#WeAreFamily e #SiamoQuesti. Riflessioni sull’Italbasket a un mese da Euro2015

Lo ammetto candidamente e senza vergogna: ho grandi aspettative per questa Nazionale che si prepara per EuroBasket 2015 con il sogno di strappare il pass per i giochi di Rio 2016, a 12 anni di distanza dalla nostra ultima partecipazione (medagliata) alle Olimpiadi.

Sarà il clamore che suscitano i media nostrani, la campagna di marketing che ha caricato a mille l’ambiente, sarà il talento di questo gruppo  – che vanta 3 giocatori NBA (Beli, Gallo e Mago) altri 3 giocatori di fascia alta a livello continentale (Datome, Hackett, Gentile), gente che conosce il clima internazionale (Melli, Cinciarini) e gente che ha girato l’Europa o il mondo (Aradori, Vitali, Poeta, Dalle Valle) – ma io ci credo.

Lo so, dovremmo essere cauti, ricordandoci che lo slogan #siamoquesti non è solo un hashtag buttato lì per caso ma è lo slogan, tutt’altro che dispregiativo, che meglio ci identifica e non vuole affatto sminuire le nostre ambizioni e speranze, ma essere il monito che ogni nostri successo continentale è nato dalla coesione e dell’umiltà.

D’altronde quando abbiamo alzato l’asticella, siamo stati arroganti o presuntuosi o ci siamo ritenuti pronti, abbiamo SEMPRE preso della bastonate in faccia clamorose, mentre quando siamo partiti con umiltà, con la mentalità operaia di chi sa che solo con la forza del gruppo avremmo mascherate la deficienze strutturali e di talento, abbiamo vinto 2 medaglie e abbiamo sfiorato l’impresa due anni fa in Slovenia.

E’ una nazionale che piace, accessibile, dotata di quel giusto mix di esperienza, faccia tosta, capacità tecniche e mentali, talento, maturità, imprevedibilità che è arrivata all’apice del proprio ciclo. E’ il momento giusto per raccogliere quanto costruito in questi anni di regno-Pianigiani, che ha raccolto un progetto allo sbando dopo la mancata qualificazione agli Europei del 2009.

In 6 anni da CT, Pianigiani ha ricostruito pezzo dopo pezzo l’identità di una squadra che dopo il biennio magico ’03-04 non ha saputo rinnovarsi e fondere il vecchio con il nuovo. I primi anni sono stati difficili: giocatori non all’altezza, altri non più in grado di sostenere lo sforzo extra estivo, un “core” da rifare e vecchie tossine da smaltire. Dal 2012 in poi le cose sono andate migliorando anche se con il cruccio di non aver mai avuto questo gruppo al completo come oggi.

Per dire, dopo aver giocato un intero Europeo con Datome da ala forte, Cusin da centro titolare inamovibile/generoso/da applausi, ma pur sempre Cusin, Melli da unico cambio dei lunghi, con Vitali e Rosselli da 4, possiamo permetterci di far partire dalla panchina uno qualsiasi degli NBAers.

E’ una nazionale che non risolve il deficit fisico contro le altre nazionali, ma è estremamente eclettica e, sulla carta, capace di volgere a proprio vantaggio la maggior parte delle situazioni che sarà chiamata ad affrontare. Possiamo giocare “big” senza perdere di rapidità con la coppia Gallo/Mago “sottocanestro” – che ho virgolettato di proposito, perchè saremo molto “position-less” – e nessun esterno sotto i 195 cm con Cincia/Hackett in “regia” – altro virgolettato – e Beli, Gentile, Datome a creare e/o finalizzare, per recuperare sul perimetro i chili e centimetri che concederemo in area. Oppure possiamo giocare “small”, con Datome da 4, che nel basket di oggi vuol dire 3 e mezzo, il Gallo da 5, alla “Bosh” o alla “Dreymond Green”, ovvero per aprire il campo e/o dare supporto nella costruzione del gioco, senza playmaker nominali ma con 3 trattatori di palla (4 contando il Gallo) a creare continuamente mismatch e preoccupazione nelle difese avversarie.

A tutto questo dobbiamo aggiungere i concetti difensivi e offensivi di coach Pianigiani, uno che essendo stato sempre molto pragmatico, ha creato un “sistema” di gioco in cui esaltare le caratteristiche dei singoli chiedendo in cambio uno sforzo notevole nella propria metà campo, che è la parte in cui gli azzurri hanno lavorato più assiduamente nella prima parte di preparazione sfociata nel torneo di Trento perso al fotofinish contro la Germania.

Possiamo giocare in modo conservativo, proteggendo il ferro, o in modo aggressivo, pressando i portatori di palla e cambiando su ogni pick & roll a seconda delle combinazioni che metteremo in campo. Alla base di tutto ci sono delle regole comportamentali ben definite su cui il CT non transige e che sembrano essere state recepite dalla squadra.

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Il rovescio della medaglia? Alla lunga diventiamo prevedibili in attacco. Viviamo di alti e bassi all’interno della stessa partita. Un problema che con i cosiddetti “specials” che giocheremo in continuazione per uscire dalle secche offensive, e con il talento messo a disposizione dagli NBAers si spera di poter risolvere.

Ed ora inizia il bello, e per bello intendo la parte più bella per noi tifosi e più impegnativa per lo staff tecnico: integrare gli NBAers, che per regolamento NBA approvato dalla FIBA non potevano allenarsi con contatto per tutta la preparazione. Belinelli, Bargnani e Gallinari hanno giocato assieme in Nazionale solo nel 2011, nel disgraziato europeo lituano, nel momento più buio della storia della nostra nazionale.

Marco Belinelli è stato il leader della nazionale agli Europei di Slovenia, il go-to-guy e fulcro del nostro gioco. Probabilmente sarà ancora, nelle gerarchie iniziali, il principale terminale offensivo, quello che più di tutti avrà palla in mano con il compito di segnare e creare il gioco. E’ un ruolo che in NBA non si sogna minimamente di rivestire, ma che in maglia azzurra ha fatto suo, seppur tra alti e bassi. Rispetto agli Europei in Slovenia sarà meno “solo” in questo compito – due anni fa partì fortissimo, poi calò alla distanza perchè gli avversari si adeguarono e l’Italia non aveva modo di trovare alternative al suo pick & roll centrale, che dopo 9 partite era diventato di dominio pubblico e facilmente arginabile – perchè il Gallo è pronto a tendergli una mano.

Già il Gallo. Non lo abbiamo mai visto all’opera sul serio con la maglia dell’Italia, per infortuni, rischi di infortuni e altre circostanze. Il suo impatto in Nazionale è sempre stato del tutto teorico, e tutti convengono che il suo stile di gioco e le sue caratteristiche tecniche siano un valore aggiunto per questo gruppo. E’ il giocatore più “unico” che abbiamo: stazza fisica, tiro, abilità palla in mano, ruolo, doti di tiratore/passatore, completezza tecnica ecc… E’ un giocatore che a livello europeo hanno in pochi.

Il discorso Andrea Bargnani è invece molto più complesso: quando è stato rivestito di responsabilità importanti si è sciolto. A un certo punto del percorso abbiamo giocato e reso meglio con il Mago fuori piuttosto che dentro. Chi lo ha sostituito lo ha fatto egregiamente (penso a Cusin nel 2013, che giocò un Europeo da totem difensivo, da lacrime, quando nei piani iniziali sarebbe dovuto essere “solo” il cambio del Mago) e non ha fatto mai pesare la sua assenza. Resta il fatto, che come il Gallo, detiene delle unicità del suo gioco che a noi fanno molto comodo. E’ un giocatore che Pianigiani vorrà utilizzare in modo molto tattico, da finalizzatore, per prendere vantaggio sulle difese, a patto che gli venga affidato un ruolo preciso e non libertà di azione. Al mago chiediamo “semplicemente” solidità, ovvero la cosa che negli ultimi 3/4 in NBA ha smarrito e paradossalmente è il giocatore che può farci fare il salto di qualità se riescono a farlo funzionare.

Riuscire a integrare tecnicamente questi giocatori con gli altri è una parte imprescindibile delle nostre speranze di successo. Non credo possano crearsi problemi di natura umana: tutti e tre sono maturi, e cosa più importante, sono coetanei degli altri senatori del roster, oltre ad aver condiviso con loro molto nel corso degli anni. Per dire, non credo succeda come in Giappone nel 2006, quando Belinelli e Bargnani, in modo molto sfrontato e arrogante, esigevano di essere i leader di una squadra che non li aveva ancora accettati, a ragione o a torto a seconda di dove vogliamo schierarci. Questo è un gruppo solido, omogeneo, che ha molti punti in comuni e che è arrivato a una certa maturità collettiva. E’ un gruppo che si autodisciplina e fa quadrato, come dimostrato con il caso Hackett dello scorso anno.

Da questo punto di vista il giocatore di riferimento è Gigi Datome, capitano nel vero senso del termine, leader emotivo e spirituale della squadra. Lui e qualcun altro – mi viene da pensare, da esterno, a Beppe Poeta, uno che ha sempre una parola buona per ognuno e che è molto comunicativo con i compagni e per questo è una specie di pretoriano di Pianigiani assieme a Vitali – hanno il compito di tenere alto il livello di attenzione e coesione del gruppo. Qui lo dico e qui lo nego, è più probabile che siano altri i giocatori “problematici” che possano minare l’armonia.

Ale Gentile e Daniel Hackett sono le potenziali bombe a orologeria. Il primo da un punto di vista meramente tecnico e tattico, l’altro da un punto di vista comportamentale.

Ale Gentile dal 2012 al 2015 è stato il giocatore più forte e decisivo del campionato italiano e della nazionale. E’ giovane ma è come se avesse già vissuto mille vite sul parquet. Ha vinto uno scudetto da protagonista, per giunta da capitano, ed è uno degli esterni più forti d’Europa. Lo ha dimostrato innumerevoli volte. Nel 2013 era il nostro sesto uomo, ma di fatto, assieme a Belinelli, era il fautore del gioco azzurro. Il suo è un gioco istintivo e geniale, ma portato all’eccesso. In Slovenia furono i suoi eccessi a farci fare strada. Nel corso di questi due anni, in un ambiente in cui si è ritagliato la sua leadership e ha trovato la sua dimensione, ha ridotto gli eccessi, ma in questa nazionale, molto più talentuosa e in cui tutte le gerarchie dovranno essere ridefinite, potrebbe avere qualche problema a trovare i suoi equilibri. Innanzitutto avrà meno palla in mano, e non può permettersi di trattarla male, buttarla via, o sprecarla per dei colpi geniali, ma rischiosi. Ho molta fiducia in Gentile, è un giocatore di basket estremamente intelligente che non sempre viene apprezzato per questa qualità. E non ho dubbi che sappia trovare il suo posto ed i suoi spazi.

Daniel Hackett mi fa più da pensare. Non è affatto un cattivo ragazzo, ma ha dei comportamenti sopra le righe che il suo smisurato talento non sempre riesce a nascondere. Dopo essere stato rifiutato e poi riammesso nel gruppo, non ha più alibi. Narrano di alcune vicende poco professionali nel ritiro azzurro. Potrebbe essere un fattore di disturbo, specialmente in un momento così delicato della preparazione psicofisica del gruppo. Da un punto di vista tecnico non si discute: in tandem con il Cincia ci da una dimensione molto chiara, di vantaggio fisico sulla maggioranza dei pariruolo avversari, per cui è un pezzo importante dello scacchiere azzurro.

Per il resto mi pare una squadra che nel corso delle settimane ha trovato e consolidato alcuni meccanismi importanti: gente come Aradori, Cinciarini, Cusin, Melli, ha trovato il proprio ruolo ed è conscio dei propri mezzi e di quello che serve a questa squadra. Pietro è il guastatore in uscita dalla panchina che ha il compito di produrre tanto in pochi minuti. Il Cincia è una dinamo che copre tutto il campo ed è uomo ovunque, seppur debba ancora trovare il proprio ritmo, il Cuso parte sempre piano ma quando è chiamato all’opera non tradisce mai e Melli, finalmente utilizzato da 4 e poco da 5, è una sicurezza, non è vistoso, ma porta sempre il suo mattoncino alla causa.

Dei 16 convocati 4 giocatori dovranno essere esclusi. Pianigiani e il suo staff avranno le proprie valutazioni, e si prenderanno tutto il tempo dovuto per fare le proprie scelte, in modo sereno, pensando solo alle necessità della squadra. Certe dinamiche cambiano di giorno in giorno, di ora in ora e nel corso di questo ultimo mese che ci separa dal debutto europei, gli scenari possono cambiare un infinità di volta. Toccandoci per eventuali infortuni, ad oggi, a mio avviso, senza nessun dato oggettivo e semplicemente per elucubrazione personale do per spacciati Cervi e Pascolo, con DellaValle, Poeta, Vitali e Polonara in ballottaggio per gli ultimi due posti a roster.

Mi spiego: Riccardo Cervi è inadeguato a livello Europeo. In Italia i suoi 214 cm hanno un senso. A livello Europeo, senza altre qualità di spicco sono inutili. Non ha gli angoli di blocco adeguati per cui incorre costantemente in sfondamenti puerili, è lento e macchinoso, vicino al ferro fa fatica a concludere e in una competizione in cui giocatori sono il triplo più fisici e rapidi che nella nostra serie A, è un peso. Dada Pascolo paga il fatto di avere la fisicità di un 3/4, ma il ruolo di un centro. Pianigiani lo ha impiegato sempre e solo in quel ruolo preferendo Polonara come 4 o come secondo lungo. Achille Polonara e Luca Vitali si giocano il solito posto. Bisogna vedere di cosa ha bisogno Pianigiani, se del 5° lungo di scorta, che sulla carta può solo giocare da 4 (e noi in quel ruolo siamo ultra coperti) o del jolly, che incarna alla perfezione lo spirito del 12° uomo, non pretende minuti, sta a meraviglia nel gruppo e si allena duro.

L’ultimo posto a roster se lo giocano Beppe Poeta e Amedeo Della Valle. Il primo mi da l’ìmpressione che sia in vantaggio sul secondo. Lo considero uno dei leader emotivi del gruppo, apprezzato per questo da Pianigiani che in campo gli ha pure trovato un ruolo: entra per 2/3 minuti, e in quel lasso di tempo si stampa come un francobollo sul play avversario, lo irrita, lo manda su di giri, recupera qualche pallone e si immola per i compagni. Della Valle però è giovane ed è il futuro. L’aria dell’Europeo può accelerare il suo processo di crescita, e già ora ha un senso in questa squadra. E’ quel giocatore che butti nella mischia per avere un canestro ignorante o di rapina, che ha faccia tosta e non manca di attributi per cambiare l’inerzia di una gara.

I presupposti per fare bene ci sono tutti, sta a noi (loro) tradurli in fatti. Rio 2016 è un obbiettivo difficile da raggiungere ma alla portata.

#Wearefamily davvero!

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