Kevin Love è così necessario per i Cavs?

C’è astro nascente (Irving), c’è il mentore – e che mentore – (LeBron), c’è potenziale (Wiggins), c’è il veterano (Varejao), ci sono i tiratori (Miller e Jones) e c’è un contorno giovane, frizzante e di complemento (Waiters, Thompson, Bennett) che può fare bene in contesto completamente rinnovato.

C’è proprio bisogno di Kevin Love?

Secondo me no, anche perchè per ottenerlo devi rinunciare a tanto e non è detto che possa farti fare il salto di qualità. I Cavaliers, per come sono costruiti oggi, sono materiale da Finale di Conference, all’anno 0 del loro nuovo ciclo. Puntano al titolo, come è giusto che sia, avendo in squadra il giocatore più forte al mondo, probabilmente non sono pronti per competere davvero, ma per loro in questo momento non è una priorità.

Quello che hanno intrapreso è l’inizio di un nuovo percorso, con un nuovo coach, un nucleo di giocatore delle prospettive interessanti ed il potenziale infinito, e il ritorno a casa del più grande sportivo di ogni tempo prodotto dallo stato americano più brutto e sfortunato di tutti i tempi. Non hanno fretta di vincere, hanno semplicemente posto le basi per farlo nei prossimi 2/3.

Aggiungere Kevin Love significherebbe bruciare le tappe di un percorso che invece dovrebbe essere fatto a piccoli passi, a maggior ragione se per averlo, devono sacrificare il loro futuro, ovvero Andrew Wiggins. Le scorciatoie sono invitanti, ma raramente sono il percorso più breve per la gloria.

Love è un giocatore da 25 punti e 15 rimbalzi potenziali ogni sera, un All-Star acclamato, un giocatore che sposta, mentre Wiggins ha giocato una sola stagione collegiale, per altro vissuta tra alti e bassi. La logica impone di non pensarci due volte e fare l’affare.

Ma il potenziale di Wiggins, appena intravisto in questa Summer League, è enorme, e ti fa pensare che uno così capita nella vita poche altre volte. Considerando che i Cavaliers hanno una lunga lista di casi in cui si sono mangiati le mani per quello che poteva essere e non è stato a causa di un errore di valutazione, il quadro si complica maggiormente.

A dirla tutta io, oggi, non sacrificherei nemmeno Anthony Bennett, che dopo un anno difficile, sembra tirato a lucido, tonico come non mai, e pure discretamente in palla.

Irving come la prenderebbe?

Già i Cavs hanno architettato il clamoroso ritorno di LeBron, se poi arrivasse anche Love quale sarebbe il suo ruolo? Irving ha dimostrato di non essere ancora in grado di guidare una squadra verso certi traguardi. L’arrivo di James è un enorme parafulmine che gli toglie pressioni e può fargli solo bene. Ma l’arrivo di Love presuppone altri sacrifici, almeno nell’immediato, e se ha accettato serenamente il ruolo di secondo violino, potrebbe storcere il naso a condividere ulteriormente responsabilità con un personaggio che come lui, ha dimostrato ancora poco ed è una presenza ingombrante.

Se andasse in porto la trade per arrivare al lungo dei Wolves, è Kevin Love l’uomo giusto per i Cavs?

Qualche tempo fa parlai di Love e della sua possibile evoluzione alla Bosh. Bosh ci ha messo 3 anni per diventare il perfetto sparring partners di LeBron James, è stato umile nel riciclarsi un ruolo da comprimario extra lusso ma aveva alcune caratteristiche fisiche e tecniche che combaciavano con il prescelto: attitudine difensiva, integrità fisica, stazza e atletismo e un QI cestistico più alto, per dire i più importanti.

Su Love sono più perplesso. Il processo che lo porterà a spartirsi i palloni con due superstar anzichè una sola (come paventato nell’ipotesi di un suo approdo ai Lakers da Kobe) è lungo e complesso, quindi tanto vale aspettare cosa potranno diventare i vari Wiggins e Bennett. Visti i recenti sviluppi della faccenda con i Wolves, da cui ormai vive da separato in casa, mi vengono ulteriori dubbi: Kevin Love vuole realmente vincere, o vuole semplicemente cambiare aria per avere più visibilità altrove? Sono mesi che il suo entourage sta portando avanti trattative con Boston, Los Angeles e San Francisco, che sono le uniche destinazioni gradite. Dopo il ritorno del Re a casa ecco che improvvisamente diventa gradita anche Cleveland, la squadra con meno appeal della lega da quando James l’abbandonò 4 anni fa. Ma queste sono esclusivamente congetture mie.

Nonostante LeBron stesso stia cercando di reclutarlo – stravedo per James ma quando ha voluto mettere il becco in queste faccende le sue squadre hanno sempre preso una brutta piega, mentre quando ha lasciato lavorare chi di dovere (Pat e Spo) le cosa sono andate diversamente – da un punto di vista tecnico, il matrimonio Love-Cavaliers-James-Blatt non mi convince appieno. Difensivamente Love è uno dei peggiori lunghi della lega. Ha bisogno di un lungo di fatica che lo copra dietro (può essere Varejao) e gli permetta di concentrarsi solo sul prendere il più alto numero di rimbalzi, ma in questi Cavaliers che a detta di Blatt giocheranno spesso piccolo, con James da 4, fungerebbe nel caso da unico lungo in campo. E in questa veste le garanzie che ti potrebbe dare in attacco al servizio di James e Irving – i due gestori di palla – verrebbero vanificate dai problemi difensivi che sorgerebbero inesorabili. Basterebbe coinvolgerlo massicciamente nei pick & roll per toglierlo dalla lotta a rimbalzo e aprire autostrade verso il ferro difficilmente colmabili dai compagni di squadra.

In più le squadre di Blatt, difensivamente e offensivamente, si sono sempre basate sull’avere in mezzo un lungo in grado di sconsigliare le penetrazioni, tenere almeno 2 palleggi sui pick & roll, e fare il lavoro sporco in attacco, proprio come Anderson Varejao. Ha vinto l’ultima Eurolega con Schortianitis a dominare il pitturato, ma lo ha sempre usato con il contagocce, come arma tattica.

Sono convinto che uno come Bennett, ancora giovane e da formare, e proprio per questo più umile e ricettivo, possa fare molto più comodo su ambo i lati del campo. Non ha 25 punti e 15 rimbalzi nelle mani, ma ai Cavs non serve questo. La produzione offensiva sarà richiesta a James e Irving, non è necessario avere un’altra bocca da fuoco in attacco se può essere sostituita da tanti giocatori in grado di portare il proprio contributo, e con il potenziale nelle mani per andare anche oltre il semplice compitino.

Wiggins, Bennett e Thompson offrono a Blatt tante soluzioni tattiche interessanti se miscelati nel modo giusto con Irving e LeBron. Sono giovani e inesperti, e con queste due caratteristiche ai playoff non si fa mai strada – ma Love in carriera ha disputato l’esatto numero di partite di Bennett, Wiggins e Waiters ai playoff… –  ma fatte le loro esperienze, imparato dai loro errori, sono convinto che possano diventare nel giro di 12/24 mesi il giusto cast di supporto a James e Irving. Probabilmente Wiggins potrebbe diventare quella terza star che oggi sarebbe Love, e per farlo non dovrebbero cedere mezza squadra a pregiudicarsi i prossimi 10 anni.

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