La Guida ai nomi delle squadre NBA

Bulls, Lakers, Heat, Spurs, Mavericks ecc… Tutto molto bello, ma perchè le squadre NBA si chiamano così, qual’è l’origine dei loro nomi, qual’è il loro significato? Lo sapevate che i Boston Celtics potevano chiamarsi Boston Unicorns, gli Orlando Magic potevano essere gli Orlando Heat e i New Jersey Nets sarebbero potuto diventare i New Jersey Swamp Dragons?

Questa è la guida ai nomi delle squadre NBA e la storia che c’è dietro la loro scelta.

Atlanta Hawks. I Falchi. Nel Midwest degli Stati Uniti, sul confine tra l’Iowa e l’Illinois il Mississipi di interseca con il Rock River dando origine a una zona che ha attratto, negli anni della colonizzazione del suolo americano, diverse culture europee. Su questo suolo si è combattuta una sanguinosa battaglia tra i nativi, guidati dal capo Indiano Sauk Falco Nero ed i coloni. E su questo suolo è nato un comprensorio di 5 città conosciute con l’appellativo di Quad City: Moline, East Moline, Rock Island, Davenport e Battendof. Le prime 3 sono nell’Illinois, le ultime 2 sono nello stato della Iowa. Nel 1946, per entrara a far parte della NBL, Moline, Rock Island e Davenport si unirono assieme a fondarono i Tri-Cities Blackhawks (I Falchi Neri), per omaggiare il condottiero indiano. Con il tempo e dopo i ripetuti spostamenti, verso Milwaukee (1949-1951), poi Sain Louis (1955-1968) ed infine Atlanta (dal 1968 ad oggi), i Blackhawks sono diventati Hawks e basta.

Boston Celtics. I Celtici. Boston è la capitale del New England, ovvero quella regione del Nord-Est degli Stati Uniti che per prima venne colonizzata dai Padri Pellegrini fuggiti dall’Inghilterra. Data la forte matrice anglosassone e la presenza di numerosi emigrati di origine irlandese il fondatore dei Celtics, Walter Brown, decise di omaggiare la sua terra natia chiamando la sua squadra con il nome antico degli abitanti dell’isola irlandese, celtici, adottando al contempo anche il colore simbolo della nazione, il verde. Le alternative proposte erano Olympians (gli Olimpionici), Whirlwinds (i Turbini), Unicorns (Unicorni, altro simbolo della cultura e mitologia irlandese) e Irishman (Gli Irlandesi).

Brooklyn Nets. Le Retine.  Il nome Nets si dice sia dovuto all’assonanza con i nomi della altre squadra della zona di New York, ovvero i Jets della NHL e i Mets della MLB. Si perchè la squadra, prima di insediarsi a Brooklyn dopo un lungo esilio di quasi 35 anni nel New Jersey, era originaria di New York e si chiamava, con molta fantasia e ancor di più patriottismo, New York Americans. Nel 1994 Jon Spoelstra, padre dell’attuale coach dei Miami Heat e all’epoca Presidente dei Nets, propose alla popolazione del New Jersey di cambiare il nome della franchigia. Fu deciso di chiamarli Swamp Dragons (i Draghi di Palude) ma quando venne il momento di votare il cambio del nome tra gli allora 27 proprietari di una franchigia NBA, 26 di essi dissero furono favorevole e solo 1 contrario. Era quello dei Nets.

Charlotte Hornets. I Calabroni. Quando nel 1987 la NBA decise di aprire a una nuova franchigia con base a Charlotte, George Shinn, il proprietario di maggioranza scelse il nome di Spirits (gli Spiriti). I fans andarono su tutte le furie, perchè in quegli anni a Charlotte erano venuti a galla alcuni scandali legati ad un programma televisivo in onda su una TV locale di matrice religiosa. Shinn dovette fare retromarcia e indisse un concorso per scegliere tramite votazione il nuovo nome della squadra. A prevalere furono gli Hornets, nomignolo che ha un origine storica: durante la guerra di secessione un comandante britannico disse che i dintorni di Charlotte sembravano un alveare.

Charlotte Bobcats. Le Linci Rosse. Oggi non esistono più, perchè hanno assunto il nome di Hornets, rivendicato a furor di popolo dopo che che New Orleans ha deciso di cambiare nome in Pelicans. Nel 2004 la NBA decise di aprire le porta alla 30° franchigia professionistica e l’owner Bob Johnson propose tramite sondaggio popolare tre alternative per stabilire il nome che doveva prendere: Flights (i Volatori) in onore ai fratelli Wright, gli inventori dell’aeroplano e originari del North Carolina, i Dragons (i Dragoni) caldeggiati da Johnson stesso e i Bobcats (Le Linci Rosse) in onore delle linci che popolavano le foreste limitrofe, proposti dal CEO Ed Tapscott. Vinsero i Bobcats, e secondo Tapscott l’agilità e l’atletismo del felino si sposava bene con l’immagine che la neonata franchigia voleva dare di sè.

Chicago Bulls. I Tori. Chicago è conosciuta in tutto il mondo per il vento, per il blues e l’industria di trattamento delle carni bovine dovuta ai grandi investimenti effettuati da alcuni imprenditori nella seconda metà del 1800 in piena rivoluzione industriale. Per decenni l’attività dei mattatoi ha contraddistinto la forte crescita economica di quella che oggi è considerata una della città più ricche e influenti al mondo. Quando nel 1967 venne deciso di riportare in città una squadra NBA, dopo la non entusiasmante esperienza dei Packers (imballatori), poi divenuti Zephyrs (Zeffiri) e gli Stags (cervi), le scelta cadde quindi su Bulls, che vinse la concorrenza di Matadores e Toreadors, grazie al figlio dell’allora Richard Klein che spinse per i Tori.

Cleveland Cavaliers. I Cavalieri. Alla ricerca di un nome che desse prestigio e forza alla neonata franchigia NBA del 1970 il Cleveland Plain-Dealer indisse un concorso popolare. I finalisti del concorso furono Jays (i Ghiandai, uccello simbolo dell’Ohio), Foresters (i Guardaboschi), Presidents (i Presidenti, dovuto al fatto che numerosi presidenti USA erano originari dell’Ohio) e Cavaliers, che secondo Jerry Tomko, colui che suggerì il nome, rappresentava al meglio lo spirito dei cittadini dell’Ohio, da sempre propensi a non arrendersi mai, senza macchia e senza paura, proprio come i cavalieri medievali.

Dallas Mavericks. Gli Spiriti Ribelli. Dallas, nel corso della sua storia è stata a lungo contesa tra messicani, nativi americani e americani assimilando da tutti loro concetti, usi e costumi che le hanno permesso di diventare una delle città più particolari, anticonformiste e contraddittorie degli Stati Uniti. Quando nel 1970 la NBA aprì le porte ad una franchigia di Dallas, l’allora proprietario Donald Carter tramite una radio locale chiese aiuto ai cittadini per scegliere il nome della squadra e per questo venne proposto il nome di Mavericks. Maverick è un termine usato dai cowboy che popolano i millemila ranch della zona per identificare il vitello appena nato e non ancora marchiato in quelle mandrie che pascolano allo stato semibrado. Una parola che è diventata simbolo di libertà, di ribellione, di spirito libero che identifica in tutto e per tutto Dallas e il Texas in generale. A maggior ragione da quando l’owner della squadra è diventato Mark Cuban.

Denver Nuggets. Le Pepite. Nella seconda metà del 1800 il fiume Colorado, durante la corsa all’oro, era una vera e propria miniera a cielo aperto, attirando l’attenzione di migliaia di persone in cerca di pepite e metalli preziosi. Quando nel 1974 Denver passò dalla ABA alla NBA dovette cambiare nome, perchè quello che avevano avuto fino ad allora, Rockets, era usato da Houston. Così attraverso un sondaggio popolare decisero di diventare i Nuggets.

Detroit Pistons. I Pistoni. Uno degli appellattivi con cui ci si riferisce a Detroit è “Motor City”, la patria dell’industria automobilistica mondiale. Qui ha sede la Generals Motors, la corporazione che sotto i marchi di Opel, Cadillac, Chevrolet, Daewoo, GMC e altri ancora produce auto e camion esportati in tutto il mondo. Era scontato che la squadra di basket della città avesse un chiaro riferimento automobilistico nel nome. Tuttavia l’origine del nome Pistons non è dovuta direttamente all’influenza di Detroit, ma a quella di Fred Zollner, proprietario di un azienda di pistoni per automobili originario di Fort Wayne, nell’Indiana, e fondatore dei Fort Wayne Pistons, che nel 1957 vennero rilocati a Detroit. Il più classico degli Happy Endings.

Golden State Warriors. I Guerrieri. La NBA è arrivata sulla baia negli anni 60, quando i Philadelphia Warriors presero baracca e burattini e si trasferirono a San Francisco. Hanno sempre mantenuto intatto il loro nome dal 1946, anno di fondazione della BAA, la madre dell’odierna NBA. Nel corso degli anni hanno solo cambiato sede, passando da San Francisco a Oakland e rinominandosi Golden State, lo stato dell’oro, il soprannome con cui spesso di identifica la California, molto più intrigante del nome della città.

Houston Rockets. I Razzi. Lo spazio è stato il trat d’union tra San Diego e Houston, rispettivamente il posto in cui naquero i Rockets e dove vennero spostati nel 1971. San Diego, città della California, è da sempre una delle città più importanti dell’industria aeronavale degli States. Qui si producono aerei ma anche i materiali usati come propellente per i razzi mandati in orbita. Proprio da questa caratteristica, nel sondaggio popolare indetto per scegliere il nome della squadra di basket vinse il nomignolo Rockets. Quando nel 1971 la squadra si spostò da San Diego a Houston, in cui ha sede la NASA ed è la capitale mondiale dell’industria aerospaziale, mantenere il nome di Rockets fu una scelta unanime.

Indiana Pacers. I Battistrada. L’Indiana è terra di basket, ma Indianapolis, la sua capitale, è terra di motiri e competizioni sportive a 2 e 4 ruote, su tutte la tappa del Motomondiale e la 500 miglia. Nella 500 miglia, e in tutti i GP di Formula Uno esistono le Safety Car, ovvero quei mezzi che servono a incolonnare le vetture dei piloti dopo un incidente senza far smettere la corsa. In Nord America questi mezzi si chiamano Pace Car e da lì il nomignolo usato per la squadra di basket NBA dell’Indiana, i Pacers. A volere fortemente quel nome su Richard Tinkham, capo gruppo degli investitori che nel 1967 fondarono la squadra che fino alla fusione con la NBA militava nella ABA.

Los Angeles Clippers. I Velieri. San Diego, oltre a essere un grande polo commerciale dell’industria aeronavale, è stata terra di conquista nel 16° secolo da parte degli spagnoli. Il primo di essi fu Juan Rodriguez Cabrillo che a bordo del San Diego esplorò le costa della California. Il San Diego non era altro che un veliero, come quello che oggi vediamo nei film di pirati. Il nome Clipper fu fortemente voluto dal proprietario che nel 1978 portò i Buffalo Braves in California. Quando Donald Sterling comprò la franchigia, la spostò a Los Angeles, ma mantenne il nome.

Los Angeles Lakers. I Lacustri. Nel 1947 la NBL aprì le porte alla città di Minneapolis e quando arrivò il momento di decidere il nome da dare alla squadra vi furono pochi dubbi: i 225.000 e passa chilometri quadrati dello stato del Minnesota sono prevalentemente occupati dalle acque, per un totale di circa 10.000 laghi naturali e oltre 6.500 fiumi e torrenti. Il nome Lakers identificava in tutto e per tutti la città di Minneapolis. Quando nel 1960 la squadra si spostò a Los Angeles, venne mantenuto il nome.

Memphis Grizzlies. Gli Orsi Grizzly. La Columbia Britannica è piena di tre cose: foreste, corvi e orsi Grizzly. Fu per questo che quando la NBA nel 1994 si espanse a Toronto e Vancouver, capitale della Columbia Britannica appunto, i cittadini di quest’ultima, chiamati a votare per il nome della squadra che di lì a poco sarebbe nata, poterono scegliere tra Ravens (Corvi) e Grizzlies. In origine il patron di Vancouver avrebbe voluto chiamare la squadra Mounties (le Montagne) ma non incontrò molto entusiasmo. Quando la franchigia venne spostata a Memphis nel 2002, il gruppo FedEx offrì alla NBA 120 milioni per cambiare il nome della squadra in Express (gli Espressi) ma la NBA rifiutò, anche perchè questo riallocamento fu considerata come una sconfitta personale di David Stern, che non potendo opporsi al trasferimento in suolo americano, fece di tutto per non far cambiare almeno il nome alla squadra.

Miami Heat. Il Calore. Se c’è una cosa che a Miami non manca mai 365 giorni l’anno è il clima tropicale e il caldo umido che rende la città una sorta di paradiso terrestre frequentato da persone facoltose che trascorrono solo una parte dell’anno in Florida. Il nome Heat attirò l’attenzione dell’allora owner Ted Arison, padre di Mickey, tra le oltre 20.000 proposte che pervennero, tra cui Sharks (Squali), Tornadoes (Tornadi) e Barracudas (i Barracuda).

Milwaukee Bucks. I Cervi. Il Wisconsin, di cui Milwaukee è capitale, è uno stato prevalentemente contadino e immerso nel verde, specialmente nella zona che viene attraversata dal Mississipi e ai piedi dei Grandi Laghi. Gli abitanti del Wisconsin amano pescare e cacciare, ed i boschi che ammantano lo stato sono particolarmente ricchi di cacciagione e di cervi. Quando nel 1968 venne scelta Milwaukee per ospitare una squadra NBA, la scelta ricadde quasi all’unanimità su Bucks, sconfiggendo la timida resistenza di Skunks (le Puzzole).

Minnesota Timberwolves. I Cani Lupo. Il Timber Wolf è una razza di cane lupo che infesta i boschi del Minnesota, ed è specie protetta oltre che l’animale simbolo dello stato. Quando la NBA tornò a Minneapolis, 26 anni dopo l’addio dei Lakers, il nomignolo TimberWolves sbaragliò la concorrenza dei più impersonali Gun Flints (un tipo di sasso), Polars (i Polari) e Blizzard (Tormente di neve).

New Orleans Pelicans. I Pellicani. Fino a un anno fa si chiamavano Hornets, ed erano gli Hornets che da Charlotte si trasferirono a New Orleans e dopo l’uragano Katrina emigrare per qualche anno a Oklahoma City. Tom Benson, il proprietario che ha rilevato la franchigia dalle mani di Stern, presidente straordinario dopo la dipartita di George Shinn, ha voluto rompere con il passato portando una ventata d’aria fresca. Il pellicano è l’animale simbolo dello stato della Loiusiana e dei suoi territori melmosi.

New York Knickerbockers. Quelli con i calzoni alla zuava. New York è stata fondata nel 1613 da un gruppo di colonizzatori olandesi che ribattezzarono l’isola di Manhattan come Nieuw Amsterdam. Questi coloni vestivano i cosidetti “Knickers”, ovvero quei pantaloni legati appena sotto al ginocchio, detti alla zuava. In loro onore, quando nel 1946 venne deciso di fondare il primo campionato professionistico di basket e New York venne scelta per farne parte, decisero di chiamarsi Knicks.

Oklahoma City Thunder. i Tuoni. Oklahoma City è una città prettamente industriale che ha avuto una forte espansione durante gli anni 30 quando vennero scoperti giacimenti petroliferi. Infatti il primo nome proposto per la squadra di basket di Oklahoma Cityr, che avrebbe accolto l’ex squadra di Seattle, i Supersonics, fu per l’appunto Oilers (gli Oliatori). Ma visto che la zona è da sempre soggetta a tempeste e tornadi, andarono al ballottaggio due nomi: Thunder e Twisters (Tornadi). A vincere fu Thunder, perchè al proprietario Clay Bennett, l’uomo più odiato di Seattle, suonava bene il nome Thunder riferito ad una squadra di basket che come un tuono doveva abbattersi nella lega.

Orlando Magic. I Magici. Orlando è conosciuta in tutto il mondo per i parchi divertimenti nelle vicinanze, in particolare per il Walt Disney World Resort. Quando nel 1986 la lega decise di stabilire una squadra nel nord della Florida, il gruppo di addetti ai lavori incaricati di trovare il nome scelse appunto Magic, in chiaro riferimento alla magia e alle attrazioni del parco Disney. Vista la presenza di alcune basi di lancio spaziali nelle vicinanze, e il recente disastro dello Space Shuttle Challenger il 28 gennaio dello stesso anno, altri possibili nomi presi in considerazione furono Challengers (quelli del Challenger), Orbits (quelli in Orbita) e Astronauts (gli Astronauti). Tra i possibili nomi presi in considerazione era presente anche Heat (al tempo i Miami Heat non esistevano).

Philadelphia 76ers. Quelli del ’76. Nel 1776 al Congresso di Philadelphia venne presentata e firmata la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti D’America che sancì la nascita degli Stati Uniti e l’indipendenza dal giogo inglese. Per onorare il momento storico più importante della storia americana i Syracuse Nationals, dopo la dipartita dei Warriors verso la California, decisero di trasferirsi nella città dell’amore fraterno e cambiare il proprio nome in 76ers.

Phoenix Suns. I Soli. In Arizona abbondano le aree desertiche, il clima è secco e le temperature d’estate toccano anche i 45° Quando nel 1968 Jerry Colangelo dovette scegliere il nome per la neonata franchigia di Phoenix arrivarono circa 28.000 suggerimenti, molti dei quali prendevano spunto dalla particolare fauna locale. Scorpions (gli Scorpioni), Rattlers (i Serpenti a sonagli), ThunderBirds (gli uccelli del tuono, un animale mitologico della cultura Indiana) e i Cactus vennero scartati però in favore di Suns.

Portland Trail Blazers. Quelli che scoprono i Sentieri. L’Oregon con le sue sconfinate foreste e le aree incontaminate è un piccolo paradiso terrestre che venne scoperto e colonizzato relativamente tardi. Tra il 1841 e il 1869 nacque la Oregon Trail, un passaggio che portava gli uomini dell’entroterra verso l’oceano Pacifico seguendo il letto del fiume Columbia, sulle cui sponde sorge la città di Portland, al tempo crocevia commerciale. Proprio in onore dei primi esploratori che tracciarono la via verso il Pacifico, la città volle omaggiare del nome Trail Blazers la squadra di basket che nacque a Portland nel 1970. L’altro nome preso in considerazione fu Pioneers (i Pionieri).

Sacramento Kings. I Re. Inizialmente furono i Rochester Royals ( i Reali) quando nel 1945 entrarono a far parte della NBL e il nome venne scelto tramite sondaggio popolare. Dopo essersi spostati a Cincinnati arrivarono a Kansas City e li cambiarono denominazione reale, passando da Royals a Kings nel 1972 perchè quel nome era detenuto dalla locale squadra di baseball. Successivamente, nel 1985, arrivarono a Sacramento, la capitale della California e mantennero intatto il nome.

San Antonio Spurs. Gli Speroni. Il mito del Far West è ancora vivido nel Texas, patria nel passato di Cowboys e pistoleri. Infatti il primo nome scelto per la franchigia ABA di San Antonio, che venne spostata all’ombra di Fort Alamo da Dallas, fu Gunslingers (i Pistoleri), ma poco prima dell’inizio della stagione inaugurale cambiarono il nome in Spurs, in onore dello strumento posto sul calcagno degli stivali da cowboys che serviva a spronare al galoppo il cavallo. La leggenda vuole che il nome venne scelto anche per omaggiare Red McCombs, l’allora proprietario di maggioranza che nacque a Spur, nel Texas.

Toronto Raptors. I Velociraptors. Anno 1993, nelle sale di tutto il mondo esordisce Jurassic Film, uno dei Blockbuster movie di maggior successo della storia del cinema. Due anni dopo nascono a Toronto e Vancouver le due nuove franchigie della NBA. Nel 1994, dovendo trovare il nome per la squadra di Toronto venne indetto un concorso pubblico e la scelta cadde sui Raptors, sulla scia del successo generato dal film di Steven Spielberg. In prima battuta venne proposto il nome Huskies, in omaggio al primo team nato in Canada nel 1946, i Toronto Huskies, ma visto che i Minnesota Timberwolves nel loro logo avevano un lupo che assomigliava a un Huskies, quel nome venne scartato. Raptors battè la concorrenza di Tarantulas (le Tarantole), T-Rex (i T-Rex), Beavers (I Castori), e Terriers (I Cani Terrier).

Utah Jazz. I Jazzisti. Partiamo dal presupposto che la musica Jazz con la la Capitale dei Mormoni non ci incastra nulla. In origine era il nome della squadra di New Orleans, la capitale della musica Jazz negli anni 50 e 60, ma quando venne rilocata a Salt Lake City, sulle sponde del lago salato, la proprietà decise di mantenere il nome, magari nelle speranza di portare quel tocco sbarazzino della musica Jazz nella città più intransigente degli Stati Uniti d’America. Tra gli altri nomi presi in considerazione per la squadra di New Orleans ci furono anche Dukes (i Duchi), Pilots (i Piloti, di cosa non si sa…) e Deltas, ovvero quelli del delta, un chiaro riferimento alla posizione geografica che pone New Orleans sulle sponde del fiume Mississippi che da là si getta nel Golfo del Messico.

Washington Wizards. I Maghi. Nel 1963 Baltimora entrò a far parte della NBA e decise di chiamare la propria squadra di basket Bullets (i Proiettili), perchè a Abe Pollin piaceva il suono della parola e sperava che la sua squadra giocasse un basket veloce e preciso come un proiettile. Nel 1973 Abe Pollin spostò la squadra dal Maryland a Washington, mantenendone il nome. Ma intorno alla metà degli anni ’90 la capitale degli Stati Uniti guidava la classifica delle città  più violente d’America a causa dell’alto tasso di criminalità e di omicidi commessi con le armi da fuoco e a Pollin non piaceva associare il nome della sua squadra alla violenza che si perpetrava nelle strade. Quando nel 1995 il primo ministro Israeliano Yitzhak Rabin, amico intimo del plenipotenziario dei Bullets, venne ucciso, Pollin si decise una volta per tutta a cambiare il nome della franchigia, e tra i possibili nomi presi in considerazione – Dragons (i Dragoni), Stallions (gli Stalloni) e Sea Dogs (Cani Marini) – venne scelto Wizards, per riportare a Washington quel tocco di magia che avrebbe fatto comodo. I Washington Wizards esordirono ufficialmente a partire dalla stagione 97-98.

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