dato idea di non essere esente da colpe. Il suo approccio in campo non mi ha convinto appieno. Curiosamente è l’unico Knick assieme a Melo e Kenyon Martin ad avere un plus/minus positivo.

Tyson Chandler è uno dei giocatori più amati di questi Knicks e leader carismatico nello spogliatoio e forse il giocatore più difeso dalla stampa della Grande Mela se non è bollito poco ci manca. Non è un segreto che da due anni il suo apporto difensivo sia scemato ed anche di parecchio. Il suo effort in campo è ai minimi storici, al livello di quando vestiva la maglia dei Bulls e pareva un talento sulla via della perdizione. Non è più il rim protector che era prima, in particolare nel suo anno a Dallas e nel primo anno a New York. A complicare le cose il fatto che da 2 anni buoni non riesce più a garantire un mese continuativo senza fermarsi per piccoli fastidi fisici.

Con la strutturazione dei 4 piccoli, basta un pick & roll per mandarlo a giro per il campo e tenerlo lontano dalle zone del campo in cui difensivamente potrebbe fare la differenza. E quando non perde la posizione ha quel mezzo passo in meno da spendere. Non basta arrivare in tempo su una chiusura 1 volta su 5 e lanciare un urlo belluino dopo una stoppata caricando il Madison Square Garden a gettare il fumo negli occhi e mascherare le sue oggettive difficoltà a ancorare la difesa come in passato.

Il problema difensivo dei Knicks è comunque generalizzato: ogni Knicks perde la propria posizione difensiva al primo passaggio, quindi anche se ti chiami Roy Hibbert o Joakim Noah difficilmente potresti cambiare le sorti nella tua metà campo. Gli aiuti non arrivano più, gli avversari vanno a canestro con una facilità disarmante. La difesa, vanto dello scorso anno, in cui ognuno andava oltre i propri limiti, piegando le gambe e mettendoci dentro quel poco che bastava, ad effort e aggressività, per farla funzionare, è oggi diventata la più porosa della lega. Fare canestro ai Knicks è uno scherzo.

Gli unici Knicks degni di essere chiamati tali sono Carmelo Anthony e Tim Hardaway Jr. Il figlio dell’ex play degli Heat e arcinemico storico è l’unico che prova a metterci qualcosa di più del minimo sindacale. All’inizio doveva essere un cambio da 15 minuti a gara da mettere dentro per avere un tiratore in angolo. Piano piano ha scalato le gerarchie aumentando il suo minutaggio, il suo impatto, e il suo valore tecnico. E’ in pratico ciò che era Jr Smith lo scorso anno, il realizzatore che esce dalla panchina e porta una ventata di freschezza.

Cosa farà Anthony a fine anno?

Melo è il più svantaggiato dagli eventi. A fine anno il suo contratto scade e benchè abbia assicurato che il finale di stagione non inciderà sulla sua scelta di rifirmare e ha dichiarato che in caso di necessità è disposto ad abbassarsi lo stipendio pur di rinforzare la squadra ma la situazione non è chiara. Vorrà delle assicurazioni sulla competitività della squadra che il Front Office non può garantirgli prima della stagione ’15/16 e considerando l’abitudine che hanno i Knicks, con Dolan in testa, a fare scelte scriteriate per soddisfare la richiesta di un pubblico e di media tanto esigenti quanto ignoranti di vedere le cose con lungimiranza, sarebbero solo parole vuote.

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La shotchart di Carmelo Anthony di questa stagione

Anthony mi sta quasi commuovendo. Sa di essere anche lui tra i responsabili di questa stagione, ma a differenza degli altri che sembrano aver accettato la resa, lui non vuole mollare. La sua percentuale dal campo è la migliore da quando veste la maglia dei Knicks, la difficoltà dei tiri che prende è superiore rispetto al passato ma li mette, di puro talento e pura disperazione. In carriera non ha mai difeso oltre i 5 minuti nell’arco di una partita, ma oggi, in questa degenerazione totale, ci butta impegno, e facendolo sembra pure che difenda. A rimbalzo è un furia, giocare sistematicamente da 4 lo coinvolge di più nella lotta sotto i tabelloni, e lui a differenza del passato, ci mette più passione e aggressività.

Non sarà mai un giocatore come LeBron e come lo sta diventando Durant, in grado ovvero di migliorare i suoi compagni. Lui è uno scorer che deve essere messo nelle condizioni di finalizzare e non costruire gioco. Chiederglielo significa snaturarlo e annacquare il suo talento. Non ha spiccate doti da leader, ha bisogno accanto a sè di gente che lo supporti in questo senso e questi non sono certamente Smith, Felton, Bargnani, Shumpert e Stoudemire.

Credevo sarebbero riusciti a rialzarsi anche dopo la partenza difficile, invece la luce in fondo al tunnell ancora non si intravede all’orizzonte. Tifosi Knicks, vi ho nel cuore.

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