Breakdown: La Princeton Offense dei Michigan Wolverines

Nel variegato mondo NCAA, dove spesso le stelle sono i coach e non i giocatori, non è difficile imbattersi in squadre che fondano i propri successi sul “sistema” di gioco. I Wolverines sono una di queste squadre.

Dopo i fasti di inizi anni 90, con il superteam composto da Chris Webber, Juwan Howard, Jalen Rose, Jimmy King e Ray Jackson che ha scritto pagine di storia in ambito sportivo, l’ateneo, dal punto di vista sportivo, ha vissuto un decennio difficile tra scandali e un “programma” cestistico modesto. Dal 2007 sono allenati da John Beilein, uno dei Coach santoni del college basket, e negli ultimi 6 anni sono andati al torneo NCAA per ben 5 volte raggiungendo la finale nel 2013 contro la Louisville di Rick Pitino in missione per conto di Kevin Ware.

Beilein ha riportato Michigan nella mappa del basket che conta ed ha reso i Wolverines una delle squadre più atipiche del panorama NCAA, fondando il proprio gioco su una versione molto moderna dell’attacco Princeton Offense e schierando in campo quintetti con 4 guardie e un solo lungo di ruolo. Basti pensare alla squadra che nel 2013 arrivò in finale che aveva in Trey Burke e Nick Stauskas le proprie guardie titolari e in Tim Hardaway Jr e Glenn Robinson III la combo di ali con Mitch McGary unico lungo in quintetto.

Questa edizione di Michigan usa i medesimi concetti: 2 ball-handler contemporaneamente in campo, 2 piccoli che giocano nelle due posizioni di ala, e un solo lungo di ruolo in campo. Derrick Walton e Spike Albrecht sono i portatori di palla, mentre Zak Irvin e Caris LeVert sono le bocche da fuoco del team di Coach Beilein. Al loro servizio ruotano gli altri componenti del roster, che hanno in Donnal e Bielfeldt due lunghi educatissimi dai 6 metri che raramente mettono palla a terra se non per consegnare il piccolo il pallone e altri giocatori di complemento che garantiscono versatilità sul perimetro.

La Princeton Offense utilizzata da Beilein amplifica al massimo le potenzialità tecniche dei propri giocatori e rende Michigan un avversario ostico da fronteggiare in singola serata. Sono talentuosi, ma non così talentuosi da essere in cima al ranking e con il loro seed numero 24 possono candidarsi ad essere una delle mine vaganti da qui a Marzo, perchè dove non arrivano con il talento, ci arrivano con il sistema.

Tralasciando il fatto che Bucknell in questo caso – trattandosi delle prime partite di stagione – sia una vittima sacrificale, sono rimasto colpito dall’attacco dei Wolverines, dalla loro fluidità offensiva e dal loro modo di giocare la Princeton Offense.

Sostanzialmente giocano 3 set in modo continuativo, che dipendono dal passaggio di entrata dello schema e dalla prima reazione difensiva/lettura offensiva. In ogni caso non è previsto l’uso del post basso per isolare un giocatore (visto che non hanno nessuno che può giocare continuativamente spalle a canestro), ma l’obbiettivo è quello di spaziare bene il campo per giocare un pick & roll centrale molto aperto sul finire dell’azione, dopo aver ribaltato il lato almeno 2 volte. E’ frequente l’uso dei cosiddetti “pin down” per i tiratori sul lato debole – è amore a prima vista per Zak Irvin – e non è raro vedere il lungo che si allarga per un tiro da tre centrale.

Il primo Set

Il primo set mischia concetti di Princeton Offense a concetti di Flex Offense. Il playmaker sceglie un lato, passa all’ala e taglia in angolo sul lato forte. La seconda guardia sfrutta il velo del centro in lunetta per tagliare dentro. Il centro poi si alza oltre la riga dei tre punti, riceve dall’ala e ribalta il lato all’altra ala, così la guardia che ha tagliato a centro area possa piazzare un blocco cieco all’ala che ha passato il pallone al centro e poi – ecco la Flex Offense – vada a ricevere il blocco verticale del centro. Lo schema si esaurisce con il pick & roll centrale tra la guardia e il centro. E’ un set che in corso d’opera, in base alla reazione della difesa sul primo ribaltamento, produce una serie di opzioni che i giocatori devono essere bravi, giocando senza palla e leggendo il gioco, a cogliere.

Il secondo Set

Il secondo Set è sostanzialmente una variante del primo. Solito entry pass del play all’ala, solito velo del centro all’altra guardia, che anzichè tagliare dentro esce fuori e riceve il pallone. Il centro in questo caso si fionda sul lato debole e va a piazzare un blocco “pin down” all’ala sul lato debole che riceve e se ha spazio si prende il tiro. Anche in questo caso, qualora non venisse trovato un tiro al termine dello schema, si diramano le varie opzioni offensive che portano gli esterni a giocarsi un pick & roll centrale con il centro.

Il terzo Set

Il terzo set è totalmente differente agli altri due. Innanzitutto cambia l’entry pass, con il play che serve il centro e le due guardie che si abbassano, rimpiazzate dalle ali. Il centro serve una delle due ali e decide se andare a giocare un pick & roll oppure andare a piazzare un blocco orizzontale all’altra ala. Si innesca quindi una serie di pick & roll centrali che hanno il compito di aprire l’area, e sulla base delle letture e delle scelte dei giocatori, trovare una via per il canestro.

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