Il Boxscore ideale

Se, come me, vi siete appassionati alla NBA a metà anni novanta in cui ADSL, la banda larga e il web erano un miraggio (e in certi punti d’Italia lo sono ancora…), comprare American Superbasket e sfogliare i boxscore in fondo alla rivista era l’unico modo per avere la percezione su ciò che accadeva nella NBA ed suoi protagonisti. Si guardava ai punti segnati, ai rimbalzi catturati, agli assist distribuiti e creavamo dentro le nostre teste le azioni che avrebbero portato ad un canestro o ad un highlight. Chissenefregava se Karl Malone in una partita da 30+15 avesse sbagliato gli ultimi 4 tiri al ferro facendo rimediare ai suoi Jazz una sconfitta inopinata contro i Minnesota Timberwolves di Isaiah Rider e Doug West. Il fatto che avesse fatto una doppia-doppia di quel tipo lasciava presagire un dominio incontrollato e che magari la colpa sarebbe stata di John Stockton, autore di soli 6 assist, ampiamente sotto media.

Questo preambolo per dire che per tanti anni, il box score come lo abbiamo sempre conosciuto, è stato il mezzo tramite il quale la stragrande maggioranza di noi ha interpretato una partita non vista. Almeno nella fase in cui ci siamo avvicinati al gioco non cogliendo del tutto le sue sfumature e le sue dinamiche.

Negli ultimi anni nuove tecnologie (SportVU) e nuovi sistemi di rilevamento statistici (Sinergy) sono arrivati in soccorso all’esigenza sempre più prorompente di non soffermarsi solo a contare punti/rimbalzi/assist/% al tiro, ma pesarli, valutando l’efficacia di tali voci in un contesto più ampio.

Ovviamente la controindicazione rimane quella di valutare una gara da un dato che per quanto avanzata possa essere, alla fine è “lo studio di un particolare fenomeno in condizioni di incertezza e di non completa conoscenza di esso o parte di esso” (definizione di statistica su wikipedia). Le statistiche sono uno strumento molto potente, se contestualizzati, ma soprattutto se usati a suffragio di una tesi, non per crearla.

Detto questo, è innegabile che il boxscore, oggi come oggi, è uno strumento incompleto, spesso fuorviante.

Qualche tempo, su un numero di Rivista NBA, Flavio Tranquillo aveva esposto la necessità che la lega e gli organi competenti creassero un boxscore moderno, togliendo quindi voci obsolete e lasciando spazio a quelle che permettessero di rendere un idea più di efficacia che di quantità.

Creare il boxscore perfetto è impresa impossibile. Non potrà mai venir fuori un lavoro completo, perchè il giusto equilibrio tra i dati “analogici” e quelli avanzati non porterà mai ad un compromesso accettabile.

Ci sono centinaia di voci che andrebbero inserite, ma poco lo spazio per renderle chiare su un foglio. Considerando che molto spesso il boxscore di una gara è il primo approccio che viene proposto a un possibile interessato per avere informazioni su una partita, deve essere chiaro, esaustivo ma anche sintetico. Successivamente, e con un po di tempo a disposizione, gli interessati potranno approfondire una curiosità usufruendo di strumenti accessori al boxscore.

Su stats.nba.com lo sviluppo di questo concetto è ottimale: per ogni gara è possibile in prima battuta consultare il boxscore standard, poi si viene veicolati verso il player tracking di SportVU per finire alle shotcharts dei vari giocatori.

Tempo fa lessi un interessante articolo di Jacas, in cui riprononeva la lettura della finale di Eurolega tra Panathinaikos Atene e Virtus Bologna del 2002. A corollario del suo articolo aveva proposto un boxscore avanzato che aveva attirato la mia attenzione con una serie di voci interessanti ed esposte in modo ottimale.

Sulla base del suo lavoro, ho creato il mio modello ideale di boxscore NBA.

BS.xlsx BS.xlsx

Tramite un piccolo sondaggio che ho condotto con alcuni “emeriti” del settore, questo modello di boxscore ha riscosso abbastanza consensi. Il limite che abbiamo portato alla luce è che questa idea di boxscore non renda ancora del tutto merito alla fase difensiva del gioco.

Rispetto a un boxscore NBA tradizionale contiene 30 colonne rispetto le canoniche 21, ma implementa una serie di voci statistiche più avanzate, di facile consultazione e maggiormante esplificative di quelle standard.

Innanzitutto ho pensato di togliere la distinzione tra ruoli (Guardie, ali e centri) dividendo i giocatori in due categorie, Backcourt e Frontcourt, vista l’interpretazione diversa dei ruoli rispetto al passato come avviene già per le votazioni dell’All Star Game. Vedere un simbolo accanto ad un nome che non rispecchia la sua collocazione in campo mi urta abbastanza. Perchè devo vedere accumunati da una “F” Mike Miller e Zach Randolph se poi uno non mette mai piedi in area, esterno puro, mentre l’altro non esce oltre la linea del tiro libero se non per piazzare blocchi?

Ho considerato, sulla base della mia esperienza, che un possibile lettore, voglia avere la percezione di capire di primo acchito da dove provengano i canestri realizzati, invece che avere il mero dato del totale indiscriminato. Ecco perchè ho creato 4 categorie di tiri dal campo: quelli al ferro, quelli dal midrange, i tiri da tre presi sull’arco (quindi fino a quando l’area dei tre punti è “tonda”) e quelli presi negli angoli. La percentuale da prendere quindi in considerazione dovrebbe essere l’Effective Percentage (o in alternativa la True Effective Percentage che tiene anche in considerazione l’incidenza dei tiri liberi).

I rimbalzi totali dovrebbero essere poi comparati alle chances di rimbalzo totali, per permettere quantomeno di capire che un giocatore che prende 5 rimbalzi sui 6 disponibili ha fatto magari un lavoro migliore di chi ne prende 10 ma se ne lascia soffiare 15 (ogni riferimento a LeBron James è puramente casuale…).

Gli assist andrebbero integrati con gli hockey assist, ovvero con i passaggi prima dell’assist. Il boxscore quindi premierebbe non solo chi fa tanti assist, ma anche chi permette ad un compagno di farne, elogiando la sua capacità di passare il pallone.

Aggiungerei inoltre la colonna sfondamenti subiti, per far comparire sul boxscore ciò che fino ad adesso elencavamo sotto la voce “lavoro sporco” ma ha un impatto molto simile ad una stoppata rifilata. Diversamente da un pallone rispedito al mittente uno sfondamento subito è meno spettacolare ma più importante, perchè consente di recuperare il possesso del pallone che con una stoppata non è garantito, anzi, tutt’altro.

Infine l’implementazione del net rating al posto del plus/minus, che è una statistica interessante ma fraintendibile perchè tiene conto dell’andamento del punteggio con un giocatore in campo ma non necessariamente dell’incidenza data dal suo apporto in campo. Il Net Rating invece tiene conto del differenziale tra offensive rating e difensive rating di una squadra con quel giocatore in campo, propagando la sua influenza su un numero di 100 possessi, quindi non su un campione ristretto di minuti.

Probabilmente il rovescio della medaglia di un cambiamento tanto radicale sarebbe quello di sopravvalutare (a prima occhiata) l’impatto di un giocatore di qualità, che molto spesso è un gregario o un giocatore tattico. Ma fintanto che verranno messe in luce le cattive abitudini di una star che ha una pessima selezione di tiro e un effort rivedibile, è un prezzo che reputo possa essere pagato.

Voi che ne pensate?

 

 

Un pensiero su “Il Boxscore ideale

  1. Il problema è avere un’unità di misura certa e definire in modo meno ambiguo possibile il dato statistico.
    Ad esempio quando un rimbalzo difensivo è prendibile da un giocatore? E uno offensivo?

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