Born to be a champion: ovvero quando Dwyane Wade “vinse” il titolo del 2006

Negli ultimi anni l’immagine che abbiamo avuto di Dwyane Wade è stata offuscata sia dai problemi fisici di cui è stato vittima, sia dalla presenza di LeBron James, che lo hanno reso un giocatore di secondo piano.

Ma c’è stato un momento nella sua carriera in cui Wade è stato il miglior giocatore della NBA, capace di segnare a piacimento, sostenuto da un primo passo bruciante e da gambe al fulmicotone. Nelle difese avversarie seminava il caos, incapaci come erano di arginarne la straripanza fisica e un tocco vellutato nei pressi del ferro.

NBA Finals 2006. Gara 3. A 6:34 dal termine il punteggio è 89-76 per i Dallas Mavericks. Gli Heat erano partiti forti, sopra di 9 a fine primo tempo, ma nel terzo periodo Dirk Nowitzki era salito in cattedra con 10 punti coadiuvato da Josh Howard, un’autentica spina nel fianco della difesa Heat, autore di 11 pesantissimi punti in pochi minuti che avevano ribaltato il punteggio e l’inerzia.

Dallas è sopra 2-0 nella serie dopo aver dominato le prime due gare in Texas contro degli irriconoscibili Heat ed è a un passo dal traguardo: vincere questa partita a South Beach significherebbe portarsi 3-0 e ipotecare il primo titolo della loro storia.

Miami è in ginocchio, Shaquille O’Neal è braccato dalla difesa dei Mavs – fino a quel momento ha segnato 14 punti conditi da 9 rimbalzi ma ha tirato la miseria di 9 volte dal campo – ed i vari Payton, Walker, Posey, Williams sono pressochè nulli nella metà campo offensiva e soffrono tremendamente i pariruolo avversari.

Le ultime 6 azioni dei Mavs hanno portato a 6 canestri propiziati dagli isolamenti di Dirk Nowitzki e da un paio di jumper di Jason Terry contro una difesa Heat da mani nei capelli.

La situazione è disperata, l’American Airlines Arena rumoreggia, Pat Riley non sa che pesci prendere, un minuto prima aveva chiamato un timeout e non può sprecarne subito un altro perchè la sua squadra non reagisce. L’unica mossa da fare è togliere Payton per reinserire in campo Dwyane Wade, che dopo aver tenuto in piedi la baracca con 27 punti nei primi 3 quarti ed aver messo l’unico canestro degli Heat nei primi 4 minuti del quarto quarto era andato stremato a sedersi per un miniriposo.

Definire ciò che successe da quel momento in poi è difficile, forse inspiegabile. Non ci fu un vero e proprio punto di rottura o un evento in grado di modificare il destino della partita. Avvenne e basta.

Wade segna 9 punti nel parziale di 12-2 Heat che riapre la partita e apre il baratro per i Mavericks. Shaq & soci trainati dal loro leader iniziano a difendere alla morte, per Dallas gli spazi di manovra si riducono ai minimi termini e fioccano forzature, palle perse, sfondamenti ed errori al tiro. Nell’altra metà campo non esiste altra tattica che dare palla a Wade e farsi da parte. O’Neal in un paio di occasioni prova a prendere posizione profonda in post ma vede qualcosa negli occhi del suo compagno di squadra e anzichè chiedere lo Spalding esce a portare un blocco sulla palla in un atteggiamento di deferenza totale verso il suo numero 3.

Wade attacca il canestro ogni azione e taglia a fette la difesa dei Mavs in ogni modo: penetrazione sul fondo in spazi angusti arrivando al ferro e fregandosene degli aiuti, palleggio-arresto-tiro dopo il pick & roll, step-back appoggiando al vetro. La difesa di Dallas non trova un antidoto e gli Heat si nutrono dell’energia del nativo di Chicago. E’ “In The Zone” e talmente su di giri che ad ogni inquadratura lo si vede sbuffare come un toro, bava alla bocca, in completa trance agonistica che riceve consigli dai compagni ma probabilmente non afferra niente di quel che gli dicono. Annuisce solo per tenerli emotivamente coinvolti.

In finale di partita è concitato: Wade e Udonis Haslem propiziano il vantaggio Heat che poco dopo diventa +2 con un libero di Posey per il 95-93 a 42 secondi dalla fine. Devin Harris impatta con un canestro da sotto in faccia a Wade. Miami gioca il pallone fino allo scadere dei 24 secondi senza costruire nulla fino a che la palla non capita in mano a un evanescente Gary Payton – a secco in punti e tiri dal campo fino a quel momento e autore di 2 punti con ⅛ al tiro nelle prime due gare della serie – che, come fosse la cosa più facile e semplice del mondo, manda al bar Howard con una finta e segna il canestro del +2 a 9 secondi dalla fine. Dallas cerca Nowitzki che subisce il fallo e va in lunetta con i liberi del pareggio. Segna il primo ma sbaglia il secondo. Il rimbalzo lo prende Wade – 13 alla fine per lui, record franchigia per una gara di finale –  subito fermato con un fallo e mandato in lunetta dove anche lui segna il primo e sbaglia il secondo. Con 1 secondo netto da giocare sul cronometro Dallas ha in mano il pallone dell’overtime, Dirk rimette la palla per il lob al ferro verso Howard ma dal nulla spunta ancora una volta Wade che respinge il pallone e regala a Miami l’inatteso 2-1 con il parziale finale che recita 22-7 in favore degli Heat.

Le finali del 2006 da lì in poi non sarebbero state più le stesse. Gli Heat avrebbero vinte le successive 3 partite, compiendo un miracolo riuscito poche altre volte nella storia della lega: solo i Boston Celtics nel 1969 e i Portland Trail Blazers nel 1977 riuscirono a aggiudicarsi l’anello rimontando dal 2-0 in Finale NBA. L’ultima squadra a riuscirci dopo gli Heat sono stati i Cleveland Cavaliers di Lebron James lo scorso giugno.

Wade prese in mano la serie e sfornò 4 partite leggendarie, diventate immortali nella storia del gioco per la prorompenza con cui cambiarono le Finals che per 2 gare e 3 quarti avevano un solo padrone. Giova inoltre ricordare che Wade, al tempo, era nella lega da appena 3 anni e stava vivendo un escalation clamorosa da quando del 2003 i Miami Heat lo scelsero come piano “B” perchè il loro oggetto dei desideri, Chris Bosh, era stato preso “scippato” una posizione prima dai Toronto Raptors.

Contro Dallas chiuse a 34,7 di media conditi da 7,8 rimbalzi, quasi 4 assist e 2,7 palle recuperate in 6 partite. Escludendo le prime due partite della serie in cui segnò 28 e 23 punti con un 17/44 complessivo al tiro, totalmente fuori controllo ed a tratti deleterio per la sua squadra, nelle 4 vittorie Heat griffò qualcosa come 39,3 punti, 8,3 rimbalzi ed il 50% al tiro su quasi 24 tentativi a sera, da sorvegliato speciale, quindi con coefficiente di difficoltà elevatissimo.

Da gara 3 in poi non andò mai sotto i 36 punti di Gara 4 (un blowout di 24 punti per gli Heat) e Gara 6 con un high di 43 punti nella pivotale Gara 5, quella vinta dagli Heat all’overtime, dopo un finale pazzesco dei regolamentari e un altrettanto finale pazzesco nel supplementare, che ruppe l’equilibrio e portò Miami in vantaggio per 3-2 nella serie.

In quella partita per Wade 17 punti sui 24 Heat nel 4° periodo dopo l’ennesima rimonta conclusasi in un overtime.

Prima di quell’ultimo periodo Wade aveva segnato 22 punti con 5/18 al tiro e Dallas pareva in controllo della partita. Ad eccezione del canestro di apertura del quarto, un “long two” dal palleggio in situazione di isolamento in punta, 15 dei suoi 17 punti arrivarono negli ultimi 6 minuti di partita, perchè nei primi 6 Riley decise di chiamare giochi solo per Shaq, per caricare i Mavs di falli e far esaurire presto il bonus, oltre a preservare le forze di Flash senza toglierlo dal campo e non fargli perdere il feeling con la partita.

Onnipotenza allo stato puro, l’unico modo che i Mavs avevano per fermarlo era mandarlo in lunetta (21/25 dalla linea della carità per lui). Come puntava il ferro raccoglieva punti o falli. Come gli lasciavano il tiro dalla media lui inesorabilmente puniva con un canestro. Raddoppio? Niente da fare, lo batteva dal palleggio come se gli avversari fossero birilli.

La sensazione era che qualunque pallone toccasse lo tramutasse in oro, un senso di immarcabilità e totale controllo del gioco che nella storia della lega abbiamo visto solo con quel signore in maglia numero 23 dei Bulls, ovviamente l’idolo d’infanzia del nativo di Chicago.

Negli ultimi 2 minuti e mezzo dei regolamentari, sull’88-84 Dallas, dopo aver guadagnato 4 viaggi in lunetta nel cuore del periodo, attacca Harris in isolamento, perde la maniglia del pallone, la recupera, batte il suo avversario, arriva l’aiuto di Howard, segna appoggiando al vetro in un movimento plastico “jordanesco” e subisce fallo. Il primo di tre canestri consecutivi.

Sul ribaltamento di fronte Terry allo scadere dei 24 secondi prova una preghiera dall’angolo circordato da maglie bianche che si traduce in un cross consegnando la palla agli Heat. Altro isolamento di Wade, i Mavs gli chiudono la mano destra, prova la percussione a sinistra ma Harris scivola bene e non lo fa entrare in area. Wade è al gomito della lunetta e si gira spalle a canestro, finta di girarsi sul lato destro, crea separazione con il difensore, si gira sulla sinistra e in fadaway lascia partire un cioccolatino che trova il fondo del secchiello. Altro canestro alla Jordan. Dallas va da Nowiztki che si guadagna un fallo a centro area ma segna solo il primo dei due liberi.

Wade si fa consegnare il pallone, gioca un pick & roll con Shaq per togliersi di torno la marcatura asfissiante di Harris, Wade legge l’incertezza negli occhi di Dampier e semina un altro canestro in jumper per il +2 a 1 minuto dalla fine.

I Mavs non ci stanno, e vanno due volte a canestro, con Dirk o su assistenza di Dirk per il +2 a 10 secondi dalla fine, sfruttando anche un paio di pasticci dell’attacco Heat nell’altra metà campo.

Wade prende palla, punta Adrian Griffin, sente il conttatto, usa il suo corpo per trovare equilibrio e in corsa appoggia al vetro il canestro dell’overtime lasciando 2.8 secondi ai Mavs che non trovano il canestro con Terry, ostacolato da chi se non Wade.

L’overtime è una lotta di nervi, non si segna più, la posta in palio è altissima. Mancano 9 secondi e Nowitzki in faccia a Posey e in faccia a Shaq mette il canestro del 100-99 per Dallas. Wade riceve il pallone nella sua metà campo, è raddoppiato a centro campo ma rompe il raddoppio con il palleggio, è triplicato alla riga da tre punti ma non ne vuole sapere di dare via il pallone, trova il modo di mettere piede in area contro un quarto difensore, Nowitzki, che non ha posizione e di corpo commette il fallo che lo manda in lunetta a 1.9 secondi dal termine. Il tutto cambiando direzione 3 volte contro 8 mani protese verso di lui. Federico Buffa in telecronaca sentenzia: “ci sono felini che non riuscirebbero a uscire da quella situazione”. Il primo libero è solo rete. Avery Johnson vorrebbe un timeout per rompere il ritmo di tiro a Wade e per poco non becca un clamoroso fallo tecnico perchè credeva di averne 2 disponibili, ma ottiene ciò che vuole tra le proteste, e Wade torna in lunetta a distanza di 3 minuti dal primo tiro libero. Non risente minimamente della pressione, insacca il personale e manda avanti Miami di 1 punto, Dallas rimette dal fondo ma il tiro di Harris da metà campo scheggia a malapena il tabellone e gli Heat festeggiano la vittoria che poi darà lo slancio di portare a casa anche Gara 6 in Texas.

Gara 6 che vede i Mavericks subito in vantaggio per 26-14 a metà del primo quarto e gli Heat che con tanta pazienza e dopo aver incassato il colpo, iniziano a recuperare un punto alla volta, o come amava dire Pat Riley, il mantra dei suoi timeout in fase di rimonta, “one possess at time”. Gli Heat arrivano alla fine del primo tempo in vantaggio di una lunghezza, il pubblico dell’American Airlines Center, che era stato un fattore nella prima metà di gara è ammutolito, quasi conscio del proprio destino.

Nel terzo quarto Miami si spinge avanti anche sul +9 a 2.30 da giocare nel terzo quarto e Dallas riuscirà a impattare solo a metà quarto periodo, il preludio a un altro finale in volata. Negli ultimi 6 minuti di partita Wade segna 7 degli ultimi 16 punti di squadra e gestisce la quasi totalità dei possessi Heat. Gli unici altri Heat a segnare oltre a Flash sono Udonis Haslem e James Posey, che agiscono alle spalle della difesa dei Mavs tutta concentrata verso il numero 3.

A 10 secondi dalla fine Wade ha in mano i liberi del +5, sul 95-92, ma li sbaglia entrambi – 16-19 dalla linea fino a quel momento – lasciando senza parole il pubblico di casa che già si era rassegnato. Dallas ha tempo per organizzare l’ultimo tiro per l’overtime ma Jason Terry sbaglia, Wade recupera il rimbalzo e nella sequenza più celebre delle Finali andate in onda migliaia di volte, lancia in area il pallone prima di esultare e venir sommerso dai compagni di squadra.

Miami vince il primo titolo NBA, Wade è l’eroe indiscusso e si aggiudica all’unanimità il premio di MVP delle Finals. Dopo appena 3 anni e 263 partite nella NBA prenota il suo posto nella Hall Of Fame ed entra nell’empireo dei grandi protagonisti del gioco.

A distanza di 10 anni le sue gesta contro i Mavs sono ancora vivide nella memoria dei tifosi Heat.

Questo pezzo è stato pubblicato in anteprima assoluta sul numero 4 di  HeatNation, la fanzine italiana dedicata ai Miami Heat.

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